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lunedì 30 marzo 2020

Rebecca Horn. Il corpo esteso


Rebecca Horn è una performer, scultrice e regista tedesca, che fin dall’inizio porta avanti la sua attività artistica attraverso un ricco ventaglio di forme espressive, che vanno dalla performance al film, dalle sculture e installazioni spaziali ai disegni e fotografie. La sua notorietà è dovuta soprattutto alla creazione di body extension, protesi corporee realizzate in vari materiali che inducono il corpo che le indossa a un nuovo rapporto con lo spazio.
All’età di 19 anni, mentre frequenta l’Accademia di Belle Arti d’Amburgo, inala accidentalmente fibre di vetro e resine artificiali che le danneggiano seriamente i polmoni. Resta così per diciotto mesi ricoverata in un sanatorio e nello stesso periodo subisce la perdita di entrambi i genitori. Costretta a letto, il disegno e la progettazione di estensioni corporee divengono la sua strategia per uscire gradualmente fuori dall’isolamento in cui si trova e di ricollegarsi al mondo.

martedì 17 settembre 2019

L’impronta blu. Yves Klein e il corpo come “pennello vivente”

Yves Klein, ANT 82, Anthropométrie de l'époque bleue, 1960

Negli anni Cinquanta del secolo scorso il corpo è materia espressiva di alcune esperienze artistiche, ma non come oggetto di rappresentazione, bensì come soggetto in azione; non all’interno della tela, ma al di fuori di essa. Ne sono esempi l’action panting di Pollock, le performance di Saburo Murakami (At One Moment Opening Six Holes), che si esibisce perforando di corsa con il proprio corpo una fila ordinata di schermi di carta fissati ad un’intelaiatura di legno, i rotolamenti nel fango di Kazuo Shiraga (altro artista del Gruppo Gutai50) in una lotta del corpo contro la materia.
L’artista francese Yves Klein utilizza il corpo come un pennello umano mentre Piero Manzoni, realizzando le Sculture Viventi, eliminerà completamente la superficie pittorica e trasformerà il corpo della modella in un’opera d’arte vera e propria, firmandolo e facendone una sorta di ready-made umano (firmerà anche personaggi famosi, come Umberto Eco). Il ruolo della modella, in queste esperienze, cambia in modo rilevante: il suo corpo non viene fatto oggetto di rappresentazione, più o meno realistica, ma diviene parte attiva. E il corpo in genere non viene più considerato come mero contenuto dell’opera, ma come mezzo espressivo.

sabato 8 dicembre 2018

L'opera d'arte come evento



Le avanguardie del primo Novecento portano a compimento la rottura con la tradizione e ridefiniscono radicalmente il concetto di opera d’arte, di artista e di spettatore. I movimenti che si affermano in Europa a partire dai primi anni del Ventesimo secolo pongono le basi teoriche e definiscono alcuni tratti propri delle forme d’arte che si svilupperanno negli anni successivi: la liberazione dalle costrizioni della rappresentazione e della narrazione, la messa in discussione del confine tra arte e vita, il gusto per la provocazione e la trasgressione, l’ibridazione dei generi, il rifiuto della mercificazione dell’arte, il coinvolgimento attivo dello spettatore sia nella fruizione che nella realizzazione stessa dell’opera.
Tra i primi a sostenere la necessità di una viva partecipazione del pubblico all’azione vi sono i futuristi e i dadaisti, che ricorrono ad azioni performative, come campo di attuazione delle nuove idee sull’arte.