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venerdì 15 dicembre 2017

Una finestra su una Parigi da fine del mondo

Jacques Louis Daguerre, Boulevard du Temple, Paris, 1838.

Come quella di Niépce, considerata la prima fotografia della storia, viene realizzata da una finestra anche la celebre Boulevard du Temple, che Daguerre esegue dallo studio della sua casa di Parigi. Una fotografia che detiene anch'essa un primato, in quanto prima della storia in cui si vede una figura umana.
Nonostante a quell'ora il boulevard dovesse essere affollato di passanti e di carrozze, nel dagherrotipo appare deserto a causa del grande tempo di esposizione occorrente (dai 15 ai 20 minuti), che impediva l'impressione di oggetti in movimento. Ma se si guarda bene, si riesce a vedere una piccola sagoma nera sul marciapiede in basso a sinistra. Si tratta di un uomo che si sta facendo lucidare gli stivali ed è rimasto immobile per un tempo sufficientemente lungo, con la gamba sollevata e poggiata sul banchetto del lustrascarpe.
Il filosofo Giorgio Agamben, nel suo saggio del 2004 Il Giudizio Universale, cerca di indicare il significato simbolico di questa foto, che mette in luce la novità epocale del fare fotografia.

La prima fotografia.

Joseph Niépce, Vista dalla finestra a Le Gras, 1826, Harry Ransom Center dell'Università del Texas.

"Vista dalla finestra a Le Gras" è la prima fotografia conosciuta della storia, precedente all'invenzione del dagherrotipo. Creata da Nicéphore Niépce nel 1826, rappresenta uno scorcio del giardino visto da una finestra al primo piano della sua casa-laboratorio, detta Le Gras, in Borgogna. A destra si vede, o meglio si intuisce, il tetto del fienile, a sinistra la colombaia, e sullo sfondo un albero di pero sotto un cielo limpido.
Niépce era riuscito a catturare l’immagine con una camera oscura, ricoprendo una lastra di peltro con bitume di Giudea e lasciano in esposizione per un tempo di circa 8 ore. La miscela di bitume esposta alla luce si è indurita mentre quella non esposta è stata rimossa con una miscela di olio di lavanda e petrolio bianco. In realtà non si tratta di una vera e propria fotografia, come oggi noi la intendiamo, ma bensì di una eliografia.