Una delle criticità più urgenti nell’impiego contemporaneo dell’intelligenza artificiale riguarda la sua formidabile capacità di operare come filtro di selezione. L’AI può decidere, in vari ambiti, ciò che passa e ciò che resta fuori. Questa funzione di filtraggio - che si tratti di sistemi di visione artificiale, di modelli linguistici o di reti neurali multimodali - attraversa una pluralità di ambiti solo in apparenza eterogenei. Nell’industria, l’AI opera come guardiano della qualità produttiva, riconoscendo difetti e scarti; nella logistica, organizza flussi materiali, decide priorità, indirizza movimenti. Nel dominio digitale, filtra contenuti attraverso la moderazione automatica, determinando ciò che è ritenuto accettabile o appropriato e influenzando la visibilità degli enunciati attraverso i sistemi di raccomandazione, che definiscono non solo ciò che appare in un feed, ma anche ciò che rimane in ombra, non visto, non pensato. Sono forme di curatela algoritmica che esercitano un controllo selettivo dell’attenzione collettiva.
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