martedì 5 maggio 2020

La fotografia e il gatto

MICHALS Duane, Madame Schrödinger's Cat (from the series Quantum), 1998.

No, non è un post sulle fotografie di gattini, con cui ormai abbiamo imparato a convivere sui social.
Il gatto cui fa riferimento il titolo è il gatto di un famoso esperimento mentale della fisica quantistica. Il gatto di Schrödinger.


E' illustrato in questo video:



Attenzione!: video non adatto agli amanti dei gatti.

E ora veniamo alla fotografia.

Fin da quando mi sono imbattuta per la prima volta nel gatto di Schrödinger, non ho potuto fare a meno di accostarlo alla pratica della fotografia. O meglio di fare un parallelismo tra lo sguardo alla base dell'atto fotografico e lo sguardo dell’osservatore di un sistema quantistico in stato di sovrapposizione. Entrambi fanno collassare il sistema, ‘congelandolo’ in un aspetto; entrambi “obbligano” la realtà osservata a configurarsi in qualche modo.
Anche se la quantistica si applica alla realtà subatomica, non certamente a quella con cui interagiamo quotidianamente, tuttavia l’analogia mi sembra molto affascinante.
La meccanica classica spiegava tutti i fenomeni, misurandoli in modo preciso, senza giungere mai a dei paradossi. Secondo la fisica newtoniana, di ogni oggetto si può determinare e anche prevedere, ad ogni istante, posizione, velocità, energia, ecc. In meccanica quantistica, invece, si può parlare solo di “campo di possibilità”: non ci sono formule per conoscere in modo preciso lo stato di un atomo in movimento.
Un quanto si trova sempre in uno spazio di possibilità e in uno stato indefinito, e ciò costituisce un paradosso per il senso comune. Basti pensare al gatto di Schrödinger, che nella scatola è nello stesso tempo sia vivo che morto. Al momento dell’osservazione, lo stato del quanto “collassa” in uno dei potenziali auto-stati. E non è possibile fare previsioni: si parla infatti di “principio di indeterminazione” e di casualità.

Senza osservatore, il sistema rimane indeterminato. E’ l’osservatore che, in un certo senso, stabilisce il comportamento della materia che sta osservando, obbligandola a scegliere uno stato da un insieme di possibilità.

L’analogia con la fotografia è senza dubbio epistemologicamente scorretta, ma metaforicamente efficace. Anche la fotografia obbliga la realtà ad assumere un aspetto, un’apparenza; a mettersi in una cornice e a configurarsi, cioè a prendere una forma. Nella consapevolezza che appunto ciò che l’immagine attinge non è l’essenza della cosa, ma un suo modo di darsi in una relazione con un osservatore. Che l’immagine non chiude l’oggetto in un senso univoco, ma ne coglie solo una delle tante possibilità. Che la fotografia, di quello stesso oggetto, può dare anche un'immagine del tutto diversa, e perfino opposta. Che insomma la fotografia si aggira intorno alla soglia del paradosso.
Che un gatto, in fotografia, può essere contemporaneamente sia vivo che morto.

Qui l'intera sequenza di Duane Michals:

MICHALS Duane, Madame Schrödinger's Cat (from the series Quantum), 1998.

1 commento:

  1. L'analogia tiene molto, eccome: fra infinite possibilità lo scatto fotografico ne realizza una sola.

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