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venerdì 7 febbraio 2020

I MOSTRI DEL MEDIOEVO


ORIGINE DEI BESTIARI FANTASTICI MEDIEVALI
La rappresentazione di creature fantastiche zoomorfe, immaginarie e mostruose, è un tema molto comune nell’arte, ma nel Medioevo fu particolarmente presente, costituendo un motivo costante all’interno e all’esterno delle cattedrali, nei mosaici, nei bestiari, nelle miniature e nelle cosmografie di tutti i paesi d’Europa.
Una così ricca varietà iconografica non può certamente nascere dal nulla, ma attinge a una lunga tradizione secolare che ne ha lentamente definito le caratteristiche, radicandosi in tutti gli strati della popolazione.

lunedì 24 settembre 2018

Gli animali nell'arte - I Bestiari medievali

Aberdeen Bestiary


Innanzitutto, per capire l'iconografia medievale riguardante gli animali, dobbiamo partire da un brano di Michel Pastoureau: "A differenza di quanto generalmente si creda, gli uomini del Medioevo sapevano osservare assai bene la fauna e la flora, ma non pensavano affatto che ciò avesse un rapporto con il sapere, né che potesse condurre alla verità. Quest'ultima non rientra nel campo della fisica, ma della metafisica: il reale è una cosa, il vero un'altra, diversa. Allo stesso modo, artisti e illustratori sarebbero stati perfettamente in grado di raffigurare gli animali in maniera realistica, eppure iniziarono a farlo solo al termine del Medioevo. Dal loro punto di vista, infatti, le rappresentazioni convenzionali - quelle che si vedono nei bestiari miniati - erano più importanti e veritiere di quelle naturalistiche. Per la cultura medievale, preciso non significa vero".
Per comprendere l'iconografia medievale, dunque, dobbiamo considerare il rapporto tra l'uomo di quel tempo e la natura. La realtà fisica della natura non era considerata dal punto di vista estetico o scientifico, ma veniva vista e pensata, compresa e assimilata in rapporto con la dimensione spirituale. Se già San Paolo, nelle sue epistole, aveva affermato che il mondo terreno è lo specchio della volontà divina, è Ugo di San Vittore che nel De tribus diebus (1123) afferma esplicitamente che “questo mondo sensibile è quasi un libro scritto dal dito di Dio”. La natura, dunque, è una sorta di testo cifrato, in cui ogni elemento è signum, cioè simbolo che allude ad "altro", a verità spirituali e religiose, una sorta di Sacra Scrittura redatta in un linguaggio diverso dalle parole.

lunedì 12 marzo 2018

Medioevo senza ombre

Il Medioevo non è molto interessato alla rappresentazione dell'ombra in pittura. Come scrive Stoichita ("Breve storia dell'ombra"), è lo statuto ontologico dell'immagine medievale ad essere responsabile di questa omissione. Le immagini medievali, il più delle volte di contenuto sacro e religioso, sono prive di corporeità. Lo stesso Stoichita riporta, come esempio, un passo del Purgatorio della Divina Commedia, quello in cui Dante, mentre passeggia con Virgilio, si accorge che quest'ultimo non proietta ombra. A parte il poeta, in effetti, tutti i personaggi del poema sono anime prive di corpo, prive di carnalità. L'ombra è insomma legata alla vita, alla carne, al corpo terreno e quest'ultimo sarà soprattutto una scoperta del Rinascimento.
Se, ad esempio, si osservano i dipinti di Giotto, notiamo come le ombre portate siano pressoché assenti.

Giotto, Fuga in Egitto, 1303-05, Cappella degli Scrovegni, Padova.


lunedì 20 marzo 2017

Follia - Follia rituale e mondi alla rovescia

La tradizione, popolare e letteraria, che racconta di mondi alla rovescia, fa parte della cultura europea almeno a partire dalla Grecia classica, passando per il Medioevo fino all’età moderna. L’elemento di continuità attraverso i secoli è ben definito: il capovolgimento delle relazioni sociali e dei rapporti di classe, la rivincita del popolino e degli ultimi, la satira sui ceti dominanti. Appartengono a questa tradizione i miti del paese di Cuccagna, le fontane e le isole dell’Eterna Giovinezza, che sono tutti “mondi alla rovescia”; le feste dei folli e il carnevale, che sono invece “tempi alla rovescia”. Entrambe le tipologie accolgono i desideri e le angosce dell’uomo, i suoi sogni irrealizzabili nella realtà, le voglie di riscatto e di rivalsa.

Questi mondi all’incontrario si nutrono delle istituzioni religiose, politiche, letterarie e culturali del loro tempo, mentre al contempo le negano o le contrastano con il grimaldello paròdico costituito da una vera e propria liturgia del rovesciamento e del ribaltamento. La loro natura, tuttavia, è tale da giustificarne le più disparate e contraddittorie letture: da quella che vede come asse costitutivo di quei mondi alla rovescia la trasgressione e una sotterranea ribellione allo status quo, a quella che, al contrario, ne valuta la portata di normalizzazione e di controllo sociale. Le feste in cui si collocano questi “rovesciamenti”, infatti, non sono mai un divertimento disordinato, bensì un tempo liturgico, che si serve di rituali formalizzati. Ma, se un mondo è compreso in una liturgia, si può davvero dire che sia un mondo all’incontrario? La ritualizzazione, infatti, non può fare altro che regolare e normalizzare.

Mummers from Oxford, Bodleian Library MS Bodley 264 - Pinterest


Follia - Il folle nel Medioevo

Salterio, lettera ‘O’ istoriata in cui è rappresentato un Folle con palla di cristallo e la “marotte”, il tipico bastone del giullare con un volto intagliato che riflette il folle stesso, XIII secolo.


Come ci ha dimostrato Michel Foucault, nel suo celebre La storia della follia in epoca classica (1963), la concezione moderna di “follia” nasce attorno al XV secolo. Nell’antichità e nel Medioevo la follia non ha un’esistenza autonoma e si confonde con le manifestazioni del sacro. La convivenza quotidiana con la dimensione magico-religiosa della realtà instaura un profondo legame tra follia e forze divine o demoniache. Nella mitologia greca, la furia delle menadi o quella che acceca eroi come Ercole o Aiace, è provocata da divinità.

venerdì 18 dicembre 2015

Animali in pittura - Giotto

Giotto di Bondone, San Francesco d'Assisi predica agli uccelli (1290 - 1295 ca.), affresco, Basilica Superiore di San Francesco in Assisi.

La Predica agli uccelli è la quindicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1295 e il 1299. L'episodio raffigurato si riferisce ad un avvenimento narrato nella Legenda Maior, che costituiva la biografia ufficiale di san Francesco d'Assisi, scritta tra il 1260 ed il 1263 da san Bonaventura da Bagnoregio.
Il Santo è qui ritratto leggermente chinato verso terra, mentre