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venerdì 23 ottobre 2020

Diario delle distanze

Vilhelm Hammershøi, Interior from the Home of the Artist


E così ritornò la paura
di respirare il nemico 
che non si vede.
Di guardarci misurando le distanze
del pericolo e della cura,
dell'aria che non cede.
Gli occhi reclamano il primato
in questi tempi in cui vietato
è il tocco 
e ogni abbreviatura.

giovedì 16 luglio 2020

OMBRE SOSPESE, di Andrea Taschin

Andrea Taschin, Ombre Sospese, 2020

Tra i tanti progetti fotografici realizzati nei mesi di lockdown, uno in particolare ha attratto la mia attenzione, per la sua solidità concettuale, per la sua essenzialità e nello stesso tempo efficacia visiva (e perché tratta del tema dell’ombra, uno dei miei interessi da anni) .
Si tratta di Ombre sospese, di Andrea Taschin.
(A questo link il suo sito: qui)

Di seguito, invece, le mie riflessioni su Ombre Sospese.

L'ombra è un'immagine in negativo di noi, o meglio del nostro corpo che, in quanto formato di massa opaca, è in grado di assorbire la luce. È attaccata ai nostri piedi dalla nascita e ci segue o ci precede senza che ci si possa sbarazzare di lei. E se ciò accade, se la nostra ombra si stacca da noi come nelle favole, allora potrebbe diventare il nostro doppio (Doppelgänger), l’alter ego che ci perseguita, come avviene nella fiaba di Andersen intitolata, appunto, L'ombra, oppure trasformarsi in un folletto dispettoso e riottoso come quella smarrita da Peter Pan.

lunedì 6 luglio 2020

Un dramma all'infrarosso. "Virus" di Antoine d'Agata

Antoine d'Agata, Virus, 2020

Tanti progetti fotografici hanno preso vita durante il periodo dell’emergenza Covid-19, al fine di raccontarlo, di descriverlo, di realizzare documenti e narrare storie. Tutti si sono trovati, chi più chi meno, a porsi la stessa domanda: come mostrare, come rendere visibile il nemico contro cui l’intera umanità stava combattendo la propria battaglia se quel nemico restava invisibile agli occhi umani, talmente minuscolo da introdursi subdolamente nei corpi e colonizzarli, come uno spietato invasore?
E’ stata questa la prima sfida che si è presentata davanti a chiunque si sia posto l’obiettivo di mostrare per immagini cosa stava succedendo: il fronte non era un territorio di confine, né un quartiere strategico. Il campo di battaglia non era uno spazio da conquistare o difendere armi in pugno, ma era lo stesso corpo umano, con la sua fragilità, esposto al contagio di un agente invisibile, che non conosce confini.