Visualizzazione post con etichetta Ezio Sanapo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ezio Sanapo. Mostra tutti i post

sabato 13 febbraio 2016

L'uomo e la natura - La natura inquieta nelle opere di Ezio Sanapo


Ezio Sanapo, Il canneto, 2013.
Nella vita di un uomo ci sono due orizzonti. Uno è quello interiore, formato dai propri vissuti e dai propri sentimenti, a cui diamo il nome di “anima”. E’ un mondo invisibile e recondito, che gli artisti cercano di rappresentare penetrando l’espressione del volto, le sfumature dello sguardo, la luce degli occhi, la postura del corpo. L’altro orizzonte è il primo referente dell’essere umano, cioè la “natura”, ed è il mondo visibile che vive al di fuori dell’occhio umano, all’interno del quale l’individuo si rappresenta collocato e che accoglie la proiezione di quell’orizzonte interiore. Da una parte lo sguardo dell’arte ha una direzione introspettiva, dall’altra segue il cammino complementare dell’indagine del rapporto, conflittuale o armonioso, tra uomo e natura.
La rappresentazione della natura è diventata lo schermo sul quale l’uomo ha proiettato le proprie passioni, la propria visione del senso della vita e del suo stare al mondo.
Ezio Sanapo è nato e cresciuto in un piccolo paese dell’entroterra salentino, Supersano. Se si guarda la cartina geografica, si scopre che è proprio al centro della penisola protesa tra l’Adriatico e lo Ionio. Uliveti a perdita d’occhio; interminabile pianura appena increspata dai dolci rilievi della Serra. Dalla sua cima, nelle giornate limpide, si possono vedere il mare e le montagne dell’Albania. La terra dei campi è rossa. Bassi muretti di pietre a secco segnano i confini, grondanti delle pale carnose dei fichi d’india. Ogni tanto si apre una piccola ferita, un breve fossato cosparso di canne dai verdi piumacchi. Non ci sono fiumi e corsi d'acqua in Salento. Le sorgenti sono racchiuse tutte nelle viscere della terra e non fuoriescono all'esterno. Scorrono nel sottosuolo, profonde e inquiete come i sogni ricorrenti, corrosive come i sensi di colpa.

mercoledì 3 febbraio 2016

Animali nell'arte - Il dolore mansueto nei dipinti di Ezio Sanapo

Ezio Sanapo, Notturno, 2010.
Reali o leggendari, gli animali hanno sempre avuto una posizione privilegiata nella storia dell'umanità e quindi anche nella storia dell'arte. Sin dalla preistoria infatti essi sono stati oggetto di rappresentazione, rivestendo significati culturalmente e storicamente variabili. Dalla notte dei tempi, le creature animali hanno incarnato simboli e allegorie, divenendo figure archetipe, divinità oggetto di culto o simboli ad esse legate, pur con sostanziali differenze tra una cultura e l’altra.
Troviamo figure animali anche nei quadri di Ezio Sanapo, pittore nato e cresciuto nel mio stesso paese di origine, Supersano, disteso ai piedi di una collina nel basso Salento, in Finis Terrae, dove l’Italia si protende nel Mediterraneo verso la sua culla millenaria, la Grecia. Una terra in cui ancora oggi, qualche volta, nelle sere d’estate, si odono echi di quella antica civiltà risuonare negli sfrenati e sensuali ritmi della pizzica, che sfiniscono le danzatrici nella vertigine del ballo.
Classe 1948, Ezio Sanapo è figlio di quella terra; eppure nelle sue opere il Salento assume i confini più ampi del sogno, in cui i personaggi si muovono in un dormiveglia sospeso, al di fuori dello spazio e del tempo. Le atmosfere diafane e impalpabili delle sue opere sono teatri metafisici in cui i personaggi, umani o animali, partecipano tutti indistintamente a un dramma comune, che comincia innanzitutto dal rapporto con lo spazio vuoto in cui sono immersi, all’interno del quale l’incontro e la comunicazione non possono aver luogo, perché quel vuoto è esso stesso una presenza, che isola le figure racchiudendole in confini invalicabili.