mercoledì 4 marzo 2020

PASSIVO OGGETTO DELLO SGUARDO. L'ESTASI MISTICA


Caravaggio, L’estasi di Maria Maddalena, 1606.

Vista con gli occhi di un uomo. Alcuni stereotipi di genere nell’arte dal Rinascimento al Novecento

INDICE DELL'INTERO PERCORSO
Introduzione
I - Passivo oggetto dello sguardo
            - Il sonno
            - Il bagno
            - La toilette e lo specchio
            - Il serraglio
            - L'estasi mistica
            - La violenza
II - Angelo del focolare
Appendice - Con le mani in mano
III - Femme Fatale
IV - Corpi tra metamorfosi e frammentazioni

L'estasi mistica

Anche l’iconografia delle sante non è immune dalla rappresentazione del corpo sessuato.
Un esempio è costituito dalle varie raffigurazioni della Maddalena. L’iconografia prevalente ce la presenta come la penitente dai lunghi capelli, ritratta in preghiera, accompagnata in genere dal vasetto di unguento profumato e dall’oggetto simbolo di memento mori per eccellenza, il teschio, legato al tema della vanitas.
Il teschio è qualche volta semplicemente accanto alla donna, ma il più delle volte è in una posizione più intima. La Maddalena, spesso, posa il palmo di una mano su di esso, oppure lo regge con entrambe le mani di fronte al proprio viso. Altre volte il macabro oggetto è appoggiato sulle sue ginocchia, mentre la donna posa le mani serenamente intrecciate sopra di esso, in un atteggiamento di quieta familiarità, oppure se lo stringe in grembo o al seno, che è per lo più scoperto, in un atteggiamento di grande drammaticità, ma anche di notevole sensualità.

Tiziano, Maddalena penitente, 1533, Galleria Palatina, Firenze.

  

Francesco Furini (attribuito a), Maddalena penitente

Simon Vouet, Maria Maddalena


Palma il Giovane (Jacopo Negretti), Maria Maddalena penitente, 1615 ca.








Questa iconografia si impone a partire dal Cinquecento e ha la sua apoteosi nell'età barocca. Come si può notare, la Maddalena penitente è esplicitamente caratterizzata nei suoi elementi sessuali. È raffigurata quasi sempre a seno nudo, con lunghi e sensuali capelli e giovane e luminosa carnagione, un’immagine che sembra destinata più al godimento degli occhi che al fervore devozionale.
Questa connotazione si accentua nelle rappresentazioni dell'estasi della santa, nelle quali il corpo della donna si tende in una posizione particolarmente sensuale e conturbante, con la testa rovesciata all'indietro, la bocca socchiusa e il senso scoperto offerto allo sguardo dello spettatore, oppure si abbandona esanime al deliquio.
Peccatrice e nello stesso tempo penitente, prostituta e nello stesso tempo santa, il suo personaggio è raffigurato nell’ambivalenza di sacro e profano, in un equilibrio mutevole tra la sensualità della peccatrice e l'ascesi mistica. Il binomio corpo nudo – teschio esalta questa oscillazione tra sofferenza e peccato, spiritualità ed erotismo, penitenza e lascivia, contribuendo ad imprimere, nell'immaginario comune, un marchio oscuro sull’eros femminile, quello del memento mori, del peccato e dell’espiazione.


Cagnacci-Guido-attr.-Maddalena-penitente-o-in-estasi-1626-Roma-Palazzo-Barberini

Hugues Merle - Mary Magdalene in the Cave, 1868.

FRANCESCO CAIRO, MADDALENA PORTATA IN CIELO DAGLI ANGELI

Jules Joseph Lefebvre, Maria Maddalena nella grotta, 1876

Una delle opere che meglio incarnano il connubio barocco di pathos e sensualità è indubbiamente l’Estasi di santa Teresa d’Avila nella cappella Cornaro in Santa Maria della Vittoria a Roma, realizzata da Gian Lorenzo Bernini. All’interno di una nicchia, adagiata su una nuvola di marmo che sembra effettivamente sospesa da terra, giace la santa in rapimento mistico. Un angelo davanti a lei si prepara a trafiggere (trasverberare) il suo corpo con una freccia.

Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa, particolare, 1647-1652, Chiesa di Santa Maria della Vittoria, cappella Cornaro, Roma.
Molto è stato discusso a proposito dell’ambiguità del rapimento della santa, espressione di estasi mistica, ma nel contempo di sensualità. La posizione supina del corpo, la testa reclinata all’indietro, la mano e il piede abbandonati, gli occhi socchiusi e le labbra aperte come per un sospiro o gemito, mentre si offre alla freccia dell’angelo, hanno spesso dato adito a interpretazioni di significato espressamente sessuale. L’esperienza mistica di queste figure di sante richiama l’abbandono dell’esperienza erotica. Le rappresentazioni sacre promanano la stessa carnalità di quelle profane.

Gian Lorenzo Bernini, Estasi della beata Ludovica Albertoni, 1671-74, Chiesa di San Francesco a Ripa, Roma.

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