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| Raffaello, Ritratto di giovane donna (Dama col Liocorno), 1505-1506, olio su tavola, cm 65 x 51, Roma, Galleria Borghese. |
Vista con gli occhi di un uomo. Alcuni stereotipi di genere nell’arte dal Rinascimento al Novecento
CAP. II - ANGELO DEL FOCOLARE
Nel Capitolo precedente, dedicato ad alcuni dispositivi scopici in cui l'occhio maschile regna avido e sovrano, sono state passate in rassegna delle opere che prendono a pretesto storie del mito e della Bibbia per presentare la donna come oggetto dello sguardo e del desiderio, messo in scena all'interno di giochi di seduzione che il personaggio femminile per lo più subisce.
In questo capitolo verranno presi in considerazione altri schemi rappresentativi, il cui tema non è la donna come oggetto erotico ma come figura domestica, sublimata nelle sue qualità morali e spirituali e inquadrata nei ruoli di moglie, madre e padrona di casa. La rappresentazione del femminile oscillerà sempre tra questi due archetipi: la Venere e la Vergine Maria, la dea seduttrice e la sposa onorata, la cortigiana e la madre amorevole. L'ideale dell'eros e quello della virtù.
Un'altra dimostrazione di come l'iconografia della donna sia sempre stata appannaggio dell'uomo, che la esplora e la mette in posa, che ha inventato una femminilità che è l'immagine dei suoi desideri e anche delle sue paure, rinchiudendola in una sfera simbolica molteplice e ambivalente.
I doni di matrimonio
Nel periodo del Rinascimento era consuetudine, in occasione del matrimonio, commissionare dei quadri in cui, oltre al ritratto della promessa sposa, erano rappresentati i simboli della vita coniugale e delle virtù morali richieste alla fanciulla,
in primis quelle di castità e fedeltà, principi fondamentali su cui si reggeva la famiglia patriarcale e che, oltre a un valore morale, possedevano soprattutto un valore economico, se si pensa che l’unione nuziale nel Rinascimento era innanzitutto un contratto nel quale venivano menzionate crude cifre e proprietà immobiliari, accompagnato da una serie di atti rituali. Il matrimonio offriva la possibilità di contrarre alleanze vantaggiose con altre famiglie. Alle figlie veniva chiesto di rinunciare a due rivendicazioni: quella sulla proprietà paterna al di là della dote e quella ad una libera scelta sessuale. I genitori sceglievano i mariti per le figlie e ne negoziavano la sistemazione economica per lo più senza che queste intervenissero. Condizione imprescindibile perché venisse celebrato il matrimonio era l’illibatezza della fanciulla, per garantire la discendenza legittima della famiglia del marito.