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venerdì 8 dicembre 2017

Le "Museum Photographs" di Thomas Struth

Thomas Struth, Louvre 3, Paris 1989.

Nel 1989 Thomas Struth inizia a lavorare a uno dei suoi progetti più celebri e apprezzati, Museum Photographs, una serie d’immagini che ritraggono la dinamica del rapporto che si viene a creare tra museo e visitatori, scattate in alcuni dei più importanti musei del mondo ( il Louvre di Parigi, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la National Gallery di Londra, il Rijksmuseum di Amsterdam e l'Art Institute di Chicago) tra il 1989 e il 1992. L’artista tedesco ritrae la gente che osserva i capolavori universali della pittura, restituendo una sensazione di teatralità del tutto assente nel lavoro del fotografo italiano.
A differenza di quelle di Ghirri, le fotografie di Struth sono di grande formato e molte presentano inquadrature ampie e profonde. Le notevoli dimensioni delle immagini modificano radicalmente l'abituale fruizione della fotografia da parte dell'osservatore: la visione è in realtà quella di un gioco teatrale, spettacolare, i cui protagonisti sono il museo, le opere e il visitatore che, da osservante, diventa osservato. Quella che potrebbe apparire una ricerca documentaria svolta all'interno di un luogo d'arte, in Struth si configura letteralmente come una messinscena, che accosta insieme due diverse temporalità: quella dei dipinti e quella dei visitatori, passato e presente, storia e contemporaneità.

Il fotografo nel museo. Luigi Ghirri

Luigi Ghirri, Firenze, 1986.

Quando si pensa a Luigi Ghirri solitamente si pensa alla fotografia di paesaggio. A partire dagli anni Ottanta, tuttavia, molte opere fotografiche di Ghirri sono ambientate nei musei, luoghi dove l’immagine è già presente nel contesto. Questo accade anche in altri lavori ghirriani, come “Paesaggi di cartone” o “Kodachrome”, in cui fotografa immagini pubblicitarie, manifesti o intonaci decorati e, nel far ciò, l'intento dell'artista è sempre quello di attuare uno scardinamento della percezione, di analizzare lo scarto tra vero e falso, di recuperare la visione della realtà nascosta dalle sue rappresentazioni, perché la fotografia è prima di tutto uno strumento di pensiero e di comprensione.
Ne “Il Palazzo dell’Arte”, che comprende 102 immagini di vari musei italiani (gli Uffizi di Firenze, il Museo d’arte antica al Castello sforzesco di Milano, le Gallerie di Palazzo Rosso a Genova) e internazionali (il Metropolitan Museum of Art e il Solomon Guggenheim a New York, il Centre Pompidou a Parigi), Ghirri riprende spesso anche i visitatori in contemplazione delle opere d'arte esposte. Alcune volte sono inquadrati di spalle, mentre sono intenti ad osservare un quadro, altre volte appaiono invece presenze sfuggenti, figure sfocate senza tempo.

Il fotografo dentro il museo

Elliott Erwitt – Prado Museum – Spain, Madrid, 1995.

Martine Franck, Elliott Erwitt, Alfred Eisenstaedt, Henri Cartier-Bresson, Ferdinando Scianna, Herbert List, David Seymour, Thomas Struth. Sono davvero molti i grandi fotografi che hanno scelto come loro soggetto i visitatori dei musei. Per farci un'idea, basta scorrere questo bell'articolo di Didatticarte: http://www.didatticarte.it/Blog/?p=4406
Elliott Erwitt viene di solito descritto come il fotografo della commedia umana, per il realismo, condito di humor e di ironia, con il quale ha letto e interpretato le faccende della vita, in tutte le sue manifestazioni. Con lievità e arguzia ha saputo mostrarne gli aspetti più comici e spesso anche ridicoli, svelando i paradossi e le contraddizioni del quotidiano. Suoi soggetti preferiti erano i cani, i bambini, ma aveva anche una vera predilezione per i visitatori dei musei, come dimostra la sua famosa serie ‘Museum Watchers’. Delle fotografie all'apparenza casuali, ma raccolte in realtà dopo lunghe e pazienti attese.