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| Edward S. Curtis, Portrait of Geronimo, 1905. |
La ricerca etnografica della seconda metà dell’Ottocento, più che cercare di scoprire la cultura e il funzionamento comunitario delle etnie con cui entra in contatto, cerca soprattutto di definirle attraverso lo studio dei corpi, come per assicurarsi di avere a che fare con veri esseri umani.
Il corpo è allora classificato e misurato, per farne la prova materiale delle supposte differenze razziali. I nativi americani, gli africani e gli altri popoli sono fotografati da varie angolazioni per determinare le difformità fisiche principali in rapporto alle norme definite per l’uomo bianco. Il corpo diventa oggetto di studio unicamente in rapporto alla sua forma e alle sue caratteristiche oggettive (altezza, forma del capo, ecc.). Di conseguenza, la fotografia etnografica assume inquadrature e punti di vista adeguati allo scopo, e cioè asettiche, frontali e omogenee, che non cercano di valorizzare i corpi, ma di renderli classificabili, cioè comparabili rispetto a un modello.
Col passare degli anni la ricerca comincia a espandere i suoi obiettivi, che includono lo studio della cultura e della società di quelle popolazioni. E spesso finisce per subirne il fascino.

