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mercoledì 2 novembre 2016

L'uomo e la natura - OLD WILD WEST. TIMOTHY O'SULLIVAN

Timothy O’Sullivan, Echo Canyon, 1869.

Nel 1867 il fotografo Timothy O'Sullivan (1840-1882) accompagnò Clarence King, geologo del Geological Exploration of the Fortieth Parallel (comunemente conosciuto come Fortieth Parallel Survey) in una spedizione, finanziata da fondi federali, nel lontano west, dalla California al Wyoming.
O'Sullivan, che aveva iniziato come apprendista negli studi di New York di Matthew Brady, si era distinto come fotografo di guerra nel corso del sanguinoso conflitto civile. Clarence King, oltre che geologo e alpinista, era anche un intenditore d’arte.
La spedizione incontrò non pochi ostacoli: malaria, fiumi insidiosi, impervi passi di montagna ghiacciati. Ma, in condizioni spesso disumane, O'Sullivan riuscì a scattare fotografie incomparabili, divenute leggendarie. Si tenga presente che le grandi lastre al collodio venivano sviluppate sul posto, in pochi minuti (mentre le stampe all’albumina vennero eseguite in un laboratorio fotografico di Washington dopo la conclusione della spedizione). Un secolo più tardi Ansel Adams osserverà che, nonostante queste difficoltà, nessuna fotografia moderna riesce a trasmettere lo stesso stato d’animo di queste nobili scene.

Per questa immagine, raffigurante l’Echo Canyon, nello Utah, O'Sullivan ha scelto un angolo che illustra la grandezza vertiginosa delle formazioni rocciose, oltre a fornire informazioni sulla stratigrafia e sulla composizione geologica.
L’indagine di King comprendeva una fascia di territorio a nord del 40° parallelo che costeggiava il percorso della Central Pacific Railroad (già in costruzione). Lo scopo espresso della spedizione era quello di accertare le caratteristiche fisiche della regione, tra cui le risorse minerarie, la flora, la fauna e il potenziale agricolo. Un altro scopo potrebbe essere stato quello di identificare e mappare le possibili roccaforti da cui i nativi americani potevano organizzare la resistenza contro l’avanzata dei coloni bianchi. Tali indagini e fotografie erano, in ultima analisi, uno strumento della politica di espansione verso ovest conosciuta come Manifest Destiny.
O'Sullivan fu il primo a riuscire a catturare le bellezze naturali del West in un modo mai visto prima, che grande influenza avrà su molti fotografi degli anni a venire, primo tra tutti Ansel Adams.
Si è già detto come il popolo americano, che non poteva vantare lunghe tradizioni storiche, avesse eletto le sue radici nel mito di una natura incontaminata, mai violata dall’uomo e, per questo, più vicina a Dio.
L’intellettuale americano Ralph Waldo Emerson propose un modello di relazione con la natura che fa dell’osservatore una «pupilla trasparente», capace – come un meccanismo ottico – di percepire ogni dettaglio dell’ambiente. In sintonia con questo ideale, l’apparecchio fotografico e la lastra negativa furono assunti come punto di riferimento per l’osservatore, che doveva amplificare al massimo la propria capacità di vedere e di memorizzare, e la cui visione era considerata tanto più vicina allo spirito divino quanto meno corrotta dal filtro deformante dell’artista. Fu questo ideale a sostenere il lavoro di pittori e fotografi al seguito dei viaggi di esplorazione e di conquista dei territori del West.
E questa concezione della "pupilla trasparente", della visione libera da filtri, rimarrà per lungo tempo radicata nell'immaginario americano.

Timothy O'Sullivan, Shoshone Falls, Idaho, in 1868.

La storia della fotografia e quella della formazione degli Stati Uniti sono andate di pari passo, intrecciandosi a vicenda. Il nuovo medium era stato appena inventato (1839) che già seguiva i soldati americani nella guerra contro il Messico per l’annessione della California e degli stati del sud-ovest, nella corsa all’oro, sui campi della guerra civile, nella costruzione delle grandi linee ferroviarie, nella colonizzazione degli immensi territori del West. Attraverso queste immagini, che ritraevano le montagne più alte, i canyon più profondi, le popolazioni native con i loro usi e costumi, e che grande diffusione ebbero come illustrazioni di album, libri e giornali, la maggior parte degli americani fece il primo incontro con quelle terre lontane. E attraverso di esse quel popolo acquisì coscienza di chi fosse, di dove fosse, di cosa avesse a disposizione.
Fin dall’inizio il governo federale ebbe un ruolo fondamentale nel processo di acquisizione della documentazione visiva del West. Nell’era pre-fotografica, a partire dagli anni venti dell’Ottocento, il governò assunse diversi pittori e illustratori al seguito delle spedizioni di esplorazione. Ma, a partire dagli anni quaranta, furono numerosi i fotografi incaricati di documentare con immagini i nuovi territori. Furono soprattutto gli anni sessanta e settanta la “golden age of western photography”. Si trattava di fotografi pieni di ingegno e di talento, formatisi sui campi della Guerra di secessione.
Il governo giocò due ruoli chiave nella creazione dell’immagine fotografica del West: non solo sponsorizzò le spedizioni di scienziati e fotografi attraverso gli immensi territori sconosciuti, non solo provvide dunque alla produzione di queste immagini, ma si occupò anche della loro pubblicazione e ad approntare gli archivi in cui tali immagini sarebbero state raccolte. In questo secondo ruolo, il governo nazionale delineò la funzione che queste fotografie dovevano avere nella coscienza degli americani: esse dipingevano il West come un posto libero, pieno di risorse naturali e pronto per essere occupato e inoltre, mostrando quei territori come un paradiso incontaminato, come l'immagine del creato così come era uscito dalle mani di Dio, sembravano affermare: “questa è la terra promessa del popolo americano. Questa è, per diritto divino, la terra a lui destinata”.
Tocqueville, nel suo soggiorno americano, annotò i commenti che alcuni “onesti cittadini” avevano rilasciato: “Questo mondo ci appartiene... Dio, nel rifiutare ai primi abitanti la capacità di civilizzarsi, li ha destinati in anticipo all’inevitabile distruzione. I veri proprietari di questo continente sono quelli che sanno come sfruttare le sue ricchezze”.

Timothy O'Sullivan, Rock formations in the Washakie Badlands, Wyoming, 1872.

Le immagini dei fotografi al seguito delle grandi spedizioni del lontano West mostrano fin da subito un punto di vista costante: nel mentre illustrano la vastità e la grandiosità del paesaggio, rivelano anche la sua malleabilità alle trasformazioni, la sua duttilità a piegarsi alla volontà di ferro e al potere tecnologico del popolo bianco americano. Un potere che significava soprattutto creazione di ferrovie, città, industrie, miniere, insomma di tutte quelle strutture stanziali che comportano una radicale trasformazione del paesaggio. Una visione di quel territorio del tutto diversa da quella delle tribù nomadi dei nativi americani che su quelle terre avevano vissuto da sempre senza apportare quasi nessuna modifica.
Eppure in quelle foto viene completamente ignorato un fatto centrale: la conquista del West comportava non solo una lotta contro una terra dura e a volte spietata, ma anche una lotta contro le popolazioni native di quei luoghi, che in quelle terre vivevano già da prima. Questo conflitto è completamente eluso in queste immagini.

Timothy O'Sullivan, The mining town of Gold Hill, just south of Virginia City, Nevada, in 1867.

Se noi guardiamo bene queste fotografie di “esplorazione”, il dato interessante non è ciò che esse mostrano, ma soprattutto ciò che esse escludono dalla loro visione del territorio. Come mette in evidenza Martha Sandweiss in “Photography, the Archive and the Invention of the American West”, queste fotografie di “western landscape” dipingono uno spazio privo di conflitti, da una parte come natura incontaminata specchio della creazione, dall’altra come luogo pieno di risorse e di possibilità per tutti. Un mondo ideale, all’interno del quale è assente qualsiasi minaccia al nuovo ordine delle cose che si sta imponendo.
Per comprendere l’originale significato di queste fotografie, dobbiamo pensarle fuori dai musei dove ora sono. Dobbiamo trarle fuori dalle considerazioni di tipo estetico per esaminarle nel loro contesto storico, osservandole negli album e negli archivi sponsorizzati dal governo dove erano state raccolte. In essi queste immagini erano accompagnate da testi, che orientavano l’osservazione degli spettatori, privilegiando un’interpretazione anche là dove ne erano possibili molteplici. E le parole riuscivano a trasformare delle immagini statiche in emozionanti narrazioni, che raccontavano il futuro luminoso della nazione americana.

Timothy O'Sullivan, Panoramic view of tents and a camp identified as "Camp Beauty", rock towers and canyon walls in Canyon de Chelly National Monument, Arizona, 1873.

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