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martedì 3 marzo 2020

PASSIVO OGGETTO DELLO SGUARDO. LA TOILETTE E LO SPECCHIO

Giovanni Bellini, Giovane donna nuda allo specchio, 1515

Vista con gli occhi di un uomo. Alcuni stereotipi di genere nell’arte dal Rinascimento al Novecento

INDICE DELL'INTERO PERCORSO
Introduzione
I - Passivo oggetto dello sguardo
            - Il sonno
            - Il bagno
            - La toilette e lo specchio
            - Il serraglio
            - L'estasi mistica
            - La violenza
II - Angelo del focolare
Appendice - Con le mani in mano
III - Femme Fatale
IV - Corpi tra metamorfosi e frammentazioni

Donne davanti a uno specchio

Il rapporto della donna con lo specchio si perde nella notte dei tempi. Forse non tutti sanno che il simbolo del femminile, cioè ♀, è la rappresentazione stilizzata della mano della dea Venere che sorregge uno specchio (mentre quello maschile, convenzionalmente rappresentato con il simbolo ♂, è la raffigurazione stilizzata dello scudo e della lancia del dio Marte).
I dipinti raffiguranti donne davanti a uno specchio sono migliaia. In genere il soggetto femminile viene mostrato in un interno, di schiena o di profilo, seduto o in piedi. E’ lecito affermare che si tratti di uno stereotipo iconografico di genere, dato che il numero di  rappresentazioni di soggetti maschili ritratti in relazione con uno specchio è davvero insignificante se paragonato a quello che caratterizza le rappresentazioni femminili.

domenica 17 dicembre 2017

LO SPECCHIO NELL’ARTE – TRA VANITAS E PRUDENTIA


Pochi oggetti racchiudono una così grande moltitudine di significati simbolici come lo specchio. Nel corso della storia esso è stato rappresentato come allegoria della vanità e della superbia; come simbolo di prudenza e di conoscenza oppure di inganno; come il luogo in cui si forma l’io e la coscienza di sé e contemporaneamente avviene lo sdoppiamento tra il soggetto reale e la sua immagine ideale o il suo doppio diabolico; come una porta di passaggio tra il mondo della realtà e un mondo immaginario.
L’utilizzo dello specchio nelle arti visive ha permesso la contrapposizione tra l’occhio e lo sguardo, tra il vedere e il comprendere, tra l’esteriorità e l’interiorità. Esso inoltre ha consentito di dilatare lo spazio svelando ciò che non si vede e non è presente nel campo figurativo rappresentato, ma diventa visibile allo spettatore solo tramite il riflesso dello specchio.

martedì 1 agosto 2017

Selfie d'artista. L'autore nella scena


Il genere dell'autoritratto autonomo, cioè quel sottogenere del ritratto in cui l'autore ritrae se stesso come protagonista assoluto del dipinto, conosce un'affermazione abbastanza tardiva, collocandosi alle soglie dell'età moderna e come punto di arrivo di un processo di presa di coscienza di sé e del proprio ruolo da parte dell'artista che inizia secoli prima. Esiste, però, un cospicuo numero di opere pittoriche (e non solo) in cui l'autore inserisce nella historia, cioè in una scena narrativa di ambientazione sacra, storica o mitologica, il proprio autoritratto.
Si parla in questo senso di autoritratti “ambientati” o “situati”. Stoichita definisce questo tipo di rappresentazione, che l'autore fa di se stesso all'interno di una storia, “autoproiezione contestuale”: "chiamerò quindi “autoproiezione contestuale” la rappresentazione dell’autore inserita in un’opera di cui egli si dichiari, in un modo o nell’altro, l’artefice." (L’invenzione del quadro, Milano, il Saggiatore, 1998, p. 208).

mercoledì 23 marzo 2016

L'uomo e la natura - La pittura di Giovanni Bellini



Nel Medioevo la realtà fisica della natura non era considerata dal punto di vista estetico o scientifico, ma veniva vista e pensata, compresa e assimilata in rapporto con la dimensione spirituale: la natura era una sorta di testo cifrato, in cui ogni elemento era signum, cioè simbolo che allude ad "altro", a verità spirituali e religiose, una sorta di Sacra Scrittura redatta in un linguaggio diverso dalle parole. Gli elementi che costituiscono la natura (in quanto riflesso del mondo divino) e la loro rappresentazione avevano per l'uomo del Medioevo una funzione didascalica, carica di significati teologici e morali. La natura, dunque, non era considerata in quanto tale, ma in quanto riferimento simbolico a una realtà soprannaturale. Non si perseguiva la ricerca delle sue leggi, non si indagavano i fenomeni per coglierne le relazioni oggettive. Lo studio della natura era prevalentemente metafisico, non fisico.
Nell’età umanistico-rinascimentale si considera la natura come l’ambiente in cui l’uomo vive, il regnum hominis. Essa non è più vista come una forza imprevedibile contro cui l'uomo non può fare nulla, ma invece si comincia a comprendere che i fenomeni naturali avvengono con una certa regolarità e che sono quindi prevedibili, per cui l'uomo è in grado di indagarli per cogliere le leggi che li governano.
Per comprendere lo spirito della civiltà del Rinascimento occorre tener presente che la sua cultura poggia da una parte su una nuova concezione del ruolo dell’uomo, visto come centro dell’universo, e dall'altra su un vivo interesse per il mondo della natura, considerato come un campo da analizzare, scoprire e utilizzare mediante l’indagine razionale, autonoma da considerazioni di tipo soprannaturale.