lunedì 28 ottobre 2019

Dal punto di vista di Dio

Un progetto molto bello quello di Claudio Beorchia, voluto e curato da Matteo Luigi Balduzzi e dal Museo Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo e che ha coinvolto centinaia di residenti nella regione Lombardia.
Qui il progetto: http://tracieloeterra.mufoco.org/progetto/
L'obiettivo: osservare e fotografare il paesaggio dal punto di vista dei santi che da secoli guardano il mondo all'interno delle edicole votive disseminate nel territorio.
Venerdì prossimo, 1 novembre 2019, la Festa di inaugurazione presso il Museo di Cinisello.



Il progetto Fra cielo e terra ha attivato lo sguardo della gente sul proprio territorio, invitandola a restituirlo tramite immagini fotografiche. Ma a condizione di assumere un punto di vista ben preciso e obbligato: quello dei santi che, all’interno delle edicole votive sparse nella regione lombarda, quello sguardo puntato sul territorio ce l’hanno da decenni e da secoli, mentre il mondo intorno a loro continua a trasformarsi e a cambiare aspetto. L’invito è, dunque, a delegare la visione a un Altro, a mettere da parte le conoscenze su paesaggio e composizione fotografica, gli schemi analitici ed estetici, i modelli stilistici cui ispirarsi, le regole dei terzi e la sezione aurea per assumere uno sguardo “innocente”, come quello di un santo. Un po’ come prelevare dei fotogrammi dai video di telecamere fisse, situate però non in punti strategici da vigilare, ma spesso in zone periferiche, insignificanti e anonime.
Ma proprio questa 'alienazione' dello sguardo, questo affidarlo agli occhi del Santo, può fondare la possibilità di un punto di vista altro.
Forse il progetto di Beorchia vuole lanciare proprio questa sfida: è possibile uno sguardo nuovo sul paesaggio? E’ possibile costruire una relazione visiva con il territorio che recuperi un elemento di sacralità, che significa uno sguardo che vada oltre la percezione puramente utilitaristica e strumentale dei luoghi e della natura? Che instauri vettorialità visuali diverse, oblique, decentrate, prive di scansioni gerarchiche? L’autore offre un punto di partenza: mettersi dal “punto di vista di Dio”. Ma non è un Dio che abita il cielo e che affaccia dall’alto il proprio sguardo, distaccato e lontano. Questo è un Dio che staziona ai margini e agli incroci, un Dio immobile, il cui sguardo è fisso; un Dio impotente che può solo guardare avanti a sé, senza stabilire gerarchie compositive, che accoglie tutto ciò che accade davanti ai suoi occhi senza incasellarlo in schemi estetici e griglie analitiche. Che osserva quel che c'è, nel suo esserci, in quelle precise coordinate di spazio.
Mettersi dal punto di vista del divino che abita le edicole votive significa posizionarsi non al centro, ma ai bordi delle strade e provare a riconfigurare lo sguardo da quella posizione laterale e periferica; a decentrare la visione assumendo la visuale di quelle piccole immagini di culto che vegliano da secoli su un territorio che non le guarda quasi più. E scoprire che è possibile inserire la propria visione in una cornice che la libera dall’appiattimento a schemi funzionali; che è pensabile, nella frenesia alienata e impazzita della routine giornaliera, rendere il proprio sguardo presente e rinnovato ancorandolo a quello di chi, invece, è immobile e immutabile e dispensa silenziosamente la sua benedizione ai bordi delle strade; che è possibile allargare il proprio orizzonte sollevandolo tra cielo e terra.

Nessun commento:

Posta un commento