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sabato 21 marzo 2020

DONNE AL TAVOLO DI UN BAR


Vista con gli occhi di un uomo. Alcuni stereotipi di genere nell’arte dal Rinascimento al Novecento

INDICE DELL'INTERO PERCORSO
Introduzione
I - Passivo oggetto dello sguardo
II - Angelo del focolare
Appendice - Con le mani in mano
III - Femme fatale
      - Donne che uccidono gli uomini
      - La femme fatale della Belle Epoque
      - Donne al tavolo di un bar
IV - Corpi tra metamorfosi e frammentazioni

La donna del XIX secolo non ha il diritto di testimoniare in un processo, di fare testamento, di esercitare la tutela familiare e tanto meno quello di votare. Le sole donne che godessero l’approvazione della società erano sposate e madri, discrete, sobriamente abbigliate, prive di ogni potere, senza diritto di parola. Chi non riveste il ruolo sociale di figlia o di moglie irreprensibile, chi non sottostà alle ferree leggi dello spazio domestico, è invece rappresentata come ‘donna dissoluta' o 'donna perduta’, figura marginale collocata non all'interno dello spazio domestico, in quanto luogo della donna onesta e virtuosa, ma nei ritrovi della mondanità, come bar, caffè, music-hall.
E' a partire dalla seconda metà dell'Ottocento che cominciano a comparire, soprattutto in Francia, alcuni dipinti che rappresentano la donna seduta al tavolino di un bar, davanti a un bicchiere di assenzio, la "fata verde". Fa parte della cornice iconografica del bohemien, figura che si alimenta dei Fiori del male e della cultura decadente di quell'epoca.

mercoledì 10 aprile 2019

Il nudo accademico e la sua messa in crisi

Antonio Canova, Amore e Psiche giacenti,1787-93, Louvre.

A partire dall’arte greca, la raffigurazione del corpo nudo è tra i soggetti principali della cultura visiva occidentale. Il nudo è la forma privilegiata per esprimere l’idea del bello e riguarda prevalentemente le rappresentazioni di allegorie, di episodi celebrativi o mitologici. E’ così che appare per gran parte del XIX secolo, relegato a una idealizzazione storica del passato, secondo i dettami della morale borghese.
In particolare, la copia del nudo dal vero costituisce la disciplina più importante tra quelle praticate nelle Accademie, fulcro di ogni apprendistato di chi volesse intraprendere la carriera artistica. Questo tipo di rappresentazione comprende un insieme di schemi stilistici e di stereotipi iconografici che si tramandano da secoli, improntati all’immagine del corpo idealizzata della tradizione classica.

martedì 13 novembre 2018

L’immagine si forma nell’occhio dello spettatore

Claude Monet, I papaveri, 1873, Musée d’Orsay, Paris.

Quando comincia l’arte contemporanea? Gli storici non sono tutti d’accordo nel collocarne le origini.
Ma in cosa consiste, di preciso, l’arte contemporanea? Su cosa basiamo queste, seppure ambigue, periodizzazioni?
Detto molto brevemente, l'arte contemporanea è un’arte che ridefinisce il proprio ruolo e il proprio territorio di appartenenza, cercandolo non più nel terreno della rappresentazione, cioè della mimesi del reale. Già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, infatti, anche in seguito all’avvento della fotografia, l’arte cessa di porsi come specchio del mondo (o finestra, per usare un’altra metafora). Proprio in questo periodo ha inizio quel processo di abbandono del concetto di verosimiglianza, che apre la strada all'affermarsi di un'autonomia dell’arte rispetto al compito mimetico che per secoli le era stato proprio.

lunedì 12 novembre 2018

Sguardi che smascherano il voyeurismo dello spettatore.

Édouard Manet, Déjeuner sur l'herbe, 1863, Musée d'Orsay, Parigi. 

Le nuove forme di consumo visivo, che si sviluppano nel corso del XIX secolo, contribuiscono a determinare l’emergere di una nuova figura spettatoriale.
In particolare, con il secolo dei Lumi, si ha la drastica attenuazione delle manifestazioni di piazza, in particolare carnevalesche, in cui la partecipazione dello spettatore era attiva, pubblica e coinvolgeva tutti i sensi.  Lo sviluppo di teatri, gallerie, Salon e infine musei, luoghi istituzionali strutturati da regole rigide e destinati all’esposizione e all’intrattenimento, determinano la nascita di un pubblico disciplinato e autocontrollato. Questa nuova forma di fruizione istituzionale, così come lo sviluppo di nuovi strumenti ottici di visione, quali lo stereoscopio o lo zootropio, favoriscono l’isolamento psichico, percettivo e sociale dello spettatore moderno, così come la tendenza a privilegiare il senso della vista, a scapito di tutti gli altri. Nell’Ottocento, l’esperienza spettatoriale acquisisce pertanto la forma di una “stanza privata”, occupata da un soggetto appartato e isolato. La priorità attribuita al visivo si affianca a una forma di fruizione che richiede attenzione, immobilità, silenzio, e dunque isolamento dal contesto sociale.

domenica 27 agosto 2017

LO SPECCHIO RIVELATORE - LA DILATAZIONE DELLO SPAZIO PITTORICO IN TRE CAPOLAVORI DELL’ARTE



L’arte ha spesso cercato di invitare lo spettatore, nelle modalità più varie, a indagare lo spazio oltre il limite stabilito dalla cornice, fino a risucchiarlo letteralmente nella scena. A questo fine, molte volte si è servita di un elemento che ha posizionato strategicamente nell’ambiente raffigurato sulla tela: uno specchio. Questo oggetto è in grado di espandere la scena rappresentata, di dilatare lo spazio pittorico, di includere in esso anche il “fuori campo”, di mostrare ciò che è visibile e ciò che non è visibile, di consentire visioni del reale nel reale, come degli spazi rubati, dei riflessi, delle duplicazioni.

giovedì 5 gennaio 2017

L'uomo e la natura - LE DÉJEUNER SUR L’HERBE, LA COLAZIONE CHE FECE SCANDALO

Nella storia dell’arte, uno dei quadri che più suscitarono clamore e scandalo presso il pubblico e la critica ad esso contemporanei è stato il celebre Déjeuner sur l’herbe, del pittore francese Édouard Manet, dopo Courbet uno dei maggiori rinnovatori della pittura francese dell’Ottocento. Realizzata undici anni prima della mostra che diede avvio all’Impressionismo, questa tela rappresenta uno dei simboli che incarnano la rivoluzione artistica del XIX secolo.

Édouard Manet, Déjeuner sur l'herbe, 1863, Musée d'Orsay, Parigi - Public Domain via Wikipedia Commons

Intitolato in un primo tempo Le Bain, il quadro fu respinto dalla giuria del Salon del 1863. Quell’anno, le opere rifiutate dall’esposizione ufficiale furono molto numerose; così, per contenere le proteste degli artisti, Napoleone III ordinò che i quadri respinti fossero esposti in alcune nuove sale del Palais de l’Industrie, sede del Salon. Nacque così il “Salon des Refusés”, di cui la grande tela di Manet divenne il principale motivo di attrazione, a causa delle polemiche suscitate dalla sua esposizione. I critici e il pubblico giudicarono l’opera volgare e oscena, non solo a causa del soggetto (la presenza di nudi femminili in compagnia di giovanotti borghesi), ma anche per la modernità dello stile cromatico e compositivo. La stessa corte imperiale dichiarò il quadro “un’offesa al pudore”. Questo episodio fu il primo atto d’una battaglia destinata a protrarsi per circa trent’ anni. Manet divenne di colpo il pittore più noto in tutta Parigi, un rivoluzionario suo malgrado, in quanto non era certamente quella la celebrità cui aspirava.

domenica 21 agosto 2016

Porte e finestre - Caillebotte. Una finestra sulla città e sulla malinconia.

Gustave Caillebotte, Giovane uomo alla finestra, 1875 - Collezione privata.

Gustave Caillebotte fu un pittore impressionista, ricordato non solo come artista, ma anche come mecenate: la sua ricchezza personale gli permise infatti di acquistare molte opere di impressionisti e di finanziarne la terza esposizione nel 1877. Lasciò disposizione che, alla sua morte, avvenuta a soli 46 anni, la propria importante collezione fosse donata allo Stato. Ma, incredibile a dirsi, la donazione venne all'inizio rifiutata per essere poi accettata anni dopo ed esposta, ora, al Musée d'Orsay.
I suoi soggetti preferiti sono paesaggi urbani e rurali e interni domestici. Pur aderendo al movimento impressionista, Caillebotte conservò sempre uno stile peculiare, affiancando, al senso vivo del colore e della luce, una cura attenta del disegno, portando ad effetti di resa quasi fotografica.

Porte e finestre - Il balcone di Manet

Édouard Manet, Il balcone, 1868-69, Parigi, Musée d'Orsay.

Il balcone è un'opera di Édouard Manet, che riprende un dipinto molto simile di Francisco Goya, Majas al balcone, realizzato dal pittore spagnolo tra il 1808 e il 1814. Rispetto alla precedente, l'immagine di Manet appare più piatta e meno dotata di volume. Sappiamo infatti come gli Impressionisti affidino l'efficacia rappresentativa del quadro soprattutto ai colori e alla luce, tendendo ad abolire la prospettiva e il chiaroscuro. Eppure Manet (che, ricordiamo, non aderì mai "ufficialmente" all'Impressionismo), partendo dalla consapevolezza che la percezione visiva funziona soprattutto per contrasto tonale (in quanto l'occhio umano, guardando la realtà, coglie soprattutto macchie di colore), riesce a restituirci un'immagine quanto mai vivida e di grande forza espressiva. E il tutto avviene grazie alla luce e al contrasto dei colori: il verde delle persiane, il bianco luminoso dei vestiti, il nero dello sfondo e del vestito dell'uomo.

Porte e finestre. Berthe Morisot. Una finestra sulla luce

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Morisot Berthe, Eugène Manet all'isola di Wight, 1875.

Se volessimo semplificare e riassumere in due parole il percorso fin qui fatto, potremmo dire che
- la finestra nella pittura del Rinascimento è un dispositivo ottico di organizzazione dello spazio, una "veduta" su paesaggi esterni prospetticamente inquadrati,
- la finestra nella pittura del Seicento è una soglia che protegge e separa l'interno della casa dalla città (generalmente l'esterno non si vede, oppure si vede in modo molto vago e sfocato), oppure le finestre sono i luoghi da cui si affacciano graziose popolane, come nel quadro di Murillo o nei tanti dipinti dell'olandese Gerrit Dou, dove la finestra è poco più di una cornice del ritratto,
- la finestra del Romanticismo è uno spazio aperto sull'altrove, sull'ignoto e l'infinito.
Dalle finestre dei quadri Impressionisti, invece, entra dentro il mondo così com'è, o meglio, come lo vedono i pittori di quella corrente artistica: una realtà fatta di luce e di macchie di colore, così come è percepita dall'occhio umano.