venerdì 15 dicembre 2017

Le finestre di Josef Sudek

Josef Sudek, Ultime rose, 1959.

Dalla finestra del proprio studio, il fotografo cecoslovacco Josef Sudek ha ripreso immagini piene di poesia, molte delle quali durante l'occupazione nazista di Praga.
Seppure privato del braccio destro durante la Prima guerra mondiale, la fotografia diviene il centro del suo lavoro. Il suo braccio mutilato non gli impedisce di aggirarsi per Praga con un treppiedi di legno sulla spalla e fermarsi ad aspettare anche per ore la luce giusta che dia vita a qualsiasi oggetto che desti la sua attenzione. Sudek viene definito poeta della luce, perchè con la luce, ricercata e a lungo attesa, compone le sue immagini.
Ad un primo sguardo le sue fotografie sembrano delle perfette nature morte o visioni di paesaggi, immagini del tutto convenzionali, ma esse sono frutto di un lavoro di preparazione lunghissimo, severo, che cerca nella bellezza e nell’armonia della luce la poesia del mondo. Un mondo che è immobile dietro una finestra rigata dalla brina o dalle gocce di pioggia, una finestra che è cornice e limite di uno spazio indefinito che definisce la poesia dei suoi scatti.

Finestre dello Spirito. La Cappella Rothko

Rothko Chapel, 1964-71, Houston.

Oggi voglio parlarvi di un luogo totalmente privo di finestre, intese come aperture che mettono in comunicazione un interno con un esterno, perché questo luogo è stato progettato per mettere in comunicazione mistica l’individuo con un aldilà spirituale. La Cappella Rothko è una cappella aconfessionale che si trova a Houston (Texas), voluta dai collezionisti John e Dominique de Menil. Colpiti dalle immense tele che l’artista di origini russe Mark Rothko stava realizzando per il ristorante Four Seasons (e che poi avrebbe invece donato, in parte, alla Tate Gallery, dov’è tuttora presente un’installazione permanente progettata dallo stesso Rothko), decisero di commissionargli alcuni grandi quadri per la cappella che volevano farsi costruire nei pressi della St. Thomas Catholic University di Houston, dove Dominique insegnava alla facoltà d’arte. Fu Rothko stesso a deciderne la forma ottagonale che rimanda visivamente agli antichi battisteri e pone il visitatore in uno spazio circolare circondato e avvolto dai dipinti. Nessuna finestra, niente altro se non la luce che cade dal grande lucernario e schermata da veli, otto semplici panche mobili e i testi sacri delle maggiori religioni del mondo.
E’ un luogo tanto profondamente mistico da essere segnalato dal National Geographic come uno dei primi dieci posti più dispensatori di pace dell’intero globo. Un’architettura sobria, un minimalismo francescano, l’assenza di qualsiasi immagine sacra. E il vuoto. E in questo vuoto, alle pareti, tre trittici e cinque quadri singoli dai colori cupi, il nero opaco, il marrone, il viola scuro, l'indaco, un po' di rosso su un unico pannello, davanti ai quali sedersi in silenzio come di fronte a vere e proprie finestre che immettono in un mondo ultraterreno.


La luce naturale che piove dall'alto muta con il mutare della luminosità esterna, e stare lì dentro non è come visitare un museo, è un'esperienza dello spirito, un viaggio all'interno di se stessi. Infatti questo posto consacrato scatena sui frequentatori delle reazioni divergenti: c'è chi medita sul suo Dio, chi sull'universo, sulla vita, sulla morte, sul nulla, qualcuno trova la pace interiore, qualcuno si abbandona al pianto e c'è chi fugge perché trova emotivamente insostenibili l’impatto visivo, il silenzio o il senso di angoscia. Ma per la maggior parte di coloro che superano quella porta, avviene di entrare in uno stato meditativo al di là dello spazio e del tempo.

I mostri entrano dalla finestra

Le notti di Salem.

Porte e finestre sono, nei film horror, molto più che meri elementi scenografici, ma fanno parte integrante dell'universo significante legato a questo genere cinematografico, tanto che, durante la visione, se vediamo un personaggio sostare presso una finestra o aprire una porta chiusa, noi ci prepariamo a fare il balzo sulla sedia, perché nei film del terrore spesso i mostri entrano dalla finestra e dietro le porte chiuse ci sono realtà che è meglio non scoprire.
In Poltergeist: demoniache presenze, il tetro albero secolare di fronte alla casa, si trasforma in un mostro orribile che entra dalla finestra e cattura il piccolo Robbie; in Venerdì 13 sono frequenti gli attacchi di Jason alle sue vittime proprio attraverso una finestra e in Le notti di Salem il bambino vampiro entra dalla finestra a far vittime. I mostri e i fantasmi, inoltre, stazionano come ombre inquietanti dietro i vetri di una finestra del piano di sopra, come in Psycho o The Others. Ci sono case del terrore in cui le finestre trasformano la facciata in una presenza sinistra e viva, come in Amitiville o nel film di Pupi Avati "La casa dalle finestre che ridono".

Il voyeur alla finestra

Rear Window, regia di Alfred Hitchcock, 1954.

Secondo Alberto Moravia, autore del libro "L'uomo che guarda", "la scopofilia, o, se si preferisce, il voyeurismo sarebbe all’origine di gran parte della narrativa e, ovviamente, del cinema". Perchè ci sia voyeurismo, il comportamento della persona spiata deve essere un comportamento privato, di solito sottratto a sguardi indiscreti, e l'atto di spiarlo deve pertanto essere accompagnato dalla consapevolezza di commettere una trasgressione. Inoltre lo scopofilo spia non soltanto ciò che è proibito, ma anche ciò che è ignoto.

La porta di una baracca

Dorothea Lange, Between Weedpatch and Lamont, Kern County, California. Children living in camp...Rent $2.75 plus electricity, 12 April 1940.

Dorothea Lange (1895-1965) è stata una grande fotografa documentarista americana, nota soprattutto per le sue cronache della Grande Depressione e per le fotografie di lavoratori agricoli migranti. Anche lei, come Walker Evans, lavora su commissione della Farm Security Administration (organismo federale di monitoraggio della crisi) esaminando le condizioni di vita dei lavoratori agricoli e delle loro famiglie negli Stati occidentali.
Lange fotografa i contadini che hanno abbandonato le campagne e si spostano ad ovest, a causa del Dust Bowl (tazza di polvere), il lungo periodo di siccità e tempeste di polvere e sabbia che aveva desertificato 400.000 km² di terreni agricoli negli stati del Midwest, come l'Oklahoma. Mezzadri e braccianti, con famiglia e masserizie al seguito, danno vita al più drammatico e silenzioso esodo della storia americana del XX secolo.

Una finestra sulla fotografia di Walker Evans

Walker Evans, New York. 61st Street between 1st and 3rd Avenues. Children playing in the street, New York, 1938.

Walker Evans è il capostipite della tradizione documentaria della fotografia americana. Per oltre quaranta anni, dal 1930 ai primi anni settanta, Evans ha registrato la scena americana con le sfumature di un poeta e la precisione di un chirurgo, creando un catalogo visivo enciclopedico dell'America moderna nel suo divenire. E' ricordato soprattutto per aver immortalato la Grande Depressione degli anni trenta in una serie di fotografie che denunciano la condizione umana in quel periodo.
Evans si dedica alla fotografia attorno al 1930, dopo aver rinunciato alla carriera di scrittore professionista.

Foto di un fotografo che fotografa dalla finestra


René Burri, Henri Cartier Bresson sulla 5th Avenue, New York 1959.

René Burri è stato uno dei più grandi fotografi di sempre. Si è spento l'ottobre scorso all'età di 81 anni, dopo una carriera incredibile. Molte immagini iconiche del Novecento sono sue fotografie, che hanno immortalato personaggi come Che Guevara, Picasso, Giacometti, Le Corbusier, nonché molti protagonisti del mondo del cinema e dello spettacolo.
Comincia la sua carriera fotografica con un reportage sulla realtà dei bambini sordomuti, che viene pubblicato sulla prestigiosa rivista Life nonché su altre importanti riviste europee. Entrato a far parte della scuderia di Magnum Photos inizia la sua intensa attività come fotografo di reportage in giro per il mondo, per realizzare i lavori commissionati da Magnum. Questi furono gli anni in cui Burri si recò in Italia, Cecoslovacchia, Turchia, Egitto e altri paesi. Tra le numerose pubblicazioni menzione particolare merita la raccolta "Die Deutschen" del 1962, realizzata un anno dopo la costruzione del Muro di Berlino. Si tratta di una delle migliori raccolte fotografiche della storia, in cui lo sguardo straordinariamente umano di Burri testimonia uno squarcio disteso e insieme malinconico della Germania divisa su due fronti.

Il mostro è alla finestra.


Nosferatu il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens), regia di Friedrich Wilhelm Murnau, 1922.

Siamo nel 1838, nell’immaginaria città baltica di Wisborg, in Germania. L’agente immobiliare Knock invia il giovane Hutter in Transilvania per concludere un affare col conte Orlok per l’acquisto di una casa nella stessa Wisborg. Il viaggio fino al castello sui monti Carpazi è segnato da strani e sinistri presagi. Il padrone di casa, il conte Orlok, si rivela non meno strano e misterioso. Il contratto si conclude e Hutter realizza che l'ambiguo conte altri non è che il famigerato Nosferatu, il vampiro di cui ha sentito parlare durante il suo viaggio. Chiuso nella sua stanza, egli lo vede partire su di un carro carico di bare, riempite di terra (senza la sua terra il vampiro perderebbe ogni potere).