Visualizzazione post con etichetta Artemisia Gentileschi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Artemisia Gentileschi. Mostra tutti i post

sabato 25 aprile 2020

CINDY SHERMAN, FRANCESCA WOODMAN E LE ALTRE. L'AUTORAPPRESENTAZIONE DELLA DONNA IN FOTOGRAFIA

Wanda Wulz, Io + gatto, sovrimpressione del volto di Wanda Wulz con l'immagine del proprio gatto. Trieste, 1932.

CINDY SHERMAN, FRANCESCA WOODMAN E LE ALTRE.
L'AUTORAPPRESENTAZIONE DELLA DONNA IN FOTOGRAFIA 

VI. AUTORIFLESSIONE
- Petra Collins e il selfie


Introduzione

Nel corso della storia, l'auto-rappresentazione in immagine - nella forma dell'autoritratto - ha rappresentato per molti gruppi marginali un passaggio alla visibilità e una tappa fondamentale nel processo di costruzione di una propria identità sociale. Uno di questi gruppi è costituito dal genere femminile.
Questo ipertesto prende in esame quelle artiste fotografe che hanno contribuito a modificare e a riplasmare la rappresentazione della donna e, in quest’opera, hanno rivolto l’obiettivo su se stesse, utilizzando soprattutto la forma dell’autoritratto e della messinscena del proprio sé.
Per secoli l'immagine della donna ha subito la definizione e i condizionamenti della cultura patriarcale e dello sguardo maschile. Si trattava, prima di tutto, di emancipare quella immagine dalla pesante sovrastruttura iconografica ereditata dalla tradizione.

sabato 30 marzo 2019

Il corpo barocco tra metamorfosi e sensualità

Gian Lorenzo Bernini, “Il ratto di Proserpina”, particolare, 1621-22, Galleria Borghese, Roma.


Il corpo è il luogo dove si esplica l’estetica barocca: contorsioni estreme, deformazioni e tensioni, instabilità e movimento di forme che sembrano nascere dall’ombra, plasmate e modellate dalla luce. Pittura e scultura sono il teatro del corpo, che occupa la scena declinato nelle sue manifestazioni più conturbanti: la metamorfosi, il martirio, l'estasi della carne.
L’arte del Seicento è sontuosamente scenografica, teatrale e propagandistica; essa mira alla seduzione dei sensi, allo scatenamento dell'immaginazione, allo spettacolo stupefacente e coinvolgente. Il corpo barocco è un corpo teatrale. Nell'atteggiamento delle figure è evidente il passaggio dal gesto naturale a quello espressivo, con una palese derivazione dalla mimica del teatro; i personaggi hanno una gestualità marcatamente retorica, inscenante situazioni fortemente emotive: il dolore, l'estasi, il delirio.

sabato 22 settembre 2018

Personaggi del mito e della storia - GIUDITTA, ANTIGONE, MEDEA



GIUDITTA

Giuditta è un personaggio dell’Antico Testamento, le cui vicende sono narrate nel Libro di Giuditta. La storia, ambientata al tempo di Nabucodonosor, racconta che a quel tempo la città giudea di Betulia era sotto assedio da parte di Oloferne, generale assiro. Giuditta è una giovane e bella vedova ebrea, che non si arrende alla decisione di resa al nemico, presa dal governo della città e decide con coraggio di proseguire la battaglia ricorrendo alle armi femminili della seduzione. Indossa belle vesti e gioielli e si presenta ad Oloferne con la sua serva e con doni, fingendo di essere venuta a tradire i suoi.
Oloferne, dopo un banchetto, si apparta con lei nella sua tenda completamente ubriaco. Giuditta impugna con una mano la scimitarra del suo nemico, con l’altra gli afferra i capelli e con forza gli stacca la testa dal collo. Morto il suo generale, l’esercito assiro toglie l’assedio e Giuditta viene celebrata dal suo popolo come una salvatrice.

martedì 26 luglio 2016

Ribelli e rivoluzionari - GIUDITTA

          Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, 1620, Galleria degli Uffizi, Firenze.


Giuditta è un personaggio dell'Antico Testamento, le cui vicende sono narrate nel Libro di Giuditta. La storia, ambientata al tempo di Nabucodonosor, racconta che a quel tempo la città giudea di Betulia era sotto assedio da parte di Oloferne, generale assiro. Giuditta è una giovane e bella vedova ebrea, che non si arrende alla decisione di resa al nemico, presa dal governo della città e decide con coraggio di proseguire la battaglia ricorrendo alle armi femminili della seduzione. Indossa belle vesti e gioielli e si presenta ad Oloferne con la sua serva e con doni, fingendo di essere venuta a tradire i suoi.
Oloferne, dopo un banchetto, si apparta con lei nella sua tenda completamente ubriaco. Giuditta impugna con una mano la scimitarra del suo nemico, con l'altra gli afferra i capelli e con forza gli stacca la testa dal collo. Morto il suo generale, l'esercito assiro toglie l'assedio e Giuditta viene celebrata dal suo popolo come una salvatrice.