domenica 8 luglio 2018

André Kertész. L'ombra di una forchetta

André Kertész, La Fourchette, 1928.

Una forchetta e un piatto si trasformano, in una celebre fotografia di André Kertész, da elementi semplici e insignificanti della vita quotidiana in una nuova realtà: un’immagine essenziale quanto raffinata, un'esperienza misteriosa, una poesia formale, grazie soprattutto all’uso dell’ombra, che conferisce all’oggetto un aspetto diverso, inconsueto.
Un’immagine che trasmette anche una sensazione di malinconia, forse perché ci fa percepire, con sorpresa, quante possibili forme si nascondono dietro l’apparenza comune delle cose. D’altra parte Susan Sontag definiva la fotografia di Kertész 'a wing of pathos', capace certamente non solo di straordinarie composizioni formali, ma anche di elevare dettagli apparentemente banali in poesia meditativa.

Ombre dall'alto. Alexander Rodčenko

Alexander Rodčenko, La scalinata, 1930.

Alexander Rodčenko è stato un artista poliedrico, figura chiave dell'avanguardia russa e uno dei capofila del Costruttivismo. Grande fu l'influenza che esercitò su varie arti, tra cui il design, l'architettura e in particolare la fotografia, tanto da essere considerato il padre della fotografia modernista sovietica.
Attraverso le sue opere, Rodčenko dimostra chiaramente che la fotografia possiede un proprio linguaggio visivo, che supera le convenzioni pittorialiste della fotografia "artistica" radicatasi nella seconda metà dell'Ottocento, la quale cercava di riprodurre lo schema compositivo della pittura, imitando i generi classici come il ritratto, il paesaggio o la natura morta.

Tim Noble e Sue Webster. Le ombre dei nostri rifiuti

Tim Noble e Sue Webster, DIRTY WHITE TRASH (WITH GULLS), 1998.

Tim Noble e Sue Webster sono artisti londinesi, famosi soprattutto per i loro lavori di Shadow Art. Essi assemblano gli oggetti più vari, immondizia, animali impagliati, parti di scheletri e ferraglie: a prima vista, vediamo confuse pile di rifiuti, i comuni sottoprodotti di una società consumistica. Scopriamo ben presto, tuttavia, che i mucchi di spazzatura sono in realtà costruzioni precise che, sotto l’azione della luce, proiettano ombre nitide e figurative, in genere le sagome degli stessi artisti.
Da scarti di legno, rottami metallici saldati, utensili rotti, pacchetti di sigarette, lattine di soda e mucchi di spazzatura, i due artisti creano assemblaggi che proiettano ombre dei loro autoritratti mentre sono in piedi, seduti, fumando, bevendo o in altro atteggiamento facilmente riconoscibile. Ogni frammento o oggetto viene posizionato con precisione, prendendo in considerazione la sua distanza dal muro e il suo angolo con il riflettore. Il risultato è sorprendente e potente in quanto le sculture d’ombra riescono a fondere l'astratto e il figurativo.
La materia plasmata è un materiale di scarto, consumato e gettato via, allontanato dalle nostre vite. Noble e Webster, invece, gli conferiscono vita nuova, un nuovo contesto e un nuovo significato, portandoci a contemplarlo da una diversa prospettiva. I loro mucchi di spazzatura sono degli anti-monumenti esibiti nei musei e che evidenziano il proprio debito concettuale con la Pop Art e il ready-made di Duchamp.
E illuminando questi "anti-monumenti", gli artisti espongono se stessi, cioè i soggetti insieme responsabili e della produzione di quei rifiuti e della loro trasformazione in oggetto d’arte.
Ma queste proiezioni simboleggiano anche l'elusività della responsabilità, poiché la nostra percezione sembra sollevata dalla possibilità di distogliere lo sguardo dalle montagne di spazzatura che testimoniano il nostro sconsiderato stile di vita per volgerlo a qualcosa di più piacevole: delle figure umane.
"Dirty White Trash (with Gulls)", è composto dai rifiuti consumati dai due artisti nel corso dei sei mesi impiegati per la sua realizzazione: i resti di tutto ciò di cui avevano bisogno per sopravvivere durante il tempo necessario per ultimare il lavoro. Una singola fonte di luce illumina il mucchio di spazzatura proiettando così un ritratto in ombra, che contrasta nettamente con i materiali utilizzati per crearlo: gli artisti si appoggiano l'uno contro l'altro, schiena contro schiena, godendosi un bicchiere di vino e una sigaretta. L’intera opera è un incontro di bellezza e sporcizia, di forma e anti-forma.
Cumuli di oggetti gettati via celebrano l’autoritratto degli artisti stessi. Residui e scarti di oggetti, la cui funzione e ragione consistevano nell’essere utilizzati dall’uomo, una volta usati ne trattengono sia impronta che l’immagine, che vediamo proiettata su una parete. L’ambiguità dell’opera rivela anche il proprio messaggio provocatorio, che sembra emanare dalle sagome degli autoritratti spensierati: cosa siamo se non la proiezione di ciò che consumiamo?

A questo link una selezione di opere dei due artisti.
http://www.timnobleandsuewebster.com/artwerks.html

Shadow Art

La Shadow Art è un genere artistico contemporaneo, in cui protagonista assoluta è proprio l’ombra portata.
A questo link un sito che raccoglie varie esperienze di Shadow Art, di artisti di tutto il mondo: http://shadowart.altervista.org/
In genere, ciò che caratterizza queste “sculture d’ombra” è lo stesso principio delle ombre cinesi, e cioè che la forma non è quasi mai contenuta nella materia. Anzi, tra queste due viene meno ogni corrispondenza immediatamente apparente. Il soggetto, per manifestarsi, ha bisogno della luce. E’ questa a liberare la figura da quello che spesso sembra solo un groviglio informe di vari tipi di materia e privo di qualunque significato.

Teodosio Sectio Aurea, Akina spring flower, 2013-2014.

Ombre infedeli

Alcuni esempi di un uso retorico dell'ombra. Quest'ultima non è la proiezione fedele di un soggetto, ma una presenza con funzione narrativa. Negli esempi seguenti, l'ombra racconta qualcosa del passato o del futuro dei personaggi.

L'ombra del passato.
Quest'immagine è all'insegna del rimpianto e della nostalgia.

Lyubomir Bukov, Shadows of the Past, 2014.

domenica 3 giugno 2018

Un'ombra infedele

René Magritte, Le Principe d'Incertitude, 1944.

Quella che vedete in questa foto è l'opera “Le Principe d’Incertitude” (1944) di René Magritte.
Una donna nuda proietta un’ombra sul muro di fronte. Ma non si tratta della sagoma che ci aspetteremmo, perché l’ombra che vediamo è quella di un grande uccello in volo, mentre sembra sul punto di ghermire una preda.
Di fronte a questo quadro, lo spettatore non può che rimanere disorientato, in quanto l’immagine spiazza le sue aspettative. E' un cortocircuito sensoriale, una sconvolgente incongruenza, un paradosso visivo.

sabato 2 giugno 2018

“La pubertà” di Edvard Munch

Edward Munch, Pubertà, 1894-95, Museo nazionale di arte, architettura e design, Oslo.

“La pubertà” (1894-95) è un celebre dipinto di Edvard Munch e rappresenta il passaggio delicatissimo e difficile dall’età infantile a quella adulta e alla maturità sessuale.
La composizione è quanto di più essenziale: raffigura un’adolescente, completamente indifesa nella propria nudità virginale, seduta su un letto coperto da bianche lenzuola, in un ambiente anch’esso spoglio e disadorno, immerso in una penombra che accentua il senso di claustrofobia dato dalla verticalità della visuale. Altra protagonista della composizione è la grande ombra che la figura della ragazza proietta sulla parete alle proprie spalle.

Le ombre di Franco Fontana



Franco Fontana è noto come fotografo di paesaggi essenziali, letti e reinventati attraverso la purezza delle forme geometriche, dominati dai contrasti di luce e dai colori accesi, privi di ogni parvenza di tridimensionalità. Un paesaggio, pertanto, profondamente diverso da quello tradizionale, molto più simile a un quadro astratto di epoca contemporanea, fatto di campiture cromatiche, fasce, stratificazioni di piani, da contemplare in silenzio. Questo processo di astrazione delle forme, di cancellazione della profondità spaziale e saturazione dei colori trasforma la natura in un elemento quasi artificiale.