Visualizzazione post con etichetta Luigi Ghirri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luigi Ghirri. Mostra tutti i post

venerdì 12 giugno 2020

Luigi Ghirri e l’orizzonte del mare

Luigi Ghirri, Tellaro, 1980.

Una ringhiera affacciata su un mare placido e azzurro che illanguidisce all’orizzonte, la scritta ‘mare’ in stampatello maiuscolo dello stesso colore, giusto di una tonalità diversa. A parte una minuscola barchetta in basso al centro e un frammento di scogliera verdeggiante sul lato destro, nell’immagine non c’è altro. Solo il mare e la parola che ne costituisce il segno linguistico. Sarà per questo che la fotografia di Ghirri scattata a Tellaro nel 1980 sembra adagiata in una piega di confine: sognante e lirica come una poesia, icastica e tautologica come un’immagine concettuale, senza alcuna possibilità di far prevalere una lettura sull’altra.
La parola che designa e il mondo che è designato sono messi a confronto, in un rapporto così diretto che il senso come l’intelletto ne rimangono ammaliati. Sì, perché mentre la tautologia si impone con tutta la sua evidenza visiva, lo sguardo è già andato oltre, superando la tentazione di farne una pura corrispondenza linguistica. La compresenza di oggetto e segno verbale, infatti, smette subito di essere percepita come una semplice relazione biunivoca di segno e referente e appare, all'opposto, incongrua, chiede ragioni, reclama un senso ulteriore, ben al di là di quello letterale. Provoca, si potrebbe dire, uno sconfinamento.

venerdì 8 dicembre 2017

Il fotografo nel museo. Luigi Ghirri

Luigi Ghirri, Firenze, 1986.

Quando si pensa a Luigi Ghirri solitamente si pensa alla fotografia di paesaggio. A partire dagli anni Ottanta, tuttavia, molte opere fotografiche di Ghirri sono ambientate nei musei, luoghi dove l’immagine è già presente nel contesto. Questo accade anche in altri lavori ghirriani, come “Paesaggi di cartone” o “Kodachrome”, in cui fotografa immagini pubblicitarie, manifesti o intonaci decorati e, nel far ciò, l'intento dell'artista è sempre quello di attuare uno scardinamento della percezione, di analizzare lo scarto tra vero e falso, di recuperare la visione della realtà nascosta dalle sue rappresentazioni, perché la fotografia è prima di tutto uno strumento di pensiero e di comprensione.
Ne “Il Palazzo dell’Arte”, che comprende 102 immagini di vari musei italiani (gli Uffizi di Firenze, il Museo d’arte antica al Castello sforzesco di Milano, le Gallerie di Palazzo Rosso a Genova) e internazionali (il Metropolitan Museum of Art e il Solomon Guggenheim a New York, il Centre Pompidou a Parigi), Ghirri riprende spesso anche i visitatori in contemplazione delle opere d'arte esposte. Alcune volte sono inquadrati di spalle, mentre sono intenti ad osservare un quadro, altre volte appaiono invece presenze sfuggenti, figure sfocate senza tempo.