Il titolo Umberto D., con la d puntata, significa storia di un uomo qualunque, di un uomo della strada, alle prese con la quotidiana lotta per non perdere la dignità e il rispetto di se stesso. Con lui, infatti, Cesare Zavattini, autore del soggetto e della sceneggiatura, realizza perfettamente la sua poetica del pedinamento, seguendolo nei gesti più piccoli della vita quotidiana, riducendo i dialoghi al minimo e lasciando che a raccontare la storia siano le immagini.
Il film si apre con un corteo di pensionati che protestano per le pensioni troppo basse, fino all’irruzione delle camionette della polizia che disperde i manifestanti, ed è a questo punto che conosciamo Umberto D. e cominciamo a seguire i suoi passi e le sue vicissitudini.
Umberto D. è film simbolo del neorealismo e uno dei più belli di quelli nati dal connubio creativo De Sica – Zavattini. E’ interpretato da Carlo Battisti, attore non professionista, come esige la poetica neorealista (è infatti un professore di glottologia all’Università di Firenze). Fotogramma dopo fotogramma veniamo introdotti nella storia dell’anziano protagonista; veniamo a sapere che vive in ristrettezze economiche; mangia alla mensa dei poveri e vende l’orologio e alcuni libri per racimolare denaro, perché la fredda e inflessibile padrona di casa vuole sfrattarlo per morosità. La sua dimora è una stanza in affitto, dove vive