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giovedì 6 settembre 2018

Errori di prospettiva


Antonello da Messina, San Sebastiano, 1478, Dresden Gemäldegalerie.


Abbiamo visto come, a partire dal Rinascimento, la ricezione di un quadro da parte di uno spettatore si fondi sul fatto che quest’ultimo, a priori, accetti l'effetto trompe l'oeil. L'osservatore è invitato, secondo l'espressione di Alberti, a considerare il quadro come una “finestra sul mondo” e a comportarsi, rispetto alla scena rappresentata, e perciò simulata, come di fronte a una scena reale. L’adozione del dispositivo prospettico costituisce, da questo punto di vista, lo strumento per ottenere la simulazione di una visione naturalistica delle cose.
Ma più o meno tutti i grandi artisti rinascimentali – da Antonello da Messina a Mantegna, da Leonardo da Vinci a Raffaello, da Michelangelo a Dürer – hanno spesso tradito, consapevolmente o meno, le regole prospettiche di cui si sono fatti promotori, quando il rispetto pedissequo di quelle regole, in particolare del punto di vista unico, comprimeva le potenzialità espressive dell’opera. La prospettiva quattrocentesca non è perciò da intendersi come norma assoluta, ma strumento nelle mani dell’artista.

La prospettiva come espressione dell’antropocentrismo moderno

Piero della Francesca, Flagellazione, 1458-59 ca., Galleria Nazionale delle Marche di Urbino.

Nella prospettiva trova espressione la cultura antropocentrica dell’età moderna. Il nuovo stile pittorico che chiamiamo Rinascimento, fondato sulla prospettiva e sulla razionalizzazione dello spazio, è il segno di una nuova attitudine dell’uomo verso il mondo, di una trasformazione spirituale, culturale e sociale che in parte ritrova la perduta tradizione dell’umanesimo classico.
Il concetto di spazio che si viene ad affermare in questo periodo non è l’espressione di leggi eterne, immutabili e astratte che regolano la visione e la rappresentazione, ma va compreso in relazione al clima storico e sociale in cui si è costituito. La prospettiva, cioè, non è uno schema universale, ma fonda le sue basi in un sistema culturale e un movimento generale di idee che non nasce all’improvviso, ma si sviluppa nel corso di più generazioni.

domenica 15 luglio 2018

L'immagine prospettica



Se c’è un dispositivo di rappresentazione che assegna una precisa collocazione spaziale allo spettatore, quello è senza dubbio costituito dall’immagine prospettica, teorizzata da Leon Battista Alberti nel 1435 nel suo trattato "De Pictura". Anzi, la prospettiva lineare ha nel punto di vista dell’osservatore il suo fondamento basilare e costitutivo.

Il quadro come "finestra sul mondo"

Innanzitutto, la prospettiva è la scienza che consente di rappresentare su un piano oggetti tridimensionali, in modo che l’immagine proiettata corrisponda a quella della visione diretta.
Una delle tesi centrali del trattato albertiano è quella secondo la quale la pittura ha per oggetto l’aspetto visibile della realtà. Ma quest’ultima, così come la visione naturale di essa, è ordinata secondo le leggi dell’ottica e della geometria euclidea; pertanto, anche la sua rappresentazione, per adeguarsi alla visione naturale, non potrà che essere ordinata dalle stesse leggi ottico-geometriche.
Secondo Alberti, occorre immaginare il quadro come una finestra aperta sul mondo.

mercoledì 27 luglio 2016

Porte e finestre - Una finestra nell'occhio

          Albrecht Dürer, Leprotto, 1502.


Si, avete visto bene: è un leprotto. Vi starete chiedendo cosa c'entra una lepre con porte e finestre. Eppure, se ingrandite l'immagine e guardate nell'occhio di questa bestiola, vedrete raffigurata una finestrella luminosa.

Porte e finestre - La pittura come "finestra aperta sul mondo"

    Lorenzo Di Credi, Annunciazione, 1480, Galleria degli Uffizi, Firenze.


Come lo specchio, anche la finestra affascina per la sua ambiguità: oggetto apribile e chiudibile al tempo stesso, separa e unisce, permette di vedere e di essere visti oppure di celare e di celarsi, contiene in sé la trasparenza del vetro e l'opacità del battente o della tapparella.
Come lo specchio inoltre, anche la finestra è un simbolo con cui l’artista può riflettere sul proprio mestiere di “fare pittura”. In una poesia Rainer Maria Rilke scriveva: «Non sei forse tu, finestra, la nostra geometria, forma così semplice che senza sforzo circoscrivi la nostra vita immensa?».
Rilke era attratto dalle finestre, convinto com'era che la loro forma modellasse la nostra idea del mondo: circoscrivendo una porzione della realtà, esse ci permettono di avere una visione chiara, altrimenti inattingibile nella vastità confusa della nostra "vita immensa". Ma questa intuizione non era una novità, ma si poneva nel solco di una tradizione che ha la sua origine nell'Umanesimo, quando la pittura occidentale si era data l'obiettivo di farsi mimesi del reale e per questo aveva codificato i principi della rappresentazione dello spazio nella geometria della prospettiva lineare.

sabato 19 marzo 2016

L'uomo e la natura - Il "Battesimo di Cristo" di Piero della Francesca

Piero della Francesca è il vero protagonista della rivoluzione pittorica del Quattrocento il quale, nella maturità della sua esperienza artistica, riuscirà a coniugare insieme il luminismo e il naturalismo fiammingo con il rigore matematico della prospettiva fiorentina. Egli, infatti, nel suo soggiorno ad Urbino, entrerà in contatto con la pittura dei maestri del Nord, rimanendo impressionato da certi effetti di trasparenza e luminosità che essi riuscivano a trarre dalla pittura a olio. In questo modo riuscirà a conciliare il lumen, la luce universale e unificante tipica della pittura italiana del Quattrocento, con lo splendor fiammingo, cioè la luce particolare che si rivela al contatto con la materia del mondo fisico.

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1448-50 ca., National Gallery, Londra.