giovedì 27 aprile 2017

La Traviata degli specchi. Lo spettatore in scena

La Traviata di Giuseppe Verdi nell’allestimento pensato dal Maestro Joseph Svoboda per lo Sferisterio di Macerata. 12 Agosto 2012. Foto di scena


In un'elegante casa borghese parigina vive Violetta, una donna che, nonostante la brillante esistenza mondana da cortigiana, ormai non si aspetta più nulla dalla vita:
"povera donna, sola
abbandonata in questo
popoloso deserto
che appellano Parigi,
che spero or più?... che far degg'io?... Gioire,
di voluttà nei vortici finire".
Ma l'amore di Alfredo le riporta una speranza di autenticità e di amore, un miraggio di felicità e redenzione, e a quelli si abbandona, cambiando la sua vita e ritirandosi in una casa di campagna presso Parigi.

Follia - The Wall


The Wall (1979) dei Pink Floyd, pur non essendo il miglior album del gruppo, è stata senza ombra di dubbio una delle rock operas di maggiore impatto degli anni settanta. Il suo successo fu tale da indurre ben presto il regista Alan Parker a trasformarlo in film, con Bob Geldof come attore principale.
Se da un lato la versione cinematografica ha arricchito musica e testi con la forza visionaria delle immagini, dall'altro l'interpretazione data all'opera dal regista e dal disegnatore, Gerald Scarfe, ha condizionato pesantemente l'ascolto dell'album, tanto che oggi riesce difficile distinguere il prodotto discografico da quello cinematografico.

martedì 25 aprile 2017

Follia e melodramma. La Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti

Fondazione Teatro La Fenice Lucia di Lammermoor Regia John Doyle Photo ©Michele Crosera

Fin dall'antichità il tema della follia è molto presente in palcoscenico. Nella tragedia antica la troviamo equamente distribuita tra personaggi maschili e femminili - ricordiamo Ulisse che si finge pazzo per non andare alla guerra di Troia, l’Aiace impazzito e suicida di Sofocle, l’Eracle furente di Seneca e tanti altri personaggi maschili come Penteo delle Baccanti di Euripide che rappresenta molto bene la sorte di colui che viene reso folle dalla divinità che lo vuole distruggere secondo il detto che dice: quem Iuppiter vult perdere dementat prius (lat. «Giove toglie prima il senno a colui ch’egli vuol mandare in rovina»). Queste figure di uomini folli stanno di fronte ad altrettante e più donne che rasentano la pazzia come Medea, Didone, Fedra, o sono già rese pazze come Agave e moltissime altre.

sabato 22 aprile 2017

Specchi - Gli specchi di Vivian Maier

Vivian Maier – Autoritratto (senza data).

Vivian Maier scattò molti autoritratti, ma lei non li condivise mai con nessuno. La sua ricerca personale, per le strade d’America e del mondo, fu del tutto solitaria. Non stampò la maggior parte dei suoi rullini, ritrovati in modo fortuito da un agente immobiliare e collezionista di Chicago poco prima che lei morisse in solitudine, sconosciuta al mondo.
Per fare i suoi ritratti si serviva spesso di superfici riflettenti: specchi presenti per strada, nelle camere, nelle vetrine, specchi fortuiti, persi tra le tante cianfrusaglie ammassate sul carretto di un rigattiere, oppure messi uno di fronte all’altro per creare l’effetto di mise en abyme; e poi vetrine, finestre, perfino cerchioni di ruote.

Lo specchio come "varco". I quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto


Michelangelo Pistoletto, Cage (Gabbia), serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 1973, Collezione dell’artista, Biella .

L’arte tradizionale si fondava sull’assunto della presenza/assenza di un fruitore passivo, non direttamente coinvolto nel processo artistico, che si limitava ad esperire visivamente l'opera, interpretando il messaggio dell'artista. A partire dalle avanguardie del primo Novecento, tuttavia, il mondo dell’arte vive una radicale riconfigurazione, che comprende prima di tutto la ricerca di una maggiore consapevolezza e coinvolgimento dello spettatore. L'impiego di nuove tecniche - collage, assemblage, readymade, happening, performance - stravolgerà il concetto di arte basata sull'estetica dell’opera come oggetto fisico e compiuto, sul distacco tra arte e vita, sulla separazione dei generi, sulla distinzione tra creazione ed esposizione e tra autore e spettatore.

Specchi - La dilatazione dello spazio in fotografia

Brassaï, Chez Suzy, Rue Gregoire-De-Tours Dans Le Quartier Saint Germain

Gyula Halász (pseudonimo Brassaï, 1899 – 1984) è stato un fotografo, scrittore e regista francese di origine ungherese. Dal 1924 risiede a Parigi e nei suoi vagabondaggi notturni, spesso in compagnia dello scrittore e amico Henry Miller, egli scopre e fotografa una città affollata di nottambuli: amanti, prostitute, lavoratori, clochards, malavitosi, nella penombra dei vicoli illuminati da un lampione, all’interno dei bistrot o delle case d’oppio, fin dentro alla vita segreta delle case di tolleranza. Nel 1932 pubblica la raccolta intitolata Paris de nuit che riscuote grande successo e gli vale l’appellativo di “l’oeil de Paris”.
L’aspetto più singolare delle foto di interni di Brassaï è l’uso molto frequente di specchi per espandere la scena descritta. Usando gli specchi inoltre, egli offre una diversa percezione della scena stessa.

Specchi - La dilatazione dello spazio. "Profondo rosso" di Dario Argento

Cominciamo un altro capitolo sul ruolo dello specchio all’interno dei linguaggi visuali. Spesso negli specchi raffigurati in pittura o inquadrati nel cinema o in fotografia compaiono immagini di oggetti o più spesso di personaggi che non sono presenti nella porzione di spazio rappresentato, ma occupano per così dire uno spazio “fuori campo”, non direttamente “inquadrato”. Lo specchio, riflettendo la loro immagine, serve pertanto a mostrare qualcosa che altrimenti sarebbe invisibile, dilatando in questo modo lo spazio rappresentato.
Cominciamo con un riferimento cinematografico e,dopo tanta bellezza di Veneri rubiconde, facciamo un’incursione nell’horror.

Profondo rosso, regia di Dario Argento, 1975.

Nel film cult di Dario Argento “Profondo rosso”, di cui si celebrano i quaranta anni, lo specchio riveste un ruolo chiave nello sviluppo del film. Infatti già dopo il primo quartodora, Argento rischia molto e inquadra, per una piccola frazione di secondo, il volto dell’assassino riflesso in uno specchio, solo che sia il protagonista sia lo spettatore in quel caso “vedono” ma non “comprendono”, rimanendo intrappolati nell’illusione che il volto che si vede nello specchio sia invece parte di un quadro, uno dei tanti appesi nel corridoio, nel quale sono raffigurati altri volti inquietanti e spettrali.

Specchi - L’effetto Venere

Tiziano Vecellio, Venere allo specchio, 1555 ca.

Osserviamo questo dipinto di Tiziano, che ritrae Venere pudica, nell’atto di occultare le proprie nudità.
La maggior parte degli spettatori direbbe che questa foto ritrae una donna mentre contempla la propria immagine speculare. Ma, in base all'orientamento dello specchio e alle leggi dell'ottica, è fisicamente impossibile per lei vedere il proprio riflesso nello specchio se contemporaneamente lo vedo anche noi. Questa illusione della percezione è conosciuta come effetto Venere (Venus effect).
L’effetto Venere è dunque un fenomeno della psicologia della percezione, che deriva il suo nome da una serie di dipinti il cui soggetto è la dea Venere che si riflette in uno specchio.

Il pittore, dipingendo il quadro, si è sforzato di ricreare l' esperienza del guardarsi allo specchio, non necessariamente di riprodurre ciò che effettivamente vedeva in quel momento, guardando la propria modella in posa. Questa è una possibile interpretazione.