lunedì 18 ottobre 2021

Parole al cuore



Chi parlò stasera al mio cuore?

Non era il vento

che batte le imposte

e agli usci un lamento conduce.

Non fu la pioggia

che ride festosa e poi tace

mutata già in terra.

Eco non era stornata

da monti lontani,

né il mare

che accenna in eterno lo stesso motivo.

Chi ebbe pietà del mio cuore

svuotato ed inflesso

come tronco d’ulivo?

Non fosti tu Dio,

antica colonna caduta

che pur guardi ed ostenti dileggio

e sei più presente d’allora

tra i cocci ingombranti il passaggio.

Chi pronunciò parole

che infunata la mia anima han stanato?

Non fu umano fiato

ma spruzzo di linfa uterina

che inondato ha le vene,

svelata sorgente

che scivola verso il suo piano.

Ascolta. Che strano.

Anche il vento ora dice parole

e la pioggia m’invita a danzare.

Anche il monte. Anche il mare

ora canta una nuova canzone,

una fiaba ora triste, ora lieta.

Come onda mi lascio cullare,

ma lo scherno di Dio non s’acqueta.




venerdì 15 ottobre 2021

Questo mare è un balsamo indurito




Questo mare è un balsamo indurito
di cui sfioro appena il profumo.
Non mi accoglie il suo abbraccio.
Infinito è solo il rimpianto
il grumo di sale che spinge sul cuore.

Mi affaccio a questo incanto
sporgendo dal quadro la mia mano.
L'alba muore per far posto al giorno,
non dice il suo dolore. Trapassa
soltanto nella festa mattutina.

Questa soglia dà scampo al mio sguardo,
che rimbalza d'intorno insincero,
non al mio corpo. Lui si tende, si china,
si abbassa codardo, si arrende al telaio,
al pensiero di un oltre che incalza.

La coltre del mare ora è un vetro
opaco. Non m'attira l'abisso
profondo delle sue saline interiora.
Per altro vetro, qui, da quest'imposta
fisso il mio confine con il mondo.

Non ebbe sosta finora il vil balletto.
Un faccia a faccia di rotte superfici:
è questa in fondo la commedia
delle cose che si guardano mute.
Artifici son le acute spire nel mio petto.



giovedì 2 settembre 2021

Appunti sul tempo

Salvador Dalì, La persistenza della memoria, 1931.


Non su quello metereologico, ma su quella cosa rispetto alla quale Sant'Agostino affermava: "se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so".

Ma non si tratta di una definizione del tempo ciò di cui si va alla ricerca. Piuttosto di una constatazione: se c'è un tratto che accomuna alcune produzioni, nell'ambito delle discipline e dei campi del sapere più disparati, della prima metà del Novecento, è la ricerca di sovvertire la concezione del tempo considerato come corso lineare (causale o teleologico), fatto di passato, presente e futuro, da intendersi come tre componenti stabilmente e irrevocabilmente ordinate in senso sequenziale.

domenica 11 luglio 2021

Verso un ecological turn? La svolta bioculturale degli studi visuali


Abstract:
La rivoluzione delle immagini ha dato vita a scenari inediti, caratterizzati da un’estrema complessità di forme di interazione tra prodotti mediali, forme narrative, ambienti di produzione e di fruizione e pratiche spettatoriali. Per affrontare lo studio di tale complessità si ricorre spesso a categorie mutuate dalle scienze biologiche, come la nozione di ecosistema.
L’approccio ecologico alle immagini è il corollario della logica relazionale che caratterizza la cultura visuale contemporanea, animata da dispositivi e pratiche quotidiane che ibridano, fanno convergere e rimediano una quantità enorme di contenuti visivi e audiovisivi, dando vita a immaginari complessi.
Si tratta insomma di spostare l’asse dello studio visuale dagli oggetti visivi, dalle singole pratiche di produzione, esposizione e fruizione di immagini, al sistema complesso di cui fanno parte, per assumere un punto di vista più ampio, organico, ‘ecologico’, attento soprattutto al contesto e alle relazioni di interconnessione messe in atto dalle agency degli attori coinvolti: i soggetti produttori e fruitori, gli oggetti visivi e i dispositivi che ne consentono la produzione, la fruizione e la circolazione. La sfida che si chiede è forse quella di un superamento della centralità del visuale come oggetto di studio, per estenderlo e integrarlo con altre pratiche di interazione tra soggetti, immagini e ambienti mediali. A tal fine, si cercherà di argomentare l’ipotesi di questo ecological turn incentrando il discorso intorno a tre parole chiave, che indicano gli elementi principali del sistema complesso citato: corporeità, ambiente e agency.



Gli studi di cultura visuale, a partire dagli anni Novanta, hanno inaugurato il cosiddetto pictorial turn, o Ikonische Wendung (svolta iconica), da intendersi in contrapposizione al linguistic turn, cioè alla tendenza a considerare ogni produzione segnica come testo riconducibile a un discorso.

Il pictorial turn ribadisce piuttosto la peculiarità degli studi visuali e richiede un cambiamento epistemologico che pone lo studio delle immagini sullo stesso piano di quello del linguaggio. Si parla di svolta iconica per sottolineare, in particolar modo, il grande effetto che oggi le immagini determinano sulla stessa antropologia dell'Homo sapiens, una constatazione che impone l'impianto di studi appropriati del visuale, di una 'scienza delle immagini' non riducibile alle discipline che si occupano delle analisi semiotiche e testuali.

giovedì 3 giugno 2021

Il cappello del forese

 


Racconto scritto da giovanissima, più di trent'anni fa.


La frusta piombò sul dorso dell’animale con un suono vigoroso, netto. La mano che la guidava restò per un attimo sospesa in aria, poi tornò a roteare un’altra volta, due volte, tre volte, scagliando la frusta sulla groppa dell’asino, segnata dalle sferzate e dalla fatica. L’animale si era fermato sulla strada di terra battuta, mettendosi di traverso, con la testa rivolta alla campagna, come nell’ostinato, quanto inutile, tentativo di parare i colpi. Una sferzata più violenta delle altre gli fece uscire il sangue dalla schiena; l’asino lasciò andare un raglio, un urlo rauco che si levò straziando la tranquilla mattinata estiva. Per un attimo le cicale e gli uccelli tacquero, la gazza rimase immobile sul ramo del mandorlo e tutta la campagna restò silenziosa, quasi si disponesse all’ascolto. E in effetti un altro grido si udì, quello potente dell’uomo, il comando che non ammetteva esitazioni e poi ancora il sibilo rapido e sottile e lo schiocco violento della sferza. L’asino abbandonò finalmente quella strana posizione. La battaglia che si ripeteva ogni giorno da tanti anni si concludeva ogni volta con la vittoria dell’uomo; eppure il giorno dopo sarebbe accaduta di nuovo e così il giorno successivo, in un’eterna pantomima. Le ruote del carretto, straripante di verde tabacco, cigolarono e infine ripresero il loro lento girare su se stesse, lungo la strada infuocata dal sole di agosto. 

domenica 30 maggio 2021

Ai margini del bosco


Una luna di sabbia nel cielo
sembra avere stanotte uno sguardo,
un regard caméra, dietro un velo
di nuvole flaccide e rotte.

Questo tepore quasi estivo e quieto
mi riporta a quei meriggi settembrini,
ad uno spiazzo bianco, al limitare
di un folto bosco di pini e roveti.

martedì 16 febbraio 2021

La Menade danzante


Collage di rappresentazioni della classica figura della Menade danzante, tratte dalle pitture vascolari e dai bassorilievi provenienti dall'antichità greca e romana.

Le Menadi, insieme ai Satiri, componevano il tiaso, cioè il corteggio di Dioniso, dio dell'energia vitale. Possiamo riconoscere gli attributi iconografici di questa figura: lo strumento musicale (come il flauto o il tamburello), il tirso, cioè la picca avviluppata dall'edera sulla sommità, il pugnale, il peplo ondeggiante, la postura con un piede o entrambi sollevati sulla punta nell'atto della danza, spesso la disposizione della schiena ad arco, un qualche animale tenuto in una mano (le Menadi, infatti, praticavano lo sparagmòs, cioè squartavano gli animali per poi mangiare la carne cruda - omofagia).

Il fulcro del culto dionisiaco erano le danze estatiche in onore del dio. La manìa era il carattere fondante di questi movimenti: fomentate dal dio, le menadi entravano in uno stato di trance e possessione.

Immagine sintetica o fotografia?

Johann J. von Sandrart (1655-1698) da Joachim von Sandrart, Zeuxis e Parrhasius, incisione del 1675, dettaglio (pannello inferiore).

Questo sito, hyperrealcg, realizzato da due artisti, David O'Reilly e Kim Laughton, nel 2015, proponeva immagini spacciate come realizzazioni di computer grafica. Per ognuna di esse, in didascalia, veniva riportato il software utilizzato e persino il tempo di rendering.

In realtà si trattava di normali fotografie. Ma in molti ci cascarono, comprese redazioni di riviste e magazine, che ne scrissero meraviglie, celebrando i poteri della tecnologia e l'abilità degli autori di realizzare immagini che imitavano perfettamente la realtà.  Immagini che sembravano delle fotografie.

Si potrebbe considerare questa operazione una interessante riflessione sul concetto di immagine, di mimesi e di finzione, così come si è andato elaborando nella nostra modernità. Una delle tante operazioni su questo tema scaturite negli ultimi decenni.