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| Vincent Van Gogh, Autoritratto con cappello di feltro, 1887. |
Negli ultimi due secoli, nell'immaginario comune, il vero artista è colui che si avvicina più o meno pericolosamente alla follia. Genio e follia quasi vengono a coincidere. Una certa devianza è considerata garanzia di creatività.
Se fino alla fine del Settecento veniva affidata all'arte una funzione mimetica, cioè di imitazione della realtà, con l'avvento del Romanticismo scopo dell'arte diventa quello di esprimere l'interiorità dell'artista, anche i suoi recessi più profondi e oscuri. Il quadro non è altro che il ritratto intimo dell'artista perché, solo liberandosi dalla conoscenza sensoriale e calandosi nella propria interiorità, egli ha accesso a una “conoscenza extrasensoriale” che lo conduce al luogo originario in cui si annulla la differenza fra sé e mondo, fra soggetto e oggetto, fra sé e la totalità dell’Essere. Solo lì può acquisire quindi la verità ultima delle cose.
