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| Gustave Le Gray, Brick au clair de lune, 1856-57 (?) |
L'idea che portò all'invenzione della fotografia fu suggerita dall'esigenza di sostituire all'immagine manuale un'immagine meccanica, più veloce, facile, economica e precisa. La fotografia, dunque, nacque come surrogato del disegno; come tale venne presentata e accolta all'indomani del gennaio 1839. E fin da subito, da più parti si volle precisare il ruolo subalterno della nuova tecnica rispetto all'arte: la fotografia, in quanto procedura artigianale priva di componente creativa, doveva rimanere nel suo ruolo di "serva umilissima" delle scienze e delle arti (come tuonò
Beaudelaire nel 1859). Da parte loro, invece, i fotografi si affannavano a sottrarre le loro immagini al volgare status di artigianato per innalzarle al rango di espressione artistica. Per questo, affermavano la necessità che i soggetti da porre sotto l'obiettivo fossero esteticamente validi, che parlassero "d'arte e di sentimento".
Già a partire dalla metà del XIX secolo era viva l’abitudine di conferire alla fotografia dei tratti tipicamente pittorici, e nello specifico ricalcati su un lirismo romantico fatto di atmosfere eteree, colori morbidi e contorni sfocati. In questo modo gli artigiani della macchina fotografica cercavano di dare uno statuto di arte alla recente disciplina.