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sabato 16 dicembre 2017

Chi c'è nello specchio?


Quante volte, vedendo un thriller o un horror, davanti a una scena con lo specchio, ci prepariamo al peggio? E infatti, una scena davanti allo specchio in questo genere di film anticipa sempre un balzo sulla sedia dello spettatore. Ce lo dice la musica, che prende toni di attesa, ce lo dice il cliché di genere. E anche se lo spettatore è preparato, il regista bravo sa come prenderlo ugualmente di sorpresa, giocando sui tempi, e attentare ai suoi nervi.
Mostri, demoni, fantasmi, possibili assassini, proiezioni di paure o di personalità multiple, personaggi conosciuti e fidati fino ad allora e che in genere, in questo tipo di scene, cominciano a rivelare la propria ambiguità e pericolosità.

Nella maggior parte dei casi, il cliché impone che il personaggio che si sta riflettendo si debba girare di scatto e guardare dietro di sé, e chiaramente la presenza vista un attimo prima nello specchio risulta svanita nel nulla. Lo specchio agisce in questo caso come avvisaglia e anticipazione della visione. La minaccia non si manifesta subito tramite un confronto diretto, ma viene mediata dal riflesso. Il personaggio ancora non lo sa (lo spettatore invece si), ma quello è l'inizio del peggiore dei suoi incubi.
Una variante molto usata è quella dell'armadietto dei medicinali. Il personaggio è in bagno, presso il lavabo, si è appena lavato le mani o i denti, apre l'anta dell'armadietto, ricoperta da uno specchio, e questa volta solo noi spettatori, non lui (o almeno non ancora), abbiamo il privilegio di vedere riflessa l'immagine minacciosa.
Dopo un po’ di tempo che si usa un trucco, però, questo perde di efficacia. Lo spettatore ormai si aspetta già che accada qualcosa di spaventoso quando il protagonista entra in bagno e si guarda allo specchio. Così il regista crea delle false attese, tutti ci aspettiamo una apparizione terrificante, ma alla fine è solo un falso allarme. Il protagonista sobbalza spaventato, noi con lui, ma alla fine nello specchio c'è l'immagine di un altro personaggio del tutto innocuo (spesso destinato a una brutta fine). Insomma, l’effetto sorpresa funziona anche al contrario.
Con i trucchi del cinema, è sempre un gioco tra regista (e sceneggiatore) e spettatore. Il primo vuole spaventare il secondo a tutti i costi, il secondo è intenzionato a non farsi prendere di sorpresa. Un duello tra astuzia e capacità di prevedere. Chi sarà il più furbo?
In rete ho trovato un elenco delle varianti legate a questo cliché:
- Armadietto che si apre o chiude (il riflesso malefico appare o scompare);
- Vetro appannato (una volta pulito, appare il riflesso malefico)
- Il riflesso malefico scompare una volta che il protagonista, spaventato, si volta;
- Il riflesso malefico non viene colto dal protagonista sebbene noi lo vediamo nello specchio;
- Il viso del protagonista viene sostituito con quello del cattivo di turno;
- Falso pericolo;
- Non succede nulla (viene creata una falsa aspettativa, nella scena non succede assolutamente niente… eppure noi siamo tesi!).

A questo link un divertente (si fa per dire) collage di scene di questo tipo, prese da film e telefilm famosi.


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