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venerdì 1 febbraio 2019

Il corpo fotografato diventa dato scientifico

Guillaume-Benjamin-Armand Duchenne de Boulogne, Adrien Tournachon, Tavole, c. 1856.

Il corpo umano trattato dalla fotografia in quanto oggetto di studio e di ricerca antropologica e scientifica è un corpo privo di ogni riferimento alla personalità e all’identità individuale del soggetto, il quale retrocede alla funzione di exemplum, di esemplare.
Innanzitutto, ciò che accade con l’avvento dell’immagine fotografica, è una progressiva espansione, sia in termini qualitativi che quantitativi, della visibilità del corpo umano, e ciò sarà determinante soprattutto nell’impiego della fotografia in campo scientifico e medico.
La fotografia apre nuove possibilità per la medicina e per la scienza di stampo positivista, perché si nutre grande fiducia nel suo valore conoscitivo, in quanto considerata assimilabile alla prova scientifica (grazie alla sua natura di traccia automatica operata dalla luce). Con la scienza, infatti, la fotografia condivide lo stesso modo di porsi nei confronti del mondo: l’obiettività e la neutralità. Il corpo diventa oggetto di ricerca scientifica secondo modalità fotografiche, le quali consistono nell’isolare il corpo medesimo in uno spazio ristretto davanti a uno sfondo neutro, nel sottometterlo a una luce chiara e a uno sguardo non restituibile, nel controllarne i gesti e la postura, nel frammentarlo in diverse parti.