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lunedì 22 ottobre 2018

Simulazione incarnata. Il corpo dello spettatore

Thomas Struth, Art Institute of Chicago II, Chicago (1990).

Quali meccanismi si mettono in moto durante la visione di un quadro, o di una qualsiasi espressione figurativa? La “visione” è un qualcosa che riguarda solo i nostri occhi e la nostra facoltà simbolico-cognitiva?
Sia le discipline antropologiche che le neuroscienze hanno messo in luce un fatto importante: lo spettatore è provvisto di un corpo, oltre che di una mente, ed è con il suo corpo e nel suo corpo (nel suo corpo-mente) che egli realizza l’esperienza estetica, cioè percepisce, vive, comprende e reagisce alla rappresentazione che ha di fronte. E questo avviene sia quando è in un museo, o a teatro, o al cinema, o in qualunque altro contesto in cui può darsi un’esperienza di tipo estetico.

venerdì 8 dicembre 2017

Le "Museum Photographs" di Thomas Struth

Thomas Struth, Louvre 3, Paris 1989.

Nel 1989 Thomas Struth inizia a lavorare a uno dei suoi progetti più celebri e apprezzati, Museum Photographs, una serie d’immagini che ritraggono la dinamica del rapporto che si viene a creare tra museo e visitatori, scattate in alcuni dei più importanti musei del mondo ( il Louvre di Parigi, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, la National Gallery di Londra, il Rijksmuseum di Amsterdam e l'Art Institute di Chicago) tra il 1989 e il 1992. L’artista tedesco ritrae la gente che osserva i capolavori universali della pittura, restituendo una sensazione di teatralità del tutto assente nel lavoro del fotografo italiano.
A differenza di quelle di Ghirri, le fotografie di Struth sono di grande formato e molte presentano inquadrature ampie e profonde. Le notevoli dimensioni delle immagini modificano radicalmente l'abituale fruizione della fotografia da parte dell'osservatore: la visione è in realtà quella di un gioco teatrale, spettacolare, i cui protagonisti sono il museo, le opere e il visitatore che, da osservante, diventa osservato. Quella che potrebbe apparire una ricerca documentaria svolta all'interno di un luogo d'arte, in Struth si configura letteralmente come una messinscena, che accosta insieme due diverse temporalità: quella dei dipinti e quella dei visitatori, passato e presente, storia e contemporaneità.