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domenica 1 novembre 2020

Simbolo e Sintomo


In Davanti all'immagine (Mimesis 2016) Didi-Huberman sviluppa il concetto di sintomo riferito alla fruizione e allo studio dell'arte.

Egli afferma che l'immagine occidentale è agitata da un lavoro che oscilla tra due opposte tensioni: la visione da una parte e la lacerazione dall'altra, l'interpretazione dei significati e la scoperta dell'inintelligibile. La lettura e il trauma.

L'immagine contiene insomma, al contempo, simboli e sintomi.

sabato 31 ottobre 2020

L'immagine come rappresentazione. Mimesi ed eccedenza del simbolo

Remedios Varo, La Despedida, 1958.

La domanda primaria, che spesso lasciamo sullo sfondo, è: che cos’è un’immagine? L’interrogativo è tanto semplice quanto difficile è trarne delle risposte. Prima di avventurarci brevemente su questa strada, viene avanti una considerazione:  le immagini sono nate con l’uomo. Il suo modo di rapportarsi con il mondo e di concepirlo passa inevitabilmente attraverso la costruzione di immagini, siano esse materiali o mentali. Le immagini sono al centro delle sue facoltà percettive ed espressive. Il ricordo, la memoria, il pensiero, l’immaginazione, l’espressione e la comunicazione fanno uso di immagini, eppure risulta difficile trovare una definizione che ne fissi il concetto in modo stabile. I tentativi nel corso della storia sono stati e continuano ad essere numerosi. Provando a districarsi nella miriade di teorie proposte inevitabilmente si ha l’impressione di essere su un terreno insidioso o di perdersi all’interno di labirinti in cui l’oggetto che si rincorre resta fuggevole e inarginabile.
Jean-Jacques Wunenburger così apre la sua Filosofia delle immagini (1999): “Possiamo chiamare convenzionalmente immagine una rappresentazione concreta, sensibile (a titolo di riproduzione o copia) di un oggetto (modello referente), materiale (una sedia) o concettuale (un numero astratto), presente o assente dal punto di vista percettivo, e che intrattiene un tale legame col suo referente da poterlo rappresentare a tutti gli effetti e consentirne così il riconoscimento e l’identificazione tramite il pensiero.”

lunedì 26 ottobre 2020

Pillole di teoria dell'immagine. Pictorial Turn

Scuola Italiana del XVII secolo, Allegoria della Pittura


Pictorial TurnIconic Turn, Bildwissenschaft, Visual Culture Studies, sono termini che vediamo e leggiamo spesso. Ma, cosa sono?

Intorno alla natura dell'immagine e della visione dibattono da sempre numerose discipline.
La filosofia, fin dalle sue origini, e negli ultimi decenni con vari approcci (da quello trascendentale a quello fenomenologico a quello ermeneutico). Ma, soprattutto nel secolo scorso, tanti sono gli ambiti del sapere che hanno cominciato a riflettere sullo statuto di questi oggetti problematici: la semiotica, la psicologia e le neuroscienze, le scienze cognitive. Anche perché, nel frattempo, e soprattutto dagli anni Novanta, la quantità di immagini aveva cominciato ad incrementarsi a livello esponenziale, grazie alla diffusione di nuove tecnologie e di nuovi strumenti di produzione, di riproduzione e di diffusione di oggetti visuali, i quali sono andati acquisendo una centralità storicamente inedita.
Ed è proprio negli anni Novanta che avviene quella che è conosciuta come svolta iconica (ikonische Wendung, in area tedesca e pictorial turn, in area anglo-americana). Questa espressione fa riferimento a un modo diverso di intendere le rappresentazioni visuali, che in un certo senso ribalta il linguistic turn, cioè la tendenza, da parte delle teorie afferenti o derivanti dal poststrutturalismo, a considerare ogni produzione segnica come un testo, e cioè riconducibile a un discorso (Logos). 
Il pictorial turn ribadisce piuttosto la peculiarità degli studi visuali e richiede un cambiamento epistemologico che pone lo studio delle immagini sullo stesso piano di quello del linguaggio. Si parla di svolta iconica per sottolineare, in particolar modo, il grande effetto che oggi le immagini determinano sulla stessa antropologia dell'Homo sapiens, una constatazione che impone l'impianto di studi appropriati del visuale, di una 'scienza delle immagini' non riducibile alle discipline che si occupano delle analisi linguistiche e testuali.