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domenica 23 settembre 2018
Gli animali nell’arte – La svolta della pittura tardogotica. Giotto e Pisanello
Nell’iconografia e nell’iconologia dell’arte medievale, alla rappresentazione dell’animale veniva attribuita una funzione simbolica, oppure allegorica, di tipo religioso o morale. Le immagini zoomorfe, reali o fantastiche senza distinzione, erano simboli del divino oppure allegorie utilizzate per rappresentare l'eterna lotta del bene contro il male, costituendo un codice di linguaggio preciso e di sicuro effetto sul popolo di credenti analfabeti. La visione e l’interpretazione di tali figure, pertanto, erano strettamente condizionate dal necessario rimando ai testi sacri e della tradizione, e ai loro commenti, e non agli animali in carne e ossa che dividevano con l’uomo la vita quotidiana.
Già alla fine del XIII secolo, in molte rappresentazioni dell’arte gotica, emerge una nuova sensibilità nei confronti della natura e quindi anche degli animali, la quale rivela un modo diverso di guardare e di dare forma artistica alla realtà.
sabato 20 febbraio 2016
L'uomo e la natura - Gli effetti del buon governo di Ambrogio Lorenzetti
Scrive Eugenio Turri, in "Antropologia del paesaggio", che l'arte «costituisce una delle attività con cui l’uomo scopre e annette il paesaggio alla cultura». È proprio grazie all’arte pittorica che prende forma il significato moderno di paesaggio, a partire dalla declinazione rinascimentale, che ne fa lo scenario prospetticamente organizzato delle azioni umane, per poi passare ai landschap fiamminghi, in cui il paesaggio diventa protagonista dell'opera, fino ai "paesaggi sentimentali" del romanticismo.
Il paesaggio emerge quando un soggetto si pone di fronte al mondo e incornicia ciò che si dispiega davanti ai suoi occhi. Esso non è una entità in sé, ma si costituisce nel rapporto fra lo sguardo umano e lo spazio circostante. Senza quello sguardo, la natura rimarrebbe un panorama muto, privo di quella dimensione psicologica che è parte integrante del paesaggio. Questo rapporto, essendo fondato su un elemento soggettivo, risente pertanto dei mutamenti etici, culturali e storici. Il paesaggio, dunque, ha una dimensione diacronica, in quanto risultato di momenti diversi; esso costituisce una nozione estremamente dinamica poiché modifica incessantemente le sue forme e i suoi contorni.
Dopo la pittura romana, per più di mille anni, scompare dall'arte occidentale la rappresentazione dei paesaggi naturali. In questi secoli la natura è avvertita come un nemico da cui difendersi, un'entità ostile o tentatrice da domare e governare.
Il primo vero paesaggio naturale lo troviamo in un affresco del ciclo dell'Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, realizzato negli anni fra il 1338 e il 1340.
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