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sabato 26 settembre 2020

Un ombrello sulla testa. Happy Days di Samuel Beckett



Nel dramma a due atti Happy Days (1961) di Samuel Beckett, la protagonista Winnie è una donna sepolta in un tumulo di terra fin sopra la vita. Con sé ha solo una borsa, piena di oggetti vari tra cui uno specchio e una pistola, unici legami fisici con il mondo reale che ormai esiste solo nella memoria. 

L'altro oggetto, che svolge un importante ruolo scenico e simbolico, è un ombrello, che finirà incenerito dalla luce del sole.

In questo collage, realizzato con le fotografie di varie rappresentazioni teatrali di Happy Days, la protagonista lo tiene sollevato sulla sua testa, quasi una patetica difesa contro l'assenza di ogni speranza e significato della vita.

lunedì 28 agosto 2017

Fuga dallo sguardo. “Film” di Samuel Beckett



E se lo sguardo avesse un effetto mortale sul guardato e quest'ultimo cercasse di fuggirlo a tutti i costi?

Nel 1964 Samuel Beckett termina la stesura della sua unica sceneggiatura per il cinema. Si tratta di “Film”, un cortometraggio di 22 minuti diretto da Alan Schneider. L'attore protagonista è Buster Keaton, che era stato negli anni '20 uno dei più importanti attori e registi del cinema muto.
Il film è totalmente privo di suono, a parte lo “shh!” onomatopeico pronunciato da una donna all'inizio. La parola e l'elemento uditivo hanno lasciato il posto a un silenzioso agire, perché tutto il film si concentra sulla funzione della vista.
Il nucleo centrale del film è il celebre assunto del filosofo empirista Berkeley: “esse est percipi” (l'essere è essere-percepito), cioè l'essere di ogni cosa, compreso l'uomo, consiste nel suo venir percepito e nient'altro.