Visualizzazione post con etichetta Degas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Degas. Mostra tutti i post

sabato 21 marzo 2020

DONNE AL TAVOLO DI UN BAR


Vista con gli occhi di un uomo. Alcuni stereotipi di genere nell’arte dal Rinascimento al Novecento

INDICE DELL'INTERO PERCORSO
Introduzione
I - Passivo oggetto dello sguardo
II - Angelo del focolare
Appendice - Con le mani in mano
III - Femme fatale
      - Donne che uccidono gli uomini
      - La femme fatale della Belle Epoque
      - Donne al tavolo di un bar
IV - Corpi tra metamorfosi e frammentazioni

La donna del XIX secolo non ha il diritto di testimoniare in un processo, di fare testamento, di esercitare la tutela familiare e tanto meno quello di votare. Le sole donne che godessero l’approvazione della società erano sposate e madri, discrete, sobriamente abbigliate, prive di ogni potere, senza diritto di parola. Chi non riveste il ruolo sociale di figlia o di moglie irreprensibile, chi non sottostà alle ferree leggi dello spazio domestico, è invece rappresentata come ‘donna dissoluta' o 'donna perduta’, figura marginale collocata non all'interno dello spazio domestico, in quanto luogo della donna onesta e virtuosa, ma nei ritrovi della mondanità, come bar, caffè, music-hall.
E' a partire dalla seconda metà dell'Ottocento che cominciano a comparire, soprattutto in Francia, alcuni dipinti che rappresentano la donna seduta al tavolino di un bar, davanti a un bicchiere di assenzio, la "fata verde". Fa parte della cornice iconografica del bohemien, figura che si alimenta dei Fiori del male e della cultura decadente di quell'epoca.

domenica 23 settembre 2018

Finestre nell’arte – Romanticismo e Impressionismo.



Una finestra sul chiaro di luna.
Mentre la finestra nella pittura del Rinascimento è un dispositivo ottico di organizzazione dello spazio, una "veduta" su paesaggi esterni prospetticamente inquadrati e nel Seicento diviene una soglia che protegge e separa l'interno della casa dalla città (generalmente l'esterno non si vede, oppure si vede in modo molto vago e sfocato), nella pittura romantica la finestra diviene una soglia protesa verso l’assoluto, legata all’idea di sublime.
L'idea di "sublime" aveva conosciuto la sua prima definizione teorica nel saggio del 1756 di E. Burke, "Inchiesta sul Bello e il Sublime", in cui l'autore considera il bello e il sublime tra loro opposti. Il sublime non nasce dal piacere della misura, dell'ordine e della forma bella dell'oggetto, ma ha la sua origine nei sentimenti di terrore, di sgomento, di smarrimento suscitati dalla dismisura, da “tutto ciò che è terribile o riguarda cose terribili” (per es. il vuoto, l’oscurità, la solitudine, il silenzio, l'infinito ecc.).

mercoledì 9 dicembre 2015

Animali in Fotografia - Il cavallo al galoppo di Muybridge

Eadweard Muybridge, Cavallo al galoppo – 1878
Dopo il 1870, alcune innovazioni tecniche in campo fotografico, che riducevano i tempi di esposizione a minime frazioni di secondo, e l'invenzione di lastre alla gelatina molto più sensibili, rendevano possibile cogliere dettagli di un corpo in movimento che l'occhio umano non poteva percepire; una serie di scatti dello stesso soggetto in moto, presi a breve distanza l’uno dall’altro, dava l’impressione del movimento, soprattutto se le immagini venivano presentate in rapida successione.