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giovedì 24 gennaio 2019

Il corpo umano nell’arte greca

Lisippo, L'Apoxyomenos, particolare, copia romana di originale del 320 a.C. ca. (Roma, Musei Vaticani)

Quando ci si riferisce alla rappresentazione del corpo umano nell’arte greca ci viene subito in mente il modello di “corpo classico”, in cui l’aggettivo non individua tanto un periodo cronologico, ma una visione del corpo umano inteso come perfezione, equilibrio, armonia, ispirato cioè a un ideale di bellezza universale, che grande influenza avrà su tutta l’arte occidentale dei secoli futuri.
I greci furono i primi ad emancipare l’arte dal suo fine cultuale e, più di ogni altro popolo antico, essi posero l’uomo al centro delle loro speculazioni filosofiche e delle loro creazioni artistiche. Il corpo umano è, pertanto, il protagonista assoluto dell’arte greca. Anche le divinità erano antropomorfe, avevano cioè forma umana, ed erano simili all’uomo per le loro debolezze, le loro paure e le loro passioni.
Purtroppo, a causa della perdita pressoché totale della pittura, se si esclude quella vascolare, per conoscere le modalità con cui i greci rappresentavano l’uomo, possiamo ricorrere unicamente alla scultura.

lunedì 20 marzo 2017

La follia di Dioniso



LA CONCEZIONE DELLA FOLLIA PRESSO GLI ANTICHI GRECI

Parlando di “follia”, occorre innanzitutto partire dal fatto che, come la concezione di arte, anche quella di malattia mentale ha subito notevoli mutamenti nel corso del tempo, per cui ciò che oggi intendiamo con il termine “pazzia” non è certo riconducibile al significato che aveva nell’antichità, nel Medioevo e nei secoli successivi.

mercoledì 17 febbraio 2016

L'uomo e la natura - Ragione e Pathos

Affresco di Villa Livia, Roma, databile al 40-20 a.C. 

L'assunto di base del testo di Flavio Caroli, Il volto e l'anima della natura, è questo: storicamente sono solo due le tradizioni figurative che hanno affrontato il rapporto tra l'uomo e la natura: quella orientale (di matrice buddhista e taoista) e quella occidentale. Ma se la prima si è espressa come fusione armonica tra l'essere umano e l'ambiente che lo circonda, la seconda invece si è fondata su un rapporto dicotomico che ha portato l'uomo a sentirsi non parte della natura, ma a porsi di fronte a essa avvertendola come "altro da sé", di volta in volta giardino meraviglioso o nemico terribile, patria ideale cui anelare oppure pericolo da cui fuggire, realtà da indagare e organizzare razionalmente o scenario dello sprigionarsi di potenze irrazionali, fonte di serenità o di angoscia e inquietudine.
Due sono state le strade intraprese dall'arte occidentale per rappresentare la natura: l'uso della Ragione da una parte (che avrebbe portato all'invenzione della prospettiva lineare) e il senso del Tragico dall'altra (cioè di un conflitto insanabile tra l'uomo e la natura).
Non essendoci pervenute testimonianze della pittura greca, facciamo riferimento ad alcuni esempi di pittura di epoca romana in stile ellenistico.