martedì 29 ottobre 2019

La violenza sulle donne nella storia dell’arte


Susanna e i vecchioni

La violenza è presente nell’arte di tutti i secoli. Da Lascaux ai giorni nostri. Violenta è l’arte della Grecia antica, quando gli dei infuriati puniscono la hybris degli uomini, e violenta sarà l’arte cristiana, con le sue crocifissioni, i suoi martiri trafitti dalle frecce, lapidati o decapitati, le sue feroci rappresentazioni dell'inferno e dei dannati per l’eternità. Per non parlare delle scene di guerra e di battaglia.
Ma, sia nel Vecchio Testamento che nella mitologia classica che nella storia di tutti i tempi non mancano le storie di violenza perpetrata contro le donne, insidiate, rapite, stuprate. Le rappresentazioni di questi episodi di rapimento o di violenza sessuale definiscono i contorni di un sistema iconografico tutto al maschile. E’ in particolare con il venir meno dell’ideale umanista del Rinascimento e con l’affermazione dello stile manierista prima, e di quello barocco poi, che l’arte andrà in cerca di effetti emotivi e spettacolari tali da provocare  deformazioni e torsioni dei corpi e l’esasperazione dei gesti e delle espressioni, enfatizzando la violenza della rappresentazione. Le immagini mettono insieme erotismo e sadismo, offrendo la vista di una vittima tremante e completamente alla mercé del potere dell’uomo. Tiziano, Bernini, Rubens e tantissimi altri impiegano tutto il proprio virtuosismo artistico in queste scene: rappresentare un corpo che afferra impetuosamente un altro corpo è una vera sfida artistica.

lunedì 28 ottobre 2019

Dal punto di vista di Dio

Un progetto molto bello quello di Claudio Beorchia, voluto e curato da Matteo Luigi Balduzzi e dal Museo Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo e che ha coinvolto centinaia di residenti nella regione Lombardia.
Qui il progetto: http://tracieloeterra.mufoco.org/progetto/
L'obiettivo: osservare e fotografare il paesaggio dal punto di vista dei santi che da secoli guardano il mondo all'interno delle edicole votive disseminate nel territorio.
Venerdì prossimo, 1 novembre 2019, la Festa di inaugurazione presso il Museo di Cinisello.

Francesca Woodman. Il corpo oltre i confini del corpo



La fotografia di Francesca Woodman è un viaggio all’interno del corpo femminile, che l’artista trae fuori dagli stereotipi rappresentativi della tradizione per usarlo come strumento, estetico e insieme vitale, non solo per interrogare la propria identità, ma per farne opera d’arte in sé. E per far questo, ne travalica i limiti anatomici, lo sottopone a metamorfosi, lo maschera, lo dissolve, lo trasforma in spazio. Lo colloca in una tensione continua tra la carne e lo spirito, tra presenza e assenza, tra visibile e invisibile, rendendolo abitante di una dimensione sfuggente e transitoria. Ma soprattutto lo rende attivo sulla scena, protagonista di uno scambio simbolico con lo spazio esterno, liberandolo da quei cliché di passività che da sempre avevano caratterizzato la rappresentazione del corpo femminile.

sabato 26 ottobre 2019

Belle addormentate


La donna immersa nel sonno è un topos iconografico della storia dell'arte. Dalle scene del mito agli interni borghesi, questo tipo di rappresentazione modella nello spettatore un tipo di fruizione particolare, quella di chi osserva, non visto, qualcuno che si trova in una condizione di estrema inerzia e inconsapevolezza. La rappresentazione della dormiente si configura come uno stereotipo di passività, in cui la donna diventa puro oggetto di una brama che si esprime nello sguardo.



Spiate nel sonno

La donna dormiente è un topos dell’arte di tutti i tempi. Dall’antichità ci sono pervenute statue di figure mitologiche scolpite mentre sono avvolte nel sonno. Un esempio classico è quello di Arianna, addormentata sull’isola di Nasso mentre Teseo sta fuggendo via. Dall’antichità ci sono pervenute anche statue di personaggi maschili dormienti, come Endimione o il Satiro ubriaco. Nel Rinascimento esplodono le figure di Veneri, ninfe e fanciulle addormentate nei boschi, qualche volta da sole, molto spesso spiate da Satiri o da Dei. Molte di queste tele riprendono il mito che narra la storia di Antiope, giovane e bellissima figlia del re di Tebe, Nitteo, re di Tebe. Dopo una cavalcata sul monte Citerone, sorpresa da un temporale, Antiope si rifugia in una grotta; qui, mentre dorme, le si avvicina Zeus, sotto le spoglie di un satiro, che la possiede amorosamente e la lascia incinta.

domenica 20 ottobre 2019

La rugginina



Sempre m’incantò la rugginina
che poggia il suo breve rizoma
nell’arida pietra e sprilla di steli
svettando regina sull’atro castello
e sui vecchi palazzi adombrata
dall’alte cimase incurante
dei fregi barocchi impazziti
di volute, di pietra delirante.

Fosse la natura un vangelo
di cui sbrogliare l’oscura allegoria
piccola felce ti farei segno
di amor disperato e tenace
di una pur scarna esistenza.

Ma la foresta di simboli
fugge la cornice che squadra la follia
dei lezi barocchi. La semenza
porta il vento negli angoli
crepati dall’inutile entropia.
Semmai potrei accordarti
un tenue cenno di sopravvivenza.

venerdì 18 ottobre 2019

Naufragio



Sono lontane da qui le siepi di bosso
e i viali solenni di cipressi.
Non s’ode, da questo tacere scipito,
battere sul marmo la verrina.

Qui giunge a volte un alito di vento
foràneo, che passa quasi inavvertito
sul falbo strame accanto alla pietraia.

Nella notte il marinaio attese a lungo
che il faro gl’indicasse la sua rotta,
nell’onda che mugghia e s’affolta.

Sparsi stamane, tra i ciottoli e la rena,
un po’ di legno, due pale del timone
e una catena tra le valve screpolate.

Sotto questo cielo che s’incaglia
in frastornate quieti, come inebetito
d’azzurro che si volge a sera,
non scorgo riverberi di luce sulla costa.

Solo un volo ferito sulla faglia
prigioniera.

giovedì 17 ottobre 2019

Donne davanti a uno specchio



Esistono centinaia, probabilmente migliaia, di rappresentazioni in cui l'immagine della donna viene sdoppiata in due da uno specchio. Al confronto, il numero di analoghe rappresentazioni maschili è insignificante. L'immaginario figurativo, dunque, ha configurato nei secoli l'identità femminile come doppio, come territorio interpretativo problematico e sfuggente.

Il rapporto della donna con lo specchio si perde nella notte dei tempi. Forse non tutti sanno che il simbolo del femminile, cioè ♀, è la rappresentazione stilizzata della mano della dea Venere che sorregge uno specchio (mentre quello maschile, convenzionalmente rappresentato con il simbolo ♂, è la raffigurazione stilizzata dello scudo e della lancia del dio Marte).
Lo specchio è un oggetto estremamente ambivalente, che si è storicamente prestato ad essere associato a varie attività e situazioni umane, le più disparate: la conoscenza, la magia, il vizio, l’eros, l’introspezione (l’identità e il rapporto con se stessi),  ecc.
I dipinti raffiguranti donne davanti a uno specchio sono migliaia. E’ lecito affermare che si tratti di uno stereotipo iconografico di genere, dato che il numero di  rappresentazioni di soggetti maschili ritratti in relazione con uno specchio è davvero insignificante se paragonato a quello che caratterizza le rappresentazioni femminili.
In genere il soggetto femminile viene mostrato in un interno, di schiena o di profilo, seduto o in piedi.
Queste raffigurazioni abbracciano le epoche e gli stili più vari, e dunque veicolano anche messaggi estetici, culturali e sociali diversi.

mercoledì 16 ottobre 2019

Haruki Murakami



Leggere i romanzi di Murakami è davvero una singolare esperienza dello spirito. Le sue pagine oscillano tra una quotidianità quasi minimalista e una dimensione onirica dal profondo spessore simbolico.

Pochi libri riescono a coinvolgere non solo la mente del lettore, ma anche la sua sfera sensoriale. Questi sono tra quelli. In tutti i romanzi che ho letto c’è prima di tutto una colonna sonora che li attraversa, fatta soprattutto di musica jazz, molto efficace, con la sua raffinata innocenza, nel creare l’atmosfera di straniamento allucinatorio dei personaggi.