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lunedì 31 ottobre 2016

L'uomo e la natura - OLD WILD WEST. ANDREW J. RUSSELL

Andrew J. Russell, Promontory Trestle Work and Engine No. 2, 1869.

Tra le opere più significative nate al seguito della costruzione delle linee ferroviarie americane vi è senza dubbio The Great West Illustrated (1869) di Andrew J. Russell.
Questo album documenta la linea Union Pacific Railroad, che si sviluppa più a nord rispetto a quella seguita da Gardner, da Omaha lungo le pianure del Wyoming, attraverso le montagne dello Utah fino alle coste del Pacifico.
Ancor più di quelle di Gardner, le immagini di Russell mostrano terre sconfinate ma dalle illimitate potenzialità, selvagge e tuttavia domate dal lavoro dell’uomo. Montagne aspre e deserti aridi, ampi fiumi e immense praterie danno la misura della maestosità e della vastità di questi nuovi territori, e tuttavia non compaiono come ostacoli all’intervento umano e al progresso. Questo è anzi sempre ben presente nelle immagini, nella forma quasi sempre dei binari e del treno, che attraversano i posti più impervi o desolati.
E’ pressoché costante, nella letteratura e nell’arte di questo periodo, una visione ambivalente del progresso industriale e tecnologico, di cui la ferrovia e la locomotiva sono potenti emblemi. E così, anche in queste fotografie, da una parte il treno ci appare come l’elemento intruso che viola l’integrità e la sacralità di questi luoghi incontaminati, e dall’altra si fonde bene con il paesaggio e ci dà la misura dello sforzo eroico compiuto dall'ingegneria umana.

E' il sentimento che, ad esempio, troviamo in "Walden ovvero La vita nei boschi" di H. D. Thoreau che, da una parte, sente con disgusto il fischio del treno che, come il grido di un falco, profana la pace silvestre e dall'altra non può che provare ammirazione verso questa invenzione dall'energia prodigiosa.
E così il poeta Walt Withmann, in "Passage to India" scrive: "Scorgo sul mio continente la ferrovia del Pacifico superare tutti gli ostacoli… Odo le locomotive in fuga ruggire, e lo stridulo fischio del vapore… Allacciando il mare dell'Oriente con quello di Ponente, la strada tra l’Europa e l’Asia".
Se infatti il treno che sfreccia via lungo i binari costituisce una forza che minaccia l’immagine pastorale del paesaggio, allo stesso tempo dà a tutti la possibilità di percorrerlo e di unire terre lontane. Il treno all’epoca offriva la possibilità di mettere in diretto contatto l’abitante della città con territori distanti ed incontaminati, e permetteva di farlo rapidamente. Per questo la macchina, e il treno in particolare, non contrasta con l’ideale pastorale e contribuisce a formare quello che Leo Marx, nel suo saggio "The Machine in the Garden", chiama middle landscape.

Nell’Ottocento, il mito della terra promessa si sposta dai territori delle prime colonie a quelli occidentali, verso la frontiera.
Tra il 1850 e il 1880 vengono svolte su incarico governativo numerose esplorazioni geologiche e geografiche, volte a conoscere e quantificare le risorse naturali e le effettive possibilità di vita nei territori da conquistare. Le immagini che provengono da quelle terre rafforza l’utopia del West come giardino biblico della creazione e l’idea del valore morale di quella conquista, in quanto facente parte del disegno divino.
Se nel vecchio continente, l’elemento principale su cui si fonda l’identità nazionale è il tempo storico (visibile nei monumenti, nelle antiche vestigia, nei documenti del passato), in America questo elemento è costituito dallo spazio. Uno spazio che si dilata sempre più, verso la frontiera. Una terra ideologicamente investita di significati epici e religiosi. Una religione fondata sull’unione mistica di Dio, natura e nazione.
L'esplorazione e insediamento nei territori del West coincidono con lo sviluppo del mezzo fotografico. Proprio le immagini fotografiche, riprodotte in libri e giornali dell’epoca e disponibili per l'acquisto in proprio, contribuiscono alla creazione dell’immaginario comune dell’Ovest come territorio incontaminato ricco di spettacolari meraviglie naturali; come simbolo del futuro e compimento di un destino; come una terra di opportunità economiche, dove ognuno può costruire la propria fortuna tramite lo sfruttamento delle risorse naturali.
Le fotografie di Russell raccolte in The Great West Illustrated documentano sia la costruzione della ferrovia che l'aspra bellezza dei paesaggi occidentali.

Andrew J. Russell, “High Bluff, Black Buttes,” from The Great West Illustrated, 1869. (Gilder Lehrman Collection)

Non si sottolineerà mai a sufficienza quanto in America lo spazio sia stato il riferimento identitario più importante. Non solo. Se in Europa la soluzione dei conflitti sociali poteva intraprendere solo la strada della mediazione politica, sindacale o dell’atto rivoluzionario, negli Stati Uniti, fino a quando tutte le terre non furono conquistate, la risoluzione dei conflitti si indirizzò verso lo spazio, verso l’occupazione di nuove terre. E’ chiaro dunque quale posto lo spazio, e quindi la sua rappresentazione nel paesaggio, rivestisse nell’immaginario americano dell’Ottocento. I paesaggi delle nuove terre facevano tutt’uno con l'American dream.
Il binario è un efficace agente di trasformazione del paesaggio naturale in paesaggio antropico. Queste foto scattate al seguito dei lavori di costruzione delle grandi ferrovie transoceaniche indugiano in particolare su questo elemento, la nuova strada in grado di condurre proprio alla conquista del sogno americano.
E’ abbastanza frequente, inoltre, in questo tipo di fotografie, la presenza di figure umane solitarie, riprese di spalle, come assorte nei loro pensieri. E’ il caso, ad esempio, di Malloy’s cut, sempre di Russell, in cui vediamo un uomo ripreso di schiena nei pressi di un binario, apparentemente perso in una qualche forma di contemplazione. Egli è collocato tra una bassa altura e le rotaie, tra la natura e l’artificio umano. La sua presenza è più di un semplice strumento di valutazione delle grandezze. L’avanzata verso Ovest rappresenta per gli americani la realizzazione di un Destino Manifesto. La figura solitaria in queste foto è l’uomo che contempla il farsi del suo destino epico e individuale.

A. J. Russell, Malloy's cut near Sherman, 1868, Yale University.

Le fotografie di Russell raccolte in The Great West Illustrated documentano sia la costruzione della ferrovia che l'aspra bellezza dei paesaggi occidentali. Esse testimoniano un paesaggio in cambiamento ad opera dell’intervento umano. Non illustrano pertanto solo dei luoghi, ma un movimento, un avanzamento, un processo di conquista del territorio che anche queste immagini contribuiscono a “sublimare” (o si potrebbe dire “mascherare”) nella retorica del compimento di una missione.
Queste immagini riuscirono a catturare l’interesse e l’immaginazione dei cittadini di tutto il paese e contribuirono a creare l’immaginario collettivo del lontano West. Furono utilizzate per pubblicizzare imprese commerciali, riprodotte come incisioni e litografie per illustrare le guide di viaggio e convertite in diapositive per l'uso in conferenze pubbliche circa l'Occidente. Le sentiamo subito familiari perché concorsero a creare il mito della frontiera e perché ad esse si sono ispirati i registi del fortunato genere western, che hanno condotto fino a noi le stesse atmosfere e le stesse suggestioni.

A.J. Russell, Sun pictures of Rocky Mountain scenery...resources of the Great West, 1870.

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