Come dichiarava lo stesso autore nelle interviste, l'obiettivo della attività artistica di Francis Bacon è quello di produrre veri e propri shock visivi. Le sue opere infatti rappresentano la condizione esistenziale dell'uomo moderno attraverso immagini deformate di corpi umani. Distorsioni che raccontano del tormento dell'uomo solo che lotta con se stesso.
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| Francis Bacon, Ritratto di George Dyer allo specchio, 1968, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza. |
George Dyer, il soggetto di questo quadro, è stato a lungo il compagno dell’autore e morì suicida nel 1971, alla vigilia dell'inaugurazione della trionfale personale dell'artista al Grand Palais di Parigi. Qui Bacon lo ritrae davanti a uno specchio dall'incongruo colore azzurro cielo. E' vestito in giacca e cravatta, seduto su una sedia girevole, in una posizione disinvolta, la sigaretta accesa in una mano, con lo sguardo rivolto allo specchio. Una linea diagonale bianca taglia il corpo in due parti, delle quali la sinistra risulta deformata e sfocata, come sottoposta a delle pressioni che hanno schiacciato alcune parti e rigonfiato delle altre, spostando i volumi e creando un disarmonico sovrapporsi di masse. Anche il volto sembra essere stato sottoposto a una misteriosa forza centrifuga che ha limato i rilievi consueti del viso. Il riflesso nello specchio completa la lacerazione del corpo, mostrandoci il volto che nell'immagine riflettente è assente perché mutilato, un volto visto di profilo, lacerato in due come un foglio di carta. Qui non è lo specchio deformante, convesso o concavo, ad alterare e sformare il corpo. La deformazione è la condizione esistenziale dell'uomo e lo specchio non fa che rifletterne la devastazione.