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domenica 8 settembre 2019

Il ritratto dell'Umanità. The Family of Man



All’indomani di quella catastrofe che fu la Seconda Guerra Mondiale, al centro della riflessione torna ad esserci l’uomo. Sono questi gli anni in cui prende vita la fotografia cosiddetta “umanista”- quella di Eugene Smith, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau -, che vuole esplorare l’essere umano nella sua quotidianità, nei suoi modi di stare al mondo, con sguardo obiettivo, senza pose e senza artifici, cercando il comune denominatore dell’umanità.
Il manifesto della fotografia umanista è rappresentato da una mostra epocale, organizzata dal fotografo americano Edward Steichen ed inaugurata al MoMa di New York il 26 gennaio 1955. Si tratta di The Family of Man, un progetto grandioso costato tre anni di dura preparazione: 503 fotografie provenienti da 68 diversi paesi, scelte da un gruppo di collaboratori guidati dallo stesso Steichen tra circa due milioni di immagini inviate o trovate in giro per il mondo.

lunedì 15 luglio 2019

Istantanee di corpi. Il Miliziano di Robert Capa

Robert Capa, Cerro Muriano, morte di un soldato repubblicano, 5 settembre 1936.


La pratica di raccontare delle storie giornalistiche integrando testo e immagini fu resa possibile dalle innovazioni tecniche nel campo della fotografia e della stampa, avvenute alla fine del XIX secolo, e tuttavia, nonostante queste innovazioni, bisognerà aspettare gli anni Venti perché si creassero quelle condizioni che avrebbero dato luogo all’età d’oro del  fotogiornalismo:  l’invenzione della telefoto, che rese possibile la trasmissione di immagini alla stessa velocità con cui viaggiavano le notizie, il lancio della prima fotocamera “commerciale” Leica con formato 35mm e delle prime lampade flash.
Le immagini invadono i giornali, fungendo non più solo da ornamento o contorno al testo, come avveniva in origine, ma acquisiscono una precisa valenza narrativa e descrittiva, divenendo il veicolo più immediato e privilegiato dell’informazione stessa, e sempre più forte si avverte l'influenza di chi quelle fotografie le ha cercate e realizzate. Ma soprattutto, la capacità della macchina fotografica di riprodurre la realtà, apparentemente senza l'intervento umano, conferisce all’immagine uno standard indubitabile di credibilità.

martedì 1 dicembre 2015

Il miliziano morente di Robert Capa

Robert Capa, The falling soldier (Morte di un miliziano lealista), Cordoba, Settembre 1936.

Questa foto è stata per lungo tempo l'icona della guerra civile spagnola e, in seguito, l'icona mondiale della morte in guerra, del sacrificio dell’uomo nella lotta per la libertà contro ogni forma di dittatura. Fiumi di inchiostro (reale ed elettronico) sono stati versati su di essa, per difenderne l'autenticità o per demolirla, per ricostruire attori e contesto e per mettere in dubbio quelle ricostruzioni. Sintetizzo in breve le due posizioni contrapposte:
la prima, quella tradizionale, che si è sempre basata sull'autenticità della foto, trova nella biografia di Capa scritta da Richard Whelan il suo punto di forza, sposato e difeso da molti autorevoli fotografi e giornalisti ( in rete potete trovare, ad esempio, gli articoli di Mario Dondero e Ferdinando Scianna, http://www.doppiozero.com/materiali/clic/robert-capa-e-il-miliziano). Whelan è anche riuscito a dare un nome e un cognome al soldato caduto, Federico Borrell Garcia, detto Taino, di 24 anni, operaio tessile, della columna anarquica di Alcoy (Alicante), ucciso sulla collina de Las Malaguenas, a Cerro Muriano, vicino a Cordoba, il 5 settembre 1936, che aveva lasciato a casa una ragazza, una novia, che avrebbe sposato al ritorno dalla guerra.