Visualizzazione post con etichetta Robert Campin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Robert Campin. Mostra tutti i post

lunedì 12 marzo 2018

Le ombre del Quattrocento

Abbiamo detto che il Medioevo quasi non conosce, nella rappresentazione, l'ombra portata, che invece vediamo ritornare nel Quattrocento, come segno che in particolare testimonia la realtà, la corporeità e la presenza terrena dei soggetti rappresentati e contribuisce in maniera determinante a definire la tridimensionalità dello spazio.
Si osservi questo dipinto del fiammingo Rogier van der Weyden, “Madonna col bambino” (1433).
Qui la Vergine è raffigurata come Madonna lactans, cioè nell'atto di allattare il bambino ed è collocata all'interno di una nicchia minuziosamente e riccamente istoriata. La luce proveniente da destra proietta delle ombre sulla parte sinistra della rientranza. Queste ombre, oltre a testimoniare il mistero dell'Incarnazione del Cristo, che si è fatto uomo sulla terra, concorrono a definire la concavità, e dunque la profondità, dello spazio raffigurato, conferendo alla rappresentazione l'illusione di una nicchia vera e propria.

Rogier van der Weyden, “Madonna col bambino”, 1433 ca., Museo Thyssen-Bornemisza (Madrid, Spain.

martedì 1 agosto 2017

Selfie d'artista. L'autore nella scena


Il genere dell'autoritratto autonomo, cioè quel sottogenere del ritratto in cui l'autore ritrae se stesso come protagonista assoluto del dipinto, conosce un'affermazione abbastanza tardiva, collocandosi alle soglie dell'età moderna e come punto di arrivo di un processo di presa di coscienza di sé e del proprio ruolo da parte dell'artista che inizia secoli prima. Esiste, però, un cospicuo numero di opere pittoriche (e non solo) in cui l'autore inserisce nella historia, cioè in una scena narrativa di ambientazione sacra, storica o mitologica, il proprio autoritratto.
Si parla in questo senso di autoritratti “ambientati” o “situati”. Stoichita definisce questo tipo di rappresentazione, che l'autore fa di se stesso all'interno di una storia, “autoproiezione contestuale”: "chiamerò quindi “autoproiezione contestuale” la rappresentazione dell’autore inserita in un’opera di cui egli si dichiari, in un modo o nell’altro, l’artefice." (L’invenzione del quadro, Milano, il Saggiatore, 1998, p. 208).