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mercoledì 23 dicembre 2015

Animali in Pittura - Il mistero del cane tagliato


Vittore Carpaccio, Due Dame, 1495 circa, Museo Correr, Venezia.

Lo straordinario quadro Due Dame di Vittore Carpaccio (pittore di origini venete vissuto a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento) è una delle opere più enigmatiche della pittura rinascimentale, esposto nel Museo Correr di Venezia. Lo studioso dell'arte Giandomenico Romanelli nel 2003 ne ha anche ricostruito la rocambolesca vicenda nel suo libro Il mistero delle Due Dame. Il famoso critico ottocentesco John Ruskin, attento studioso dell'arte italiana, lo aveva definito addirittura "Il più bel quadro del mondo".
Bello, ma misterioso. Sì, perché questo dipinto contiene degli enigmi, che a partire dalla metà dell’Ottocento hanno dato vita a contrastanti interpretazioni: chi sono le due eleganti dame raffigurate? che cosa fanno? quale segreto si cela dietro il loro sguardo assorto? perché il cane davanti a una di loro è tagliato? perché il vaso sulla balaustra contiene solo la parte inferiore del gambo di un fiore?

A queste domande sono state date spesso risposte fantasiose. La critica romantica, ad esempio, ha fatto delle due donne raffigurate due cortigiane dedite al lusso e al vizio in attesa dei clienti, unica spiegazione per quello sguardo maliardo, indolente e un po’ perso nel vuoto e per la presenza del paio di alti zoccoli rossi sul pavimento (i calcagnini).


Le interpretazioni ottocentesche, però, che risentivano del clima culturale del loro tempo, ci ricordano ancora una volta che, per indagare adeguatamente le relazioni tra significanti e significati dei messaggi visivi e per decodificare le immagini è fondamentale rapportare il loro significato al contesto in cui sono state create.
Ma torniamo alla storia del dipinto. Nel 1944, nella Roma appena liberata, il giovane architetto Busiri Vici si imbatte casualmente, in una bottega di antiquariato, in una tavola dipinta, coperta da una densa patina di sporcizia, ma singolare per via di alcuni elementi insoliti presenti nel soggetto raffigurato (una scena di caccia agli uccelli acquatici): in primo piano, in basso, appariva un grande giglio bianco, che si protendeva sulle acque della laguna. La tavola, inoltre, sul retro mostrava una finestrella dipinta a trompe l’oeil, con dei foglietti appesi a un nastro rigato, probabilmente la prima natura morta a noi pervenuta.


Dalle ricerche che conduce, l’architetto comprende che si tratta dell’opera del Carpaccio Caccia in valle, ma dopo un po’ la tavola sparisce dalla bottega dell’antiquariato e se ne ritroveranno le tracce solo nel 1972, quando rispunterà all’interno del Getty Museum di Los Angeles. A quel punto è già chiaro che le due tavole facevano originariamente parte di un pannello unico (separate almeno prima del XIX secolo). Studi successivi, inoltre, ipotizzano che, considerando il punto di fuga della prospettiva presente nell’opera (che si situa dietro il bordo sinistro del dipinto), le due tavole rappresentino, in realtà, solamente l'anta di una struttura a dittico, forse un armadio o una porta (ipotesi supportata dalla presenza di tracce di cardini a tergo e dalla testa tagliata del levriero nel pannello del Correr).

Ricomposizione dell'opera originaria (Le due Dame + Caccia in valle)

Questa ricostruzione permette di ribaltare anche l'interpretazione del dipinto. Non più sensuali e oziose cortigiane, le due dame vengono restituite all’onore di signore per bene della buona società veneziana della fine del Quattrocento. Esse sono probabilmente madre e figlia, sedute entro il recinto marmoreo di una terrazza in attesa che i famigliari tornino dalla caccia, circondate da oggetti e presenze che sono un trionfo di allegorie moraleggianti, simbolicamente attribuibili sia a Venere che alla Vergine Maria, con il preciso scopo di sottolineare la virtù delle dame e del matrimonio, elementi fondamentali in una società che aveva le sue radici nella famiglia e nella maternità. E’ soprattutto la giovane donna che concentra in sé il maggior numero di significati simbolici: le sue virtù di sposa promessa appaiono minuziosamente concatenate in tutti gli oggetti e animali che le sono spazialmente più prossimi, allineati sulla balaustra o posti ai suoi piedi: il matrimonio è richiamato dal mirto nel vaso a destra, che nella letteratura classica era definita coniugalis, e dalle due tortore, che simboleggiano un solido legame coniugale; anche l'arancia fa parte, come si sa, del simbolismo matrimoniale, in quanto dono delle spose. La pavoncella rappresenta la fecondità della coppia sposata, mentre il pappagallo, solitamente associato a Maria per il suo verso "ave", riferito all'Annunciazione, qui simboleggia il destino della donna come sposa. Il candido fiore del giglio, che si trova nella tavola del Getty, indica la purezza virginale e richiama il dono dell'Arcangelo Gabriele a Maria nell'Annunciazione; esso è, inoltre, punto d’incontro tra l’allegoria matrimoniale e la scena di caccia. Il vaso di maiolica in cui si trova reca impresso lo stemma araldico della famiglia veneziana Torella. Anche le perle, che ornano il collo e i vestiti delle dame, sono simbolo di castità e rispetto verso il marito. La giovane donna, inoltre, tiene in mano un fazzoletto, simbolo di purezza e pegno di amore fedele.
I due cani, con il duplice significato tradizionalmente loro associato di fedeltà e vigilanza, tenuti dalla donna più anziana, sottintendono che a questa spetta il compito di custodire la giovane sposa e garantirne l’onore e l’onestà. Il levriero infatti è mostrato ringhiante e minaccioso, mentre il più piccolo, tutto bianco, guarda con aria altera e severa lo spettatore. Un paggetto si intrufola nel terrazzo dalla balaustra, messaggero non d’amore cortigiano (come era stato visto in precedenza), bensì d' amore coniugale, elemento di congiunzione tra il mondo maschile dipinto sul fondo con quello domestico delle due donne in attesa, silenziose e assorte (e potremmo aggiungere "annoiate"), come si addice al decoro e al loro alto stato sociale.
Ecco dunque svelato il mistero: si tratta del dispiegamento di tutta una simbologia legata alla castità e alla fedeltà matrimoniale vissute nell’attesa. Lo spazio dell’attesa è quello spazio femminile per eccellenza, fisico e mentale, che è la casa, universo chiuso e appartato, solo idealmente e virtuosamente collegato a quello esterno, che è il mondo maschile per antonomasia.



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