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| Michelangelo Buonarroti, Schiavo che si desta, particolare, 1520-23 ca., Galleria dell'Accademia di Firenze. |
Uno degli aspetti più singolari dell’arte di Michelangelo è che la maggior parte delle sue opere sono rimaste incompiute, probabilmente per cause diverse. Tra di esse la statua del San Matteo, i Prigioni , la Pietà Bandini e la Pietà Rondanini, alcune delle statue allegoriche che decorano la tomba di Giuliano dei Medici, che hanno alimentato il mito del cosiddetto “non finito” michelangiolesco, molto apprezzato durante il periodo romantico e accostato da questo all’estetica del sublime. Queste sculture, accanto a delle parti levigatissime, ne mostrano altre in cui il marmo è appena scheggiato e la forma appena abbozzata, mostrando i ruvidi segni di scalpello.
A prescindere dalle motivazioni che hanno portato l’artista a lasciare incomplete queste sculture, è possibile individuare al centro della sua arte l'antagonismo tra il visibile e l'invisibile, tra materia e forma, tra la tensione verso la perfezione del gesto creativo e la cieca opposizione della pietra. La loro bellezza deriva proprio da questa conflittualità che sembra scavarle dall'interno e costringerle a spostare costantemente il loro instabile equilibrio.
