A partire dalla seconda metà del Seicento, la follia fu, secondo Foucault, oggetto di una pervicace opera di occultamento, di netta separazione dalla società. Non le venne più riconosciuto alcun fascino o alcuna dignità: la follia è solo follia, simile alla lebbra, a fronte di una ragione che la irride e la ripudia. Nel momento in cui Cartesio fondava l'intera conoscenza sulla verità del cogito ergo sum, allora l'io che pensa non poteva più essere un folle, a meno di privare l'intero sapere delle sue fondamenta. Nell'ottica cartesiana, la follia viene assolutamente esclusa dal pensiero: il pensiero è esercizio di sovranità da parte della ragione e non può essere insensato. Cominciava un'epoca che concepiva la follia come estranea alla cultura ufficiale – dominata dal razionalismo – e che quindi la allontanava dalla società, sia fisicamente che teoricamente.
William Hogarth, Il manicomio di Bedlam, 1733, John Soane's Museum, Londra.
Iniziò la segregazione del malato mentale, il suo internamento in luoghi separati, simili ai lebbrosari ormai scomparsi; ben presto i privilegi culturali ed il potere di suggestione del folle lasceranno spazio alla sua visione come minaccia, o semplicemente come individuo superfluo, da allontanare e rimuovere dalla coscienza sociale.
La follia non era ancora oggetto di studio e cura; veniva solo allontanata, ridotta al silenzio e confusa con tutti i comportamenti considerati asociali, non ragionevoli, manifestazione di una natura inumana contrapposta all’ordine determinato dalla ragione. Imprigionati indistintamente assieme erano i criminali, i miserabili, i malati di malattie veneree, gli omosessuali.
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lunedì 10 aprile 2017
lunedì 20 marzo 2017
Follia - Il folle nel Medioevo
Come ci ha dimostrato Michel Foucault, nel suo celebre La storia della follia in epoca classica (1963), la concezione moderna di “follia” nasce attorno al XV secolo. Nell’antichità e nel Medioevo la follia non ha un’esistenza autonoma e si confonde con le manifestazioni del sacro. La convivenza quotidiana con la dimensione magico-religiosa della realtà instaura un profondo legame tra follia e forze divine o demoniache. Nella mitologia greca, la furia delle menadi o quella che acceca eroi come Ercole o Aiace, è provocata da divinità.
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