Negli ultimi anni, nel dibattito politico e mediatico soprattutto tedesco (ma non solo), il termine Versteher - letteralmente “colui che comprende”- ha subito una trasformazione radicale. Da parola chiave della tradizione umanistica e della sociologia, è diventato un’etichetta polemica, un’accusa implicita di indulgenza nei confronti di potenze autoritarie come la Russia e la Cina.
Il termine ha sempre goduto di una luce di nobiltà in quanto il verbo verstehen significa comprendere dall’interno le ragioni dell’altro ("mettersi al posto dell'altro"), cogliere il senso dell’azione umana, evitare semplificazioni moralistiche. È la postura metodologica delle scienze umane tedesche, da Dilthey a Weber. Per decenni, soprattutto nel secondo dopoguerra, questo ethos ha plasmato anche la politica estera tedesca, favorendo un approccio dialogico e una diplomazia sensibile alle condizioni storiche degli interlocutori. Ma proprio questa tradizione ha reso possibile la comparsa, nel linguaggio pubblico, di un suo rovescio. A partire dagli anni Ottanta, e in modo sempre più evidente dopo il 1991, Versteher comincia a essere usato in senso critico: non più “colui che comprende”, bensì “colui che giustifica”. C'è un lungo articolo su Wikipedia (https://de.wikipedia.org/wiki/Putinversteher) su questo argomento. La traduzione automatica in italiano rende il termine versteher con "apologeta" o "simpatizzante". È proprio la Germania a costituire, negli ultimi decenni, il principale laboratorio di questa accezione negativa. Il termine Putinversteher è apparso per la prima volta nel 2014 (viene proposto per il concorso annuale Unwort des Jahres), con l'occupazione russa della Crimea, ma è l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 a segnare il punto di non ritorno.
Il termine ha sempre goduto di una luce di nobiltà in quanto il verbo verstehen significa comprendere dall’interno le ragioni dell’altro ("mettersi al posto dell'altro"), cogliere il senso dell’azione umana, evitare semplificazioni moralistiche. È la postura metodologica delle scienze umane tedesche, da Dilthey a Weber. Per decenni, soprattutto nel secondo dopoguerra, questo ethos ha plasmato anche la politica estera tedesca, favorendo un approccio dialogico e una diplomazia sensibile alle condizioni storiche degli interlocutori. Ma proprio questa tradizione ha reso possibile la comparsa, nel linguaggio pubblico, di un suo rovescio. A partire dagli anni Ottanta, e in modo sempre più evidente dopo il 1991, Versteher comincia a essere usato in senso critico: non più “colui che comprende”, bensì “colui che giustifica”. C'è un lungo articolo su Wikipedia (https://de.wikipedia.org/wiki/Putinversteher) su questo argomento. La traduzione automatica in italiano rende il termine versteher con "apologeta" o "simpatizzante". È proprio la Germania a costituire, negli ultimi decenni, il principale laboratorio di questa accezione negativa. Il termine Putinversteher è apparso per la prima volta nel 2014 (viene proposto per il concorso annuale Unwort des Jahres), con l'occupazione russa della Crimea, ma è l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 a segnare il punto di non ritorno.

