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venerdì 9 novembre 2018

Lo sguardo che interpella. Le regard caméra



La partecipazione emotiva dello spettatore al flusso del film è l’obiettivo del cinema classico. Il cinema moderno e postmoderno, invece, mette spesso in crisi questa forma spettatoriale, mirando a creare un effetto di distanza piuttosto che di identificazione.
Uno stilema che crea distanza e straniamento è senza dubbio lo sguardo in macchina (camera look, regard caméra), uno degli elementi più trasgressivi del linguaggio cinematografico, che elimina il filtro del narratore, in quanto lo spettatore viene coinvolto direttamente, in prima persona, all'interno della storia.
Se le inquadrature soggettive e oggettive si svolgono all'interno della narrazione (elementi diegetici), lo sguardo in macchina, al contrario, sviluppa un corto circuito nella rappresentazione (è perciò un elemento extradiegetico), perché il film interrompe il corso logico della sua narrazione e si rivolge direttamente allo spettatore, traendolo allo scoperto. In tal modo viene messo in crisi il patto che è intrinseco al cinema di finzione.
Di che patto si tratta?

sabato 6 maggio 2017

Lo specchio vuoto. Il Settimo Sigillo

Il Settimo Sigillo, regia di Ingmar Bergman, 1956.

Parliamo di un film che è un capolavoro assoluto del cinema: Det Sjunde Inseglet (Il Settimo Sigillo), di Ingmar Bergman.
Nella Svezia del Trecento, torna a casa dalle Crociate il cavaliere Antonius Block. Ma sbarcato sulle spiagge svedesi, trova ad attenderlo la Morte. Egli, tuttavia, ha ancora delle domande a cui vuole dare delle risposte, delle domande sulla vita e su Dio. In particolare, egli cerca una prova dell’esistenza di Dio, perché, quando tutto intorno regna il male e l'orrore, come si può continuare a credere che Egli esista? Per questo propone alla Morte di giocare una partita a scacchi.

sabato 22 aprile 2017

Lo specchio e la vanitas. "Il posto delle fragole" di Ingmar Bergman


Il posto delle fragole, regia di Ingmar Bergman, 1957.

Isak Borg, il protagonista di Il posto delle fragole di Bergman, è un vecchio e illustre medico in pensione. All'inizio del film ci appare come un uomo dal carattere egotico: freddo e insensibile, egoista e solitario, incapace di aprirsi alla comprensione degli altri. Deve compiere un viaggio da Stoccolma a Lund per ritirare un prestigioso premio accademico. Tra realtà e sogno, questo sarà un viaggio nei propri ricordi del passato, ma anche un viaggio di redenzione e l'inizio di una nuova vita.
Durante questo viaggio, infatti, il vecchio professore, spaventato dall'idea della morte, compirà anche un cammino introspettivo che lo porterà a rendersi conto dei propri limiti e dei propri errori nei rapporti umani, soprattutto in quelli con il figlio. Questa consapevolezza lo induce a riconciliarsi prima con se stesso, ammettendo i propri sbagli, e poi con gli altri: la nuora Marianne e, soprattutto il figlio Evald, col quale non ha quasi mai avuto un vero dialogo. E lo porterà anche a non temere più la morte.