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martedì 16 febbraio 2021

Immagine sintetica o fotografia?

Johann J. von Sandrart (1655-1698) da Joachim von Sandrart, Zeuxis e Parrhasius, incisione del 1675, dettaglio (pannello inferiore).

Questo sito, hyperrealcg, realizzato da due artisti, David O'Reilly e Kim Laughton, nel 2015, proponeva immagini spacciate come realizzazioni di computer grafica. Per ognuna di esse, in didascalia, veniva riportato il software utilizzato e persino il tempo di rendering.

In realtà si trattava di normali fotografie. Ma in molti ci cascarono, comprese redazioni di riviste e magazine, che ne scrissero meraviglie, celebrando i poteri della tecnologia e l'abilità degli autori di realizzare immagini che imitavano perfettamente la realtà.  Immagini che sembravano delle fotografie.

Si potrebbe considerare questa operazione una interessante riflessione sul concetto di immagine, di mimesi e di finzione, così come si è andato elaborando nella nostra modernità. Una delle tante operazioni su questo tema scaturite negli ultimi decenni.

mercoledì 4 novembre 2020

Il paradosso dell'arte del Novecento

Yves Klein, Le Vide, 1958

Quando si cerca di fare chiarezza in merito a certe questioni riguardanti la materia dell'arte, è più facile che si approdi a nuovi interrogativi, piuttosto che arrivare a qualche forma di certezza. Se si cerca di comprendere, infatti, uno degli aspetti caratteristici dell'arte del Novecento si rischia di imbattersi nel seguente paradosso: da una parte la tesi, che riprende la profezia di Hegel, della morte dell'arte, dichiarata in base alla presa d'atto della perdita, da parte di quest'ultima, della sua autonomia, in quanto sconfinante nella filosofia; dall'altra parte la dichiarazione dell'autoreferenzialità dell'arte contemporanea, cioè della sua totale distanziazione dal mondo empirico per concentrarsi solo su se stessa, rivendicando la propria autonomia di linguaggio che ha in sé le ragioni del suo essere, che si caratterizza come focalizzazione sul significante anziché sul significato. Da una parte, dunque, l'arte avrebbe perduto la sua autonomia divenendo teoresi - e perciò altro da sè -, dall'altra l'arte avrebbe acquisito totale autonomia confinandosi nella sua dimensione linguistica, divenendo meta-arte.

domenica 6 gennaio 2019

Il corpo umano nelle arti figurative. Presentazione del percorso

Laocoonte e i suoi due figli lottano coi serpenti, scultura greca della scuola di Rodi (I secolo), Museo Pio-Clementino, musei Vaticani.

Tema del prossimo percorso tematico sarà il corpo umano nella storia delle arti figurative, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al cinema.
La rappresentazione della figura umana è uno dei soggetti più presenti nell'arte di tutte le epoche e di tutte le latitudini. Essa ha avuto origine all’alba della storia dell’umanità, assolvendo a funzioni diverse e conoscendo molteplici interpretazioni. A partire dall’era preistorica, l’uomo ha sentito il bisogno di riprodurre l’apparenza fisica delle cose trasformandola in immagine. E lo stesso è accaduto nei confronti della propria stessa effigie. Significativo è, a questo proposito, il mito fondativo della pittura, che racconta di come la figlia del vasaio Butade tracciasse su una parete il profilo dell’ombra dell’uomo amato prima che partisse in battaglia, per conservarne l’immagine.
Tentando una schematizzazione, la figurazione del corpo umano nell’arte ha seguito tre tendenze principali, che ricorrono ad intermittenza in varie epoche storiche: