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lunedì 24 settembre 2018

Testimoni della chiamata di Dio.



Lorenzo Lotto e Michelangelo Merisi detto il Caravaggio: due pittori molto diversi tra loro, sebbene entrambi posti su due linee di confine. La vita artistica di Lotto abbraccia tutto l’arco della prima metà del Cinquecento, quella del Caravaggio comprende invece gli ultimi anni del secolo e il primo decennio del Seicento. Chiude la parabola del Rinascimento il primo, apre quella barocca il secondo.
Pur appartenendo a due epoche diverse, l’opera di entrambi si caratterizza per il realismo della rappresentazione del quotidiano e per l’azione drammatica impressa alle scene.
Nel 1535 Lotto dipinge la famosa Annunciazione di Recanati; oltre settanta anni dopo Caravaggio realizza la stupefacente Conversione di San Paolo, di Santa Maria del Popolo. Cosa accomuna queste due opere? In entrambe si realizza l’incontro sconvolgente tra l’umano e il divino. In ambedue Dio irrompe nella vita di un essere umano, chiamandolo a una missione che sconvolgerà non solo la sua esistenza, ma muterà per sempre il destino del mondo intero.

Le giungle selvagge di Henri Rousseau e Antonio Ligabue

Entrambi sono stati definiti pittori naïf (letteralmente: ingenuo). Di sicuro pittori autodidatti, estranei a scuole e tendenze. In un secolo caratterizzato dalla ricerca della spontaneità, dell’istintività e del superamento delle regole della rappresentazione ereditate dal passato, i pittori naïf ottengono questi risultati partendo dal solo impulso creativo individuale. E per questo molti riconoscono alla loro opera una grande forza di rottura.
Le opere di Henri Rousseau, detto il Doganiere (il primo artista naïf riconosciuto come tale) e dell’italiano Antonio Ligabue si richiamano ai sogni e alle favole; le loro giungle tropicali hanno atmosfere magiche e colori brillanti; la violenza e la ferocia che le animano hanno una purezza onirica e primitiva, non filtrata da alcuna sovrastruttura stilistica o ideologica. Nei dipinti di entrambi traspare un atteggiamento di comunione con la natura, che è madre primigenia e insieme matrigna feroce, depositaria del mistero tragico e grandioso della vita.

La natura selvaggia e misteriosa di Henri Rousseau, detto il Doganiere

Armonia e mistero, seduzione e inquietudine, luce e ombra: accostarsi a L’incantatrice di serpenti di Henri Rousseau, detto il Doganiere, è un’esperienza dei sensi che, come gli animali della foresta, si lasciano incantare dall’atmosfera magica e dalla sinfonia ammaliatrice dei colori e delle forme presenti sulla tela.


Henri Rousseau, detto il Doganiere, L’Incantatrice di serpenti, 1907, Parigi, Musée D’Orsay.


LA SIMBOLOGIA LAICA DEGLI ANIMALI DEL RINASCIMENTO



Già a partire dal periodo tardo-gotico, l’arte era uscita fuori dalle chiese ed era comparsa negli spazi privati dei nobili e della emergente borghesia cittadina. Con il Rinascimento, il tema della centralità dell'uomo e il rinnovato interesse verso il mondo naturale influirono significativamente sull’arte, determinando, tra l’altro, anche il fiorire di generi come il ritratto. A partire dalla seconda metà del Quattrocento, in particolare, rinacque come genere autonomo il ritratto privato, spesso commissionato all’artista in occasioni particolari come il matrimonio.
Il ritratto rinascimentale non era mai una mera riproduzione delle fattezze esteriori della persona raffigurata, ma racchiudeva sempre un elemento simbolico e idealizzato, portatore di un qualche messaggio, riferito al prestigio sociale del soggetto, alle sue qualità morali o alle facoltà che avevano determinato il suo successo. Piccoli oggetti mobili potevano rivelare, grazie alla loro precisa scelta e posizione, qualcosa in più del soggetto, soprattutto riguardo alla sua interiorità. Oltre ai dettagli rivelatori della ricchezza e della grandezza del personaggio ritratto (gioielli, pellicce, broccati, per le donne acconciature elaborate e incarnato chiarissimo), fu tipico raffigurare oggetti e animali simbolici, derivati dalla simbologia della pittura sacra, come ad esempio il cane, associato al valore della fedeltà.

Gli animali nell'arte - I Bestiari medievali

Aberdeen Bestiary


Innanzitutto, per capire l'iconografia medievale riguardante gli animali, dobbiamo partire da un brano di Michel Pastoureau: "A differenza di quanto generalmente si creda, gli uomini del Medioevo sapevano osservare assai bene la fauna e la flora, ma non pensavano affatto che ciò avesse un rapporto con il sapere, né che potesse condurre alla verità. Quest'ultima non rientra nel campo della fisica, ma della metafisica: il reale è una cosa, il vero un'altra, diversa. Allo stesso modo, artisti e illustratori sarebbero stati perfettamente in grado di raffigurare gli animali in maniera realistica, eppure iniziarono a farlo solo al termine del Medioevo. Dal loro punto di vista, infatti, le rappresentazioni convenzionali - quelle che si vedono nei bestiari miniati - erano più importanti e veritiere di quelle naturalistiche. Per la cultura medievale, preciso non significa vero".
Per comprendere l'iconografia medievale, dunque, dobbiamo considerare il rapporto tra l'uomo di quel tempo e la natura. La realtà fisica della natura non era considerata dal punto di vista estetico o scientifico, ma veniva vista e pensata, compresa e assimilata in rapporto con la dimensione spirituale. Se già San Paolo, nelle sue epistole, aveva affermato che il mondo terreno è lo specchio della volontà divina, è Ugo di San Vittore che nel De tribus diebus (1123) afferma esplicitamente che “questo mondo sensibile è quasi un libro scritto dal dito di Dio”. La natura, dunque, è una sorta di testo cifrato, in cui ogni elemento è signum, cioè simbolo che allude ad "altro", a verità spirituali e religiose, una sorta di Sacra Scrittura redatta in un linguaggio diverso dalle parole.

domenica 23 settembre 2018

Gli animali nell’arte – La svolta della pittura tardogotica. Giotto e Pisanello



Nell’iconografia e nell’iconologia dell’arte medievale, alla rappresentazione dell’animale veniva attribuita una funzione simbolica, oppure allegorica, di tipo religioso o morale. Le immagini zoomorfe, reali o fantastiche senza distinzione, erano simboli del divino oppure allegorie utilizzate per rappresentare l'eterna lotta del bene contro il male, costituendo un codice di linguaggio preciso e di sicuro effetto sul popolo di credenti analfabeti.  La visione e l’interpretazione di tali figure, pertanto, erano strettamente condizionate dal necessario rimando ai testi sacri e della tradizione, e ai loro commenti, e non agli animali in carne e ossa che dividevano con l’uomo la vita quotidiana.
Già alla fine del XIII secolo, in molte rappresentazioni dell’arte gotica, emerge una nuova sensibilità nei confronti della natura e quindi anche degli animali, la quale rivela un modo diverso di guardare e di dare forma artistica alla realtà.

sabato 22 settembre 2018

Cavalli da incubo e da sogno



Fin dall’antichità, il mondo animale ha sempre ispirato la produzione artistica dell’uomo. Ma, già a partire dal periodo pre-romantico, esso comincia a comparire nei dipinti in un modo completamente diverso rispetto a prima, conformemente alla svolta subita dalla storia dell’arte negli ultimi due secoli. Quest’ultima, infatti, abbandona gradualmente la sua finalità mimetica (arte come riproduzione del reale) e la sua impostazione accademica per farsi soprattutto rappresentazione del mondo interiore, delle inquietudini e dei drammi dell’uomo moderno, o ricerca dell’essenza nascosta della realtà o di una nuova spiritualità. La tensione alla rappresentazione accurata e realistica degli animali lascia il posto a distorsioni formali e cromatiche capaci di esprimere o di incarnare le nuove tensioni dell’arte moderna: essi vengono rappresentati talora come simboli viventi delle forze vitali della natura o della psiche, oppure sintetizzati fino a raggiungere la loro essenza formale o spirituale, oppure “dinamizzati” per farne metafora delle spinte della storia e del progresso umano, o ancora deformati per divenire espressione delle angosce e dei traumi che vive l’umanità del tempo. E così l’avvicendarsi dell’arte moderna, dal Romanticismo alle Avanguardie del XX secolo, coinvolge la rappresentazione del mondo animale in quel processo di allontanamento dalla forma bella e armonica, dall’idealizzazione accademica della realtà, per farsi deformazione di essa e imporsi come immagine potente della sofferenza umana, della violenza, della passione, dell’oscurità dell’inconscio, degli sconvolgimenti interiori e storici degli ultimi due secoli.

L’ARTE PARIETALE DEL PALEOLITICO SUPERIORE


"Da Altamira in poi tutto è decadenza" diceva Pablo Picasso e "nessuno di noi è in grado di dipingere così bene". Parlando di Altamira, l’artista si riferiva alle grotte di Altamira, famose per le pitture rupestri risalenti al Paleolitico superiore. L'arte del Paleolitico europeo è l'arte rupestre per eccellenza, in particolare quella della zona Franco-Cantabrica (Francia Sud-Occidentale e Spagna Settentrionale), con le caverne di Niaux (la prima ad essere scoperta, nel 1864), Lascaux, Chauvet, Cosquer (queste ultime due scoperte solo negli anni novanta del secolo scorso) e Altamira, mentre limitate sono le testimonianze in Italia (è noto solo il sito di Grotta Paglicci, Foggia) e nel resto d’Europa (in alcune località della Siberia meridionale, anche se negli ultimi anni ne sono state ritrovate anche in Africa e in Australia).

mercoledì 3 febbraio 2016

Animali nell'arte - Il dolore mansueto nei dipinti di Ezio Sanapo

Ezio Sanapo, Notturno, 2010.
Reali o leggendari, gli animali hanno sempre avuto una posizione privilegiata nella storia dell'umanità e quindi anche nella storia dell'arte. Sin dalla preistoria infatti essi sono stati oggetto di rappresentazione, rivestendo significati culturalmente e storicamente variabili. Dalla notte dei tempi, le creature animali hanno incarnato simboli e allegorie, divenendo figure archetipe, divinità oggetto di culto o simboli ad esse legate, pur con sostanziali differenze tra una cultura e l’altra.
Troviamo figure animali anche nei quadri di Ezio Sanapo, pittore nato e cresciuto nel mio stesso paese di origine, Supersano, disteso ai piedi di una collina nel basso Salento, in Finis Terrae, dove l’Italia si protende nel Mediterraneo verso la sua culla millenaria, la Grecia. Una terra in cui ancora oggi, qualche volta, nelle sere d’estate, si odono echi di quella antica civiltà risuonare negli sfrenati e sensuali ritmi della pizzica, che sfiniscono le danzatrici nella vertigine del ballo.
Classe 1948, Ezio Sanapo è figlio di quella terra; eppure nelle sue opere il Salento assume i confini più ampi del sogno, in cui i personaggi si muovono in un dormiveglia sospeso, al di fuori dello spazio e del tempo. Le atmosfere diafane e impalpabili delle sue opere sono teatri metafisici in cui i personaggi, umani o animali, partecipano tutti indistintamente a un dramma comune, che comincia innanzitutto dal rapporto con lo spazio vuoto in cui sono immersi, all’interno del quale l’incontro e la comunicazione non possono aver luogo, perché quel vuoto è esso stesso una presenza, che isola le figure racchiudendole in confini invalicabili.

sabato 30 gennaio 2016

Animali nell'arte - Le bestie feroci di Antonio Ligabue

Antonio Ligabue, Leopardo con serpente, 1952.
La vicenda di Antonio Ligabue racconta una storia non inedita nella storia dell’arte: quella di uno stupefacente genio creativo racchiuso in ciò che la nostra cultura etichetta come follia. Ma se nell’universo di questa parola ambigua e fumosa includiamo un modo “altro” di essere e di vedere il mondo, ecco che allora la follia diventa uno spiraglio che si apre su possibilità sconosciute, su realtà inimmaginabili, che solo l’occhio che sfugge ai cliché e agli schemi consueti può cogliere. 
L’arte di Antonio Ligabue è espressione di quel lato oscuro fatto di istintività immediata, primitiva, non filtrata da nessuna sovrastruttura stilistica o ideologica. Nei suoi quadri si coglie la sua totale appartenenza al mondo che rappresenta, al di fuori di ogni considerazione morale o teorica.

mercoledì 27 gennaio 2016

Animali nell'arte - Frida Kahlo

Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940

Non parleremo delle opere di Frida Kahlo come corredo per raccontare la sua biografia e le dolorose vicende che l'hanno caratterizzata. Con questa artista è facile che succeda perché lei stessa ha fatto del suo volto e del suo corpo il soggetto di buona parte della sua opera, che ci scorre sotto gli occhi componendosi come un unico ossessivo autoritratto, oscillante dall'espressione imperturbabile e assente a quella penetrante e avvolgente.
Breton l'accostò al Surrealismo, ma capì subito che era lontana da quello di matrice europea, incarnata com'era Frida Kahlo nella cultura del suo popolo e della sua terra. La vena onirica che traspare nelle sue opere appartiene più che altro a un mondo selvaggio, ancestrale,

giovedì 21 gennaio 2016

Animali in Fotografia - Storia di amicizie e di colombe

Questa è la storia di due amicizie, intercorse in Francia più o meno negli stessi anni, e che in qualche modo hanno a che fare entrambe, in piena seconda guerra mondiale, con delle foto in cui compare il simbolo della pace: la colomba.
La prima riguarda Henri Cartier Bresson e Henri Matisse, uniti da un lungo rapporto di sincera e duratura amicizia. Il pittore era più vecchio del fotografo di una quarantina d'anni, ma l'intesa tra i due non risentì del divario temporale. Nell'anno in cui fu scattata questa foto, il 1944, Matisse viveva a Vence, nel sud della Francia ed aveva già 74 anni. Non si può certo dire che quello fosse un buon periodo per l'anziano pittore: separato da poco dalla moglie, era ridotto in sedia a rotelle in seguito a un intervento per un cancro all’intestino; la figlia Marguerite, inoltre, era stata catturata dai tedeschi in quanto partigiana ed era stata mandata verso un campo di concentramento (si sarebbe salvata scappando dal treno).

Henri Cartier Bresson, Henri Matisse, 1944, villa Le Rêve, Vence.

Nella foto vediamo Matisse, sulla sua sedia, con un album da disegno aperto sulle

venerdì 15 gennaio 2016

Animali in pittura - La Mariée di Marc Chagall

Capre violiniste, cavalli e pesci alati, galletti rossi, mucche bianche e asini verdi: non sono molti i dipinti di Chagall in cui non sono presenti delle figure animali. Queste popolano il mondo onirico e fiabesco dell'artista russo, ebreo di Vitebsk, che attinge alla tradizione biblica e spirituale del suo popolo dominata, soprattutto, dalla visione chassidica della vita e della religione. Il Chassidismo è una corrente ebraica che traduce nella mistica popolare i grandi insegnamenti della tradizione (soprattutto della Kabbala) e li esprime attraverso la musica, la danza, il racconto, la quotidianità ordinaria dell’esistenza dell’ebreo comune. 
Nella mistica del Chassidismo, tutti gli aspetti della vita quotidiana sono una manifestazione divina. Nella città natale di Vitebsk, luogo di incontro di culture e religioni varie, la predicazione del talmud si intrecciava con i racconti di storie e leggende antiche che mescolavano la religione e il profano, il reale e il fiabesco, e che nella vita di tutti i giorni mantenevano la porta aperta all'irrazionale, al miracoloso e all'attaccamento sacrale alle cose.
Gli animali nelle sue tele fanno parte di questo mondo fiabesco, protagonisti

giovedì 14 gennaio 2016

Animali in pittura - La Tentazione di Sant'Antonio di Salvador Dalì

Salvador Dalì, La Tentazione di Sant'Antonio, 1946, Museo reale delle belle arti, Bruxelles.
 
L'opera La Tentazione di Sant'Antonio venne dipinta da Dalì nel 1946, mentre si trovava negli Stati Uniti. In seguito alle esplosioni della bomba atomica nel 1945, le ricerche del pittore catalano si volsero verso le recenti scoperte scientifiche, in particolare nel campo della fisica nucleare, e verso una forma di misticismo paranoico-critico, come racconta egli stesso nel suo Manifesto mistico del 1951, traendo ispirazione prevalentemente dall’iconografia religiosa occidentale. Quest’opera fu presentata al concorso indetto da Albert Levin - e vinto poi da Max Ernst - per la realizzazione dell’unica scena a colori del suo film ispirato a Bel Ami di Maupassant.

mercoledì 13 gennaio 2016

Animali in pittura - Guernica

Pablo Picasso, Guernica, 1937, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid.
Nell'estate del 1937 si tiene a Parigi l’Esposizione universale. In Spagna infuria la guerra civile. In gennaio, il governo repubblicano commissiona a Picasso, riconosciuto e acclamato in tutto il mondo come il più grande genio artistico del tempo, un dipinto murale da collocare nel padiglione spagnolo. Picasso non ha ancora deciso il soggetto, quando il 26 aprile del 1937 aerei tedeschi e italiani, in appoggio alle truppe di Franco schierate contro le forze del legittimo governo repubblicano, devastano con un bombardamento spietato e selvaggio l'antica cittadina basca di Guernica, provocando un orrendo massacro tra la gente civile. Picasso, che aveva già fatto la sua scelta di

lunedì 11 gennaio 2016

Animali in Pittura - "La città che sale" di Boccioni

"Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche" (dal Manifesto del futurismo, 1909).
Inizialmente intitolata Il lavoro, l'opera di Boccioni La citta che sale (1910 - 1911) è una tela di grandi dimensioni, frutto di vari tentativi e studi preparatori, disegni e schizzi a penna e matita realizzati dal pittore in diverse zone industriali di Milano. Nonostante la presenza di elementi realistici come il cantiere, o ancora la resa dello spazio in maniera prospettica, questo dipinto è considerato la prima opera veramente futurista di Boccioni, per la visione dinamica che la anima, per l'esaltazione visiva della forza e del movimento.

Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-11, New York, Museo Gugghenheim.
   
La scena ha come sfondo la periferia industriale: in alto si intravedono infatti le impalcature adibite alla costruzione di nuovi edifici, ai quali fanno da sfondo, a destra

domenica 10 gennaio 2016

Animali in Pittura - Franz Marc

Franz Marc, Cavallo nel paesaggio, 1910-11.

Franz Marc è stato banalmente definito “pittore di animali”. L’artista tedesco è stato cofondatore del gruppo espressionista Der Blaue Reiter (1911). A questo proposito scriveva Kandinskij: ”Il nome Der Blaue Reiter, lo trovammo, Marc ed io, davanti ad una tazza di caffé, sotto il pergolato di Sindersdolf. Ad entrambi piaceva il blu. A Marc piacevano i cavalli e a me i cavalieri. E così il nome venne fuori da solo”.
Come tutti i movimenti sorti intorno al primo decennio del ‘900,

sabato 9 gennaio 2016

Animali in Pittura - Henri Rousseau

Armonia e mistero, seduzione e inquietudine, luce e ombra: accostarsi a quest’opera straordinaria è un’esperienza dei sensi che, come gli animali della foresta, si lasciano incantare dall'atmosfera magica e dalla sinfonia ammaliatrice dei colori e delle forme presenti sulla tela. Ogni elemento è nuovo.

Henri Rousseau, detto il Doganiere, L'Incantatrice di serpenti, 1907, Parigi, Musée D'Orsay.
 
Il soggetto in primo luogo: una Eva nera, che ci guarda e che ci investe con il bagliore dei suoi occhi, posta in un giardino lussureggiante e ombroso nello stesso tempo, al cospetto di un serpente spaventoso come quello della Genesi, avviluppato ai rami di un albero. Ma questa volta non è la donna che si lascia sedurre dall’antico adulatore, ma è quest’ultimo

venerdì 8 gennaio 2016

Animali in Pittura - "Ave Maria a trasbordo" di Giovanni Segantini

Giovanni Segantini, Ave Maria a trasbordo, 1886, Proprietà privata della “Otto Fischbacher Giovanni Segantini Foundation” di San Gallo in prestito permanente al Museo Segantini di St. Moritz.

Questo dipinto di Giovanni Segantini, "Ave Maria a trasbordo", fu realizzato in due versioni, e questa risale al 1886. Il trasbordo è quello di una famiglia di pastori, padre, madre e figlioletto, e del loro piccolo gregge di pecore, da una riva all'altra del lago di Pusiano, nella Brianza lombarda, dove l’autore abitava nel 1882, quando dipinse la prima versione.
In quest'opera sono evidenti gli aspetti fondamentali della pittura dell'artista trentino: il realismo, la luce, il legame tra l'uomo e la natura, la visione

mercoledì 6 gennaio 2016

Animali in Pittura - I corvi di Van Gogh

"Auvers-sur-Oise, luglio 1890.
Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello quasi mi casca dalla mano; e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto ... tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la tristezza, l'estrema solitudine".
Così scrive Vincent Van Gogh al fratello Theo pochi giorni prima di togliersi la vita. E il biglietto che gli fu trovato in tasca il 29 luglio 1890 recava impresse queste parole: "Per il mio lavoro, io rischio la vita, e la mia ragione vi è quasi naufragata …".

Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 8 luglio 1890, Van Gogh Museum, Amsterdam.

Non c'è dipinto che mi commuova più di questo campo di grano su cui volteggiano i corvi neri, con il suo rabbioso accostamento del blu freddo e del nero del cielo tempestoso con il giallo caldo e luminoso dei campi, con le pennellate nervose e disperate che si stendono vigorose sulla tela.

martedì 5 gennaio 2016

Animali in Pittura - L'incubo di Füssli

Il termine inglese “nightmare” (incubo) è composto da “night” (notte) e “mare” (cavallina), perché secondo antiche leggende popolari, l’incubo non è che un mostriciattolo (nell’antica Roma spesso identificato con un Fauno) che cavalca nella notte una giumenta per andare a tormentare il sonno delle fanciulle (l'etimologia di "nightmare" in realtà non è questa, ma è la ricostruzione più diffusa). Il nome di questo mostriciattolo grottesco è proprio “incubus” (dal latino incubare, "giacere sopra"), che di notte si siede sul petto della persona dormiente, creandole in tal modo un senso di oppressione, e condannandola ad un sonno tormentato (di questo senso di oppressione sul petto che scatena l’incubo ne parla anche Freud in termini più scientifici).

Johann Heinrich Füssli, L'incubo, 1802, Goethe Museum Frankfurt-am-Main.
               
Questo è il soggetto che ha reso celebre il pittore svizzero (trasferito in Inghilterra) Füssli e del quale esistono più versioni.
La scena è ambientata in una tetra camera da letto. In primo piano una figura femminile rovesciata sul letto in una posa innaturale che le conferisce un aspetto esanime. Più che addormentata, la posizione delle braccia e la testa reclinata le donano