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domenica 13 agosto 2017

Lo sguardo in macchina

La grande rapina al treno di Edwin Porter (1903)

Qual è una delle tante differenze tra cinema e teatro?
Se il teatro è una rappresentazione che si svolge, più o meno nella sua totalità, davanti agli occhi dello spettatore, il cinema è invece, come la fotografia, una rappresentazione che viene presentata attraverso lo sguardo di un altro.
Ma chi è questo altro?
Tecnicamente un film è una successione di inquadrature organizzate in scene ed è il regista (ma non solo lui) a dare le indicazioni opportune all'operatore delle riprese, stabilendo la posizione (e il movimento) della macchina e il tipo di inquadratura. Il punto di vista scelto per la macchina da presa è di vitale importanza per il film, perché lo sguardo dello spettatore si identifica sempre e comunque con quello della macchina. Questo punto di vista, che cambia sempre nel corso del film, viene definito il "narratore impersonale" del film (o, più tecnicamente, il soggetto dell'enunciazione cinematografica) e costituisce il centro attorno al quale ruota tutta la rappresentazione.
Esso è, altresì, il filtro attraverso cui lo spettatore assiste alla narrazione. Il punto di vista è la posizione del narratore rispetto alla scena ed è nello stesso tempo la posizione dello spettatore che guarda attraverso i suoi occhi.

lunedì 8 maggio 2017

Cinema e follia

Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), regia di Milos Forman

La follia è un tema molto presente nel cinema. Cesare Secchi, in uno studio che dura da diversi anni, ha catalogato ben 1115 pellicole in cui sono presenti storie e personaggi con tratti e sintomi psicopatologici. Specularmente, dall'inizio degli anni novanta a oggi si è constatato che in ambito medico-psichiatrico è decisamente aumentato l'interesse tanto per l'impiego dei mezzi audiovisivi quanto per i rapporti tra cinema e malattia mentale. Probabilmente ciò deriva dal fatto che cinema e psichiatria condividono lo stesso soggetto: pensieri, emozioni, motivazioni, comportamenti e storie di vita rappresentano per l'uno e l'altra la principale, complessa, materia di studio. La curiosità degli psichiatri nei confronti dei film nasce quindi dalle caratteristiche strutturali del linguaggio cinematografico. Il cinema, con l'uso delle immagini in movimento, riesce a riprodurre il funzionamento effettivo della mente umana meglio delle forme narrative classiche. Il cinema, "penetrando visivamente nella coscienza", ha i mezzi per analizzare gli interstizi reconditi della follia: primi piani, riprese "in soggettiva", montaggio, sovrapposizioni di immagini, effetto allucinazione, compressione del tempo e dello spazio, etc.. Il primo piano scandaglia e fissa ogni sfumatura, riuscendo a far cogliere allo spettatore il disagio psichico del personaggio senza bisogno di parole, ma facendo leva sul solo linguaggio visivo del corpo, il più immediato ed empaticamente efficace. Il montaggio cinematografico, equilibrando sequenze espressive, tempi reali, narrazioni metaforiche, è in grado di esprimere tutte le impercettibili nuances degli stato d'animo e attingere all'interiorità del personaggio.

giovedì 21 gennaio 2016

Animali nel cinema - Gli uccelli di Hitchcock

Gli uccelli, 1963, regia di Alfred Hitchcock.

Gli uccelli di Hitchcock è uno dei film più inquietanti della storia del cinema. Forse a causa del fatto che la minaccia arriva da quelle che consideriamo delle presenze innocue e anzi piacevoli della vita quotidiana (gli uccelli, appunto) o forse perché nel film il finale rimane sospeso e non viene dato nessun accenno di spiegazione dell'accaduto, in modo da poter acquietare l'angoscia.
Molto è stato scritto su questo capolavoro; molte analisi ne hanno sviscerato i singoli aspetti e molti sono i piani di lettura che possono essere sviluppati. Tentiamo, a rischio di una certa legnosità schematica, di accennarne qualcuno.