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| Scena rupestre nella grotta di Lascaux. |
Se le figure umane dell’arte paleolitica mobiliare, come le Veneri, avevano una fattura realistica ed erano eseguite con maestria, quelle che invece troviamo nell’arte rupestre sono molto stilizzate e di qualità esteticamente inferiore. Nell’arte parietale del Paleolitico, la presenza di figure umane è relativamente scarsa, mentre prevalgono nettamente le immagini zoomorfe, eseguite peraltro con grande abilità e vivacità realistica. Per lunghi periodi, prima di cominciare a raffigurare se stesso, l’Homo Sapiens rappresenta tutte le specie animali a lui familiari, non solo quelle a cui dà la caccia, ma anche le specie non commestibili. E’ possibile, pertanto, che la mitologia di quegli uomini primitivi venerasse gli animali o ritenesse che in essi risiedessero gli spiriti soprannaturali. Alla teoria secondo cui questi dipinti e graffiti rupestri fossero una pratica propiziatoria della caccia (e quindi avessero una funzione magico-utilitaristica), infatti, oggi se ne affianca un’altra, che li riporta a un culto totemico. I punti indiscutibili, al momento, sono che l’arte parietale del Paleolitico avesse una funzione magico-religiosa e che le grotte decorate venissero utilizzate quali santuari in cui svolgere dei rituali specifici, sebbene le decorazioni venissero eseguite nelle parti più interne e quasi inaccessibili delle caverne.



