Il momento di passaggio verso un radicale cambiamento della concezione della follia si ha tra il XVI e il XVII sec., quando in letteratura Cervantes e Shakespeare mostrano l’essere umano alle prese con nuovi ordini sociali, politici, simbolici. Il Don Chisciotte del primo e il teatro del secondo fanno della follia la metafora privilegiata del disordine del mondo. Una follia che è, a differenza di quella rinascimentale, senza speranza di rimedio e guarigione.
Don Chisciotte, illustrazione di Paul Gustave Doré
Come si sa, il Seicento è il secolo della crisi. Si tratta di un'epoca afflitta da innumerevoli calamità: dall'imperversare di guerre devastanti alle crisi economiche (che determinano un aumento della povertà e delle tensioni sociali) alla recrudescenza del flagello della peste. Il senso di minacciosa instabilità dell’individuo è inoltre acuito dalla coscienza sempre più diffusa delle implicazioni della teoria copernicana. Sono sconvolte gerarchie secolari: la terra non è più al centro dell’universo, i mondi sono molteplici. L'uomo, svincolato da un ordine divino, diventa il luogo del disaccordo e della lacerazione tra forze contrastanti.
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sabato 8 aprile 2017
Follia - La follia del sognatore: Don Chisciotte della Mancia
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venerdì 7 aprile 2017
Follia - Il senno sulla luna
Astolfo raggiunge la luna. Illustrazione di Gustave Doré per "L'Orlando furioso". Milano, Biblioteca Braidense.
Fra Cinquecento e Seicento la follia è protagonista del pensiero visivo, della riflessione filosofica e della letteratura (si pensi ad autori come Ariosto, Tasso, Cervantes, Shakespeare).
Nell'Orlando furioso troviamo la stessa prospettiva erasmiana: partito alla ricerca del senno di Orlando, Astolfo si imbatte sulla luna nel senno di tutta l’umanità.
Il grande antagonista della ragione e vera causa di follia, per Ariosto, è l’amore. Nell’esordio del canto XXIV Ariosto stabilisce un’equivalenza tra amore e insania:
“quale è di pazzia segno più espresso / che per altri voler perder se stesso?».
Il tema della follia fa sia da sfondo all'intero poema che da vero e proprio protagonista. La vicenda principale, infatti, ruota intorno alla pazzia di Orlando, paladino di Francia e prode cavaliere, innamorato perdutamente della bella Angelica. Quando scopre che la fanciulla tanto amata ha sposato Medoro, umile soldato saraceno, Orlando perde il senno. La follia è descritta come pura irrazionalità e, di più, come cancellazione dei tratti umani: Orlando non perde solo il senno ma perde tutto se stesso. Perciò getta via la corazza (la sua identità sociale), dimentica l’uso della parola, non riconosce più nessuno, distrugge tutto quanto gli capiti a tiro.
Fra Cinquecento e Seicento la follia è protagonista del pensiero visivo, della riflessione filosofica e della letteratura (si pensi ad autori come Ariosto, Tasso, Cervantes, Shakespeare).
Nell'Orlando furioso troviamo la stessa prospettiva erasmiana: partito alla ricerca del senno di Orlando, Astolfo si imbatte sulla luna nel senno di tutta l’umanità.
Il grande antagonista della ragione e vera causa di follia, per Ariosto, è l’amore. Nell’esordio del canto XXIV Ariosto stabilisce un’equivalenza tra amore e insania:
“quale è di pazzia segno più espresso / che per altri voler perder se stesso?».
Il tema della follia fa sia da sfondo all'intero poema che da vero e proprio protagonista. La vicenda principale, infatti, ruota intorno alla pazzia di Orlando, paladino di Francia e prode cavaliere, innamorato perdutamente della bella Angelica. Quando scopre che la fanciulla tanto amata ha sposato Medoro, umile soldato saraceno, Orlando perde il senno. La follia è descritta come pura irrazionalità e, di più, come cancellazione dei tratti umani: Orlando non perde solo il senno ma perde tutto se stesso. Perciò getta via la corazza (la sua identità sociale), dimentica l’uso della parola, non riconosce più nessuno, distrugge tutto quanto gli capiti a tiro.
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