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lunedì 14 settembre 2020

Ritorno alle origini. L'arte di Ana Mendieta


CINDY SHERMAN, FRANCESCA WOODMAN E LE ALTRE.
L'AUTORAPPRESENTAZIONE DELLA DONNA IN FOTOGRAFIA 


Ana Mendieta è stata un'artista americana di origine cubana, la cui produzione si è espressa attraverso molteplici linguaggi: performance, scultura, land art, fotografia e video. Nata nel 1948 a L'Avana in una famiglia di ceto alto, all’età di 12 anni viene mandata con la sorella negli Stati Uniti, come parte di un programma americano che, all'indomani della rivoluzione castrista, ha l’obiettivo di far espatriare i minori cubani. Dopo una prima permanenza in un campo profughi, le due ragazze cambieranno spesso residenza, passando per orfanotrofi e case famiglia, un’esperienza di sradicamento che determinerà nell’artista un profondo senso di non-appartenenza e di identità divisa.

Studia presso l’Iowa State University dove decide nel 1972 di dedicarsi alle performance. I temi del femminismo sono particolarmente forti in quel periodo e Ana Mendieta comincia a svilupparli in un modo proprio. Nello stesso anno realizza Glass on body, in cui indaga le potenzialità del proprio corpo attraverso le deformazioni ottenute schiacciandolo contro lastre di vetro. Quest’opera si colloca nella ricerca, da parte dell’artista, di riappropriarsi della propria immagine, ribadendo una totale libertà nei confronti del proprio aspetto contro le pretese che la società, e in particolare lo sguardo maschile, impone alle donne. Anche a costo di ottenere effetti disturbanti.

Ana Mendieta, Glass on Body, 1972

Sempre nel 1972 realizza un’altra serie di fotografie, Untitled (Facial Hair Transplant), in cui Mendieta continua a mettere in discussione le percezioni fisiche di genere. L’artista incolla ciocche di capelli di un suo amico sul proprio viso simulando barba e baffi. Le immagini sovvertono completamente le percezioni della bellezza femminile e mettono in discussione gli stereotipi e le costruzioni sociali a cui la donna è costretta a conformare il proprio aspetto esteriore.


Untitled (Facial Hair Transplant), 1972

L’anno successivo, nel campus universitario viene violentata e uccisa una studentessa. Ana Mendieta reagisce al brutale evento con una performance, Untitled (Rape Performance), che mira a denunciare la violenza sulle donne. Invita professori e studenti a recarsi nel proprio appartamento; la trovano in penombra, con i pantaloni alle caviglie, legata al tavolo, con le gambe ricoperte di sangue e in questo modo diventano testimoni di uno stupro.


Siluetas, 1973-1980

Sempre nel 1973 compie un viaggio in Messico e, ispirata dall’ambiente e dalla sua cultura antica, inizia la serie delle Siluetas (dal 1973 al 1980), una serie di fotografie e di video che esplorano i temi della sepoltura e della morte. La pratica artistica di Mendieta è una sintesi tra il movimento della Body Art e la Land Art; lei stessa si definisce una “Earth-body artist”. Per realizzare le Siluetas immerge il proprio corpo nudo nei paesaggi naturali o forma delle sagome con vari elementi - sabbia, sassi, fango, fiori e foglie, ghiaccio e fuoco – e in questo modo cerca di fondere il proprio corpo con la Madre Terra, di tornare alle origini. Una delle Siluetas più caratteristiche è Alma Silueta en fuego (1975), dove la sagoma è creata con il fuoco in un processo di purificazione-trasformazione-morte.

Alma. Silueta en fuego, 1975

Questi lavori hanno qualcosa di mistico, quasi fossero un rituale magico che Mendieta realizza nella natura e fanno costante riferimento a simboli e a pratiche di alcune culture indigene – africane, europee e delle Americhe – e ai riti sacrificali propri della “santeria cubana”. Per questo risulta controversa l’etichetta di land art attribuita ai suoi lavori. Ciò che l’artista vuole realizzare non sono degli interventi sulla terra per trasformarla, ma vuole fondersi con essa, creare una corrispondenza spirituale e fisica tra il suo corpo e la Madre ancestrale. In quegli anni, la sua arte ruota intorno all'idea di un unico filo che collega tutto, di un'energia universale che attraversa ogni cosa: dall'insetto all'uomo, alle piante, ai pianeti fino all’intero universo. Le Siluetas raccontano dei necessari cicli di vita e di morte e della forza della madre terra come entità femminile primigenia e, pertanto, libera dalle sovrastrutture e dalle disuguaglianze create dagli uomini.

In una delle sue opere più famose, Imagen de Yagul, Ana Mendieta ha ripreso il suo corpo nudo immerso in una tomba preispanica, nel sito mesoamericano di Yagul, coperto da fiori bianchi e trasformato quasi in un ibrido ultraterreno, insieme umano e vegetale. 

Imágen de Yágul, 1973

Nel 1974 realizza le Body Tracks, tracce che l’artista genera su una tela bianca con le proprie braccia cosparse di sangue, un elemento che assolve un ruolo centrale in tutta la sua produzione.

Attraverso la sua arte, Mendieta ha trasformato la paura, il dolore e la rabbia in meditazioni potenti e provocatorie su genere, identità, aggressione, morte, luogo e appartenenza. Usando il suo corpo come un vaso di carne, ossa e sangue, si è immersa nella performance art, body art e land art per creare un lavoro crudo e viscerale che canalizzava i rituali della sua terra natale e metteva in dubbio il trattamento delle donne da parte della società.

Ana Mendieta, Body Tracks, 1974

Ma la carriera e la vita di Mendieta ebbero una fine improvvisa e violenta a soli 36 anni, precipitando dal 34° piano del suo appartamento al Greenwich Village di New York. Le circostanze della sua morte sono ancora avvolte da polemiche. Suo marito, lo scultore Carl Andre , fu accusato dell'omicidio di Mendieta ma, dopo un processo durato tre anni, venne assolto per mancanza di prove e la morte della donna venne etichettata come un incidente o suicidio, una sentenza che ancora oggi provoca le reazioni protesta di alcuni gruppi femministi. 

Poiché gran parte del lavoro di Mendieta è effimero, la documentazione della sua arte è significativa quanto il lavoro finale stesso. Sono queste fotografie e questi film che rimangono a testimonianza della breve quanto potente opera che ha lasciato al mondo.

Tree of Life, 1976

BLOOD AND FEATHERS, 1974


Siluetas


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