martedì 31 marzo 2020

Come cominciai ad amare la fotografia

Vista dal Santuario di Supersano

Si fa presto a dire: troppe fotografie in giro! Sfido, voi ci siete nati dentro. Dopo un mese dalla nascita avevate già due album belli pieni, comprese le stampe dell'ecografia prenatale. Eh sì, lo possiamo dire tutti oggi, che ci sono in giro troppe fotografie, perché tutti le facciamo e le condividiamo e ci sembra di esserne sommersi.
Ok, diciamolo pure. E in fondo mi dispiace un po' per quelli che il valore di una fotografia lo devono cercare nella folla, isolare dalla quantità impazzita di immagini che ci circondano.
Io invece ho avuto si può dire la fortuna?, - mah, non credo possa dirsi una circostanza fortunata -, io ho capito il valore di una fotografia non dalla sua presenza, ma dalla sua mancanza. La fotografia che più mi è entrata dentro è stata una fotografia che non è mai esistita.
Detto così, è una roba da pazzi. Se avete pazienza, ve lo racconto.

lunedì 30 marzo 2020

Rebecca Horn. Il corpo esteso


Rebecca Horn è una performer, scultrice e regista tedesca, che fin dall’inizio porta avanti la sua attività artistica attraverso un ricco ventaglio di forme espressive, che vanno dalla performance al film, dalle sculture e installazioni spaziali ai disegni e fotografie. La sua notorietà è dovuta soprattutto alla creazione di body extension, protesi corporee realizzate in vari materiali che inducono il corpo che le indossa a un nuovo rapporto con lo spazio.
All’età di 19 anni, mentre frequenta l’Accademia di Belle Arti d’Amburgo, inala accidentalmente fibre di vetro e resine artificiali che le danneggiano seriamente i polmoni. Resta così per diciotto mesi ricoverata in un sanatorio e nello stesso periodo subisce la perdita di entrambi i genitori. Costretta a letto, il disegno e la progettazione di estensioni corporee divengono la sua strategia per uscire gradualmente fuori dall’isolamento in cui si trova e di ricollegarsi al mondo.

LA DONNA FETICCIO. LA POUPEE DI HANS BELLMER


Vista con gli occhi di un uomo. Alcuni stereotipi di genere nell’arte dal Rinascimento al Novecento

INDICE DELL'INTERO PERCORSO


La donna feticcio. La poupée di Hans Bellmer

C’è un racconto di Hoffmann, intitolato Der Sandmann (L'uomo della sabbia), in cui si racconta la storia di un giovane di nome Nathanael, che si innamora perdutamente di una ragazza, Olimpia. Con orrore, però, il protagonista scopre che non si tratta di una donna, ma di un automa, la figlia artificiale del Dottor Spallanzani. E la scoperta avviene mentre due uomini, nel contendersela, letteralmente la fanno a pezzi, smembrandola. Questa, e un’altra serie di circostanze, spingeranno il giovane alla pazzia e, infine, al suicidio.

Polvere



Abito questa stanza
in cima al tuo castello
non ricordo da quanti anni
ma se chiudo gli occhi
non so dire il posto delle cose.
Il portagioie di legno è a destra
o a sinistra del gufo impagliato?

Ho provato a pulire, stamattina,
ma la polvere sui piani è ancora là
mi servirà domani
per passarci le dita aperte
e tracciare solchi e parole
per annotare la mia tristezza
che un giorno leggerai.

Si spezzerà questo filo?
Anche il fiore di campo giallino
seccato nel nostro libro di figure
ho macinato nel palmo della mano.
Lo setaccio qui, il piano dove appoggio
i gomiti e la testa qualche volta
nelle pause della mia scrittura.

Una tenda di luce scroscia lieve
nell'aria fino al bordo dei miei piedi
brilla la polvere e danza tutt'attorno
scaglie di pelle, della mia, della tua
unite infine, delle cose morte
che vengono e vanno nella terra
che non temono le ombre della sera.


venerdì 27 marzo 2020

Dei tuoi occhi sepolti nel buio



Dei tuoi occhi sepolti nel buio
non vedo che un guizzo bianco.
Se solo tu mi dessi il permesso
di schiudere l'imposta sulla strada.
C'è luna piena là fuori
in uno strappo di cielo denso.

Non posso voltarmi, come chiedi,
di spalle e far finta di nulla.
Ho bisogno di vedere, lo sai.
Che tormento questi occhi assetati.

Ricordi quella madre sulla soglia scura
con in braccio il suo bambino
attaccato ingordo al piccolo seno.
Mi hai chiesto ancora, sottovoce,
di guardare altrove, lontano.

Eppure lo sai bene
agli occhi non si comanda.
Così ora scelgo di fuggire
e alla luce far pagare la sua pena
perché vedendo il tuo corpo ferito
non ho pianto. L'ho desiderato.

mercoledì 25 marzo 2020

correvi le foglie



Tra i verdi filari
correvi le foglie
amare nel sole
mordevi
le foglie
vischiose. Parole
contro cicale
per acquietare
la pena furiosa
nell'aria
che sale
si posa
la cenere fredda
mio padre
dal tronco scavato
mi chiama
mia madre
nel grembo
si ammanta
di voce di lama.
Correvi le foglie
amare di fiato
e sudore
linfa di pianta
che cola
sul canto chinato
che muore
correvi la terra
si schianta.
Era bello l'insetto
smaltato
uno specchio
nell'ali serrate
hai guardato
era vecchio
il ciglio del cielo
i tuoi occhi
le fronti bendate
distese
correvi le foglie
inclinate
le labbra rapprese
di gelo.




LE DONNE DI MAN RAY

Man Ray, Le violon d'Ingres, 1924.

Vista con gli occhi di un uomo. Alcuni stereotipi di genere nell’arte dal Rinascimento al Novecento

INDICE DELL'INTERO PERCORSO
Introduzione
I - Passivo oggetto dello sguardo
II - Angelo del focolare
Appendice - Con le mani in mano
III - Femme fatale
IV - Corpi tra metamorfosi e frammentazioni
      - Lo sguardo del Surrealismo sulla donna
      - La figura femminile nella pittura di Magritte
      - Le donne di Man Ray
      - La donna feticcio. La poupée di Hans Bellmer

Potrebbe, a prima vista, sembrare contraddittoria la definizione di fotografia surrealista, cioè l’accostamento tra una pratica che un secolo fa veniva ancora considerata come una registrazione automatica del reale e un movimento artistico che invoca invece la surrealtà, cercandola nella dimensione del sogno e dell’inconscio e ricorrendo ad alcune tecniche, come quella della scrittura automatica. E invece proprio la fotografia, con le sue caratteristiche di taglio, di inquadratura, di rapporto di luce e ombra, può essere a pieno titolo considerata una forma di scrittura. E in tal senso la intendono i surrealisti, che amplificano proprio questo aspetto dell’immagine fotografica, ricorrendo a una serie di pratiche e di artifici che ne enfatizzano la natura di segno, saggiando le possibilità espressive del mezzo fotografico: rayogrammi, solarizzazioni, fotomontaggi, sovraimpressioni, esposizioni multiple, collage, bruciature e pietrificazioni, tecniche di manipolazione che rendono la fotografia un'esperienza al servizio dell'esplorazione dell'immaginario o dell'inconscio, che permettono di realizzare uno stile che tende all’onirismo, al fine di svelare ciò che è celato dietro le apparenze. Tali sperimentazioni sono strettamente correlate ai temi del surrealismo, che privilegiano in particolare il corpo nudo femminile che, come in pittura, subisce processi di ibridazione, frammentazione, distorsione, deformazione, mimetismo, che lo impregnano di una forte carica erotica e che, soprattutto, generano dei ribaltamenti di senso che mettono in crisi le convenzioni percettive del corpo umano, dando vita all’ ‘informe’.

LA FIGURA FEMMINILE NELLA PITTURA DI MAGRITTE

René Magritte, L'invenzione collettiva, 1934.

Vista con gli occhi di un uomo. Alcuni stereotipi di genere nell’arte dal Rinascimento al Novecento

INDICE DELL'INTERO PERCORSO
Introduzione
I - Passivo oggetto dello sguardo
II - Angelo del focolare
Appendice - Con le mani in mano
III - Femme fatale
IV - Corpi tra metamorfosi e frammentazioni
      - Lo sguardo del Surrealismo sulla donna
      - La figura femminile nella pittura di Magritte
      - Le donne di Man Ray
      - Il corpo feticcio. La poupée di Hans Bellmer


L’arte di Magritte si caratterizza come una rappresentazione costantemente instabile, che turba le nostre consuetudini visive e le nostre convenzioni interpretative, nella misura in cui cerca di trasportare la visione dal quotidiano all’inatteso, di evocare l’insolito a partire dalle figure familiari. E cosa c’è di più familiare del corpo umano? Ma proprio questo oggetto familiare viene proposto in svariate soluzioni che lo decontestualizzano, lo liberano dai consueti schemi di utilità e di uso, per farcelo vedere in un modo del tutto nuovo. Magritte emancipa il corpo dalla sua identità socio-culturale, sovvertendo l’immagine abituale che si è sedimentata nel corso dei secoli.
Un consistente numero di quadri dell'autore ci restituisce corpi radicalmente deformati, amputati o frammentati, dis-organizzati, dove l'integrità della figura è violata e riconfigurata. E' il corpo femminile ad essere la figura prevalente, proposto in svariate soluzioni, frantumato in più elementi e ricomposto mediante un'operazione linguistica.